Semplicemente, White Sands

La verità è che mi sono messa a piangere. La verità è che la bellezza a volte è un’emozione tanto forte che è difficile da contenere.

Mi sono documentata e non esiste una reazione simile alla sindrome di Stendhal per le bellezze naturali, esiste solo uno strano disordine (Nature Deficit Disorder) ma per le persone che, in mezzo alla natura, non ci riescono a stare.

Eppure dovrebbero coniarlo un termine simile perchè negli States capita spesso di trovarsi davanti a terre sconfinate e paesaggi surreali, meraviglie dalle tinte acquerello che ti fanno sentire dentro un quadro. Cioè, più una cosa impressionista che stile Mary Poppins.

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La verità è che a distanza di giorni ancora mi piace ricordare quella sensazione di piedi nella sabbia, quel paesaggio irreale che sembrava più montano che desertico (indistinguibile dalle strade innevate!), come riassaporare un ricordo a 5 sensi, che scatena buone vibrazioni.

Ma partiamo dall’inizio.

Il monumento nazionale (quindi incluso nel pass) è a pochi chilometri dall’inutile cittadina di Alamogordo, conosciuta principalmente per essere stata la cittadina in cui hanno fatto i test pre-Hiroshima e per un pistacchio gigante entrando in città,  ma la bellezza del posto merita la deviazione dai principali centri del New Mexico.

E’ come una sinfonia: arrivare al tramonto è come mettersi nelle cuffie Mozart e ascoltare l’orchestra che si allarga, e si fa spazio.

Entrando nel parco si vede un po’ di sabbia bianca qua e là, la strada leggermente sporca. E’ poi si fa neve. la strada sembra ghiacciata e ai lati, tra la vegetazione che cerca di sopravvivere nelle maniere più disparate si vedono queste dune, e poi prosegui e le colline sono più pulite e si scoprono queste dune intonse, completamente bianche su cui rimbalza una luce tenue. Al tramonto le colline bianche prendono una colorazione azzurro dorata, si perde il confine tra cielo e terra e tutto, davvero, sembra un quadro, un’opera d’arte di una mano esperta, una di quelle bellezze universali, un Renoir, che per un motivo o per l’altro, piace a tutti.

La descrizione può sembrare un po’ aulica, ma l’intensità della bellezza di quel posto è realmente fuori dal comune, tende a una perfezione innaturale che va raccontata con parole di critica artistica, anche se, a riguardo, sono una contadinotta ignorante. Ma ho i sensi ipersviluppati.

E la magia di questo posto è fuori dal comune perchè è tutta concentrata sulla vista, in una totale assenza di rumori e odori. Il vuoto sonoro ti rimbalza addosso e hai solo le mani e i piedi da immergere in questa neve asciutta.

Ho pianto di fronte a una bellezza devastante.

Abbiamo conosciuto dei signori 50enni, che si divertivano a bobbare su e giù per le dune, abbiamo provato e io mi sono divertita come una bambina e buttarmi dalla collinetta seduta su un enorme coperchio di plastica. Raccontavano di essersi sposati a Roma “tanti anni fa”, ma poi hanno sorriso, e si sono guardati con uno sguardo complice e felice. SI erano appena trasferiti in New Mexico, e si vedeva lontano chilometri quanto amassero sentirsi vivi.

Sarei rimasta anche di notte, ma ovviamente, quando si tratta di deserti si parla anche di serpenti, e io sono troppo fifona per fare amicizia con loro.

Ma White Sands è bella anche di giorno: si perchè non eravamo sazi da un primo giro e abbiamo voluto vagare per quelle dune ancora un po’…

Curioso, all’inizio dei trail devi compilare un foglio in cui indichi nome cognome numero di telefono e l’orario di inizio: ho sorriso, ma poi sulle dune ho capito. E’ incredibilmente facile perdersi! Il cielo, il bianco violento, è tutto uguale a 360 gradi! Forse è così stare nel Salar de Uyuni che desidero tanto? Su quelle dune, dove ho corso, rotolato, saltato e giocato come se avessi sei anni ci ho pensato poco. White Sands è semisconosciuto e bellissimo…e forse sono contenta così.

 

 

 

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