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Paola Annoni

    Islanda

    Viaggio in Islanda Low cost: consigli, indirizzi, mappe e itinerario

    Viaggiare in Low CostViaggiare in Islanda è caro. Punto. Il post potrebbe finire qui (e dovreri aggiungere “mettetevi una mano sul cuore e cominciate a risparmiare per tempo”). Ma noi come abbiamo fatto? Allora, prima di tutto un consiglio: se è la prima volta che andate mettetevi in tasca la guida Viaggiautori. E’ fatta benissimo, vi spiega nei dettagli tutto e soprattutto vi dà dritte per non fare neanche un errore in viaggio. E’ scritta da due esperte, quindi fidatevi (io l’ho fatto). Se volete che vi aiuto in tutto e per tutto nell’organizzazione del viaggio, potete scrivermi qui (non è solo per gente che si sposa, eh!).

    Il nostro viaggio è stato un po’ diverso, perché Gianni (ovviamente) c’era già stato: quindi abbiamo spinto un po’ sull’acceleratore, abbiamo girato tutta l’isola e visto anche i fiordi occidentali (saltando però il centro, anche perché senza il 4×4 ti perdi tutto il bello dell’off-road, oltre al fatto che non è fattibile e la compagnia di noleggio auto potrebbe metterti al rogo con tanto di torture ispirate a Games Of Thrones).

    Quindi in questo posto trovate tutto quello che vi può servire per organizzare il viaggio in Islanda, low cost ma godendovela al massimo. C’è la sezione consigli, quella sugli alloggi e su come organizzare il viaggio.

    Stranamente la sezione cibo è piuttosto scarna: abbiamo mangiato fuori così poche volte che quasi non sono rilevanti. Come si sa, amiamo provare i piatti tipici e le usanze locali, ma per uscire a cena spendendo 70 € per mangiare così cosà, allora preferisco andare in un ristorante stellato in Italia (buuuu, fischi, insulti. Evabeh). Read more

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    Italia

    Venezia: 5 motivi per amarla, andarci e viverla. Anche se non vi piace.

    5 motivi per amare Venezia(se non ti piace)
    Io e Venezia abbiamo un problema: è una storia vecchia, un trauma infantile (ho rotto così tanto le scatole ai mei genitori che alla fine mi ci hanno portato, ma non mi era piaciuta), una cosa che è andata avanti troppo tempo a cui si è aggiunto “io la odio” senza motivo (cioè, c’è, ma ve lo dovrei spiegare in privato). Ma Gianni la adora. E la Crinviaggio la adora. E tutti la adorano.

    L’anno scorso allora ho deciso che era tempo di superare questa cosa e con le mie amiche abbiamo organizzato un addio al nubilato lì (oh, non il mio eh!). E mi sono riavvicinata a questa zona senza pregiudizi.

    Quindi. Ecco 5 motivi per andare in zona Venezia anche se storcete il naso. Ve lo faccio passare, promesso.

    1- Il tour dei bacari. Quando sono andata ho messo insieme questo post di Liz e questo della Chiara e ho fatto la mia selezione su una mappa itinerario cliccabile con il meglio (fa abbastanza ridere la nota “se ci perdiamo, ci troviamo alla tappa successiva!”).  E’ da pazzi, lo so. Ma volete o no il meglio del meglio? Per gli ignoranti come me in tema veneziano, vi dico che i cicchetti sono tipo le tapas spagnole: “assaggini” da accompagnare a bicchieri di vino… Non i grappini o i bicchierini di amaro dopo cena. Il tour dei bacari lo fai in zone meno turistiche, e la sera tutto ti sembra magico.

    Foto Credit - Chiara Regazzini

    Foto Credit – Chiara Regazzini

    2- La quantità di cose da poter fare gratis, alla faccia di chi dice che Venezia è maledettamente cara (sì, è cara). Oltre a tutto quello che è semplicemente cittadino e bellissimo ci sono diversi eventi davvero belli e interessanti nei posti più impensabili. Per esempio. Sapete che a Marghera (sì, a due passi dalla bella Venezia) è in corso un fighissimo festival Jazz e non solo? Nave de Vero In Jazz è un festival che ha visto sul palco (gratuito eh!) gente del calibro di Fabrizio Bosso (il 13 luglio), Al McKay’s degli Earth, Wind & Fire e Dee DeeBridgewater (maledizione, ero via il 21 luglio!). L’ultima data che resta, domani 28 luglio è Richard Galliano, virtuoso italo francese della fisarmonica che festeggia i 30 anni di carriera. Lui, erede diretto di  è decisamente emozionante (se non sapete chi sono questi due, cliccate questo video: al minuto 1:44 tutto vi sarà chiaro, perchè tutti hanno sentito almeno una volta Libertango). Tutte le info su questo festival le trovate qui, e se siete in zona, vi consiglio di andare.

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    3- La libreria Acqua alta: anche se odiate i libri, non potrete non rimanere a bocca aperta in questo posto magico dove i gradini sono fatti di libri e ti sembra di aver fatto un passo indietro nel tempo ed essere finito in un romanzo.

    Foto Credit - Crinviaggio

    Foto Credit – Crinviaggio

    4– La città di notte. Allora, non negherò che il motivo per cui mi ritrovavo a vagare per venezia di notte fosse qualche bicchiere di troppo e una serata davvero infinita. Ci siamo perse per i vicoli (voi sapete che il gps tra le viuzze di venezia non prende, vero?), le stradine, il silenzio della notte. Col senno di poi punterei la sveglia e lo rifarei, quel giro alle 4 del mattino. Siamo finite davanti al ponte di rialto (che di giorno è talmente pieno di persone che manco lo vedi, quel povero ponte), una piazza San Marco quasi completamente vuota e silenziosa. Sono piccole epifanie, di una città che vuole farsi amare, come quei cuccioli che continuano a cercare di conquistare le persone che non amano i cani.

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    5- La città dalla laguna, la vita quotidiana nelle isole minori. I realtà questa è una di quelle cose che amo senza conoscere, una parte che è lì nascosta, nella parole della Cristina, nella sua passione che mi fa nascere la voglia di tornare e vedere una Venezia diversa, una Laguna diversa, lontano dalle masse e dalle tappe solite. “La laguna mi mette tranquillità, le acque calme, la salsedine che si attacca la pelle, i pescatori che tornano stanchi al mattino dopo una notte tra le acque. I colori, quelli della tradizione. I colori vivi delle case che facevano in modo di far trovare sempre la strada di casa a chi del mare ne era amico, ma del quale la nebbia era un ostacolo. La laguna veneta è così maledettamente bella, assieme alle sue isole, le sue calli, il suo vociare in dialetto. Il solo nome laguna è un valido motivo per viverla.”

     

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    Islanda

    Trekking in Islanda: Laugavegur. Da Thórsmörk a Landmannalaugar, l’hike più bello del mondo.

    Laugavegur

    Ho fatto mille camminate con la parrocchia, ho dormito sui sassi con gli scout e mi son lavata nei fiumi. Non viaggiamo mai troppo comodi per una questione di budget, ma una sfacchinata come il trekking che da Þórsmörk o Thórsmörk porta a Landmannalaugar  (“Laugavegur”, il sentiero delle sorgenti calde), vi giuro che non l’avevo mai fatta.

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    Europa, Inghilterra, Londra

    A passeggio per Notting Hill: itinerario, mappa e curiosità

    Notting Hill
    Londra non si ferma. Londra è quell’immagine di un tizio che scappa dall’attentato con una birra in mano. Il miglior modo per affrontare tutto quello che sta succedendo è riportarvi là, ripartire con un itinerario, una passeggiata insolita nelle viette di Notting Hill. Dopo aver letto questo post di Expedia sulle passeggiate, sono tornata in quel quartiere che ho amato da subito: ammettiamolo, il suo fascino non lo perde neanche se il mercatino di Portobello è diventato una bruttura per turisti e i negozi di souvenir rubano spazio a quelli vintage. Ma le porticine colorate, il negozio di mappe, i colori tenui e i vialoni alberati. Vi sfido a non dire almeno un paio di “ooooh”. Read more

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    Georgia, USA, USA - MI

    Atlanta in un giorno: una città vibrante tra parchi, grattacieli e Coca Cola

    ATlanta

    Atlanta è una città di atterraggio e passaggio, che suona con i ritmi del sud e le parole dei discorsi di Martin Luther King, ma ai miei occhi con davvero un basso appeal. Non ci posso fare niente. Quando penso a me negli Stati Uniti, vedo sempre una maglietta che ho comprato a Gianni quando ero a San Francisco, con un profilo degli Stati Uniti e una freccia con una scritta: “west coaster”. Forse amiamo le cose che conosciamo.

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    Alabama, Nuova Zelanda, Paura di volare

    Gli albori dell’aviazione: due musei e un libro. Omaka Aviation Heritage Center e Tuskegee Airmen

    Gli alboridell'aviazione

    La paura di volare è come l’ombra di Peter Pan che mi segue in ogni viaggio: i giorni prima di partire sono insofferente, in volo sono tesa come una corda di violino.

    Ma è l’unica paura che mi affascina e che cerco di conoscere: la vedo sempre come essere sul bordo di un precipizio se soffri di vertigini. Tipo la paura di striscianti e insetti vari la tengo ben lontana.

    Quindi leggo, e sono totalmente affascinata dalla storia dell’aviazione (aggiungiamo questo all’elenco delle mie nerdate), e quindi ho sempre voluto parlare di un posto meraviglioso in Nuova Zelanda, a cui adesso posso mettere accanto un altro scoperto in questo ultimo viaggio.

    Il posto in questione di chiama Omaka Aviation Heritage Center, si trova a Blenheim nel Marlborough, in Nuova Zelanda (lo so che è giù di mano eh!).

    Allora, prima di tutto c’è da dire una cosa: questo museo è la collezione privata ed è stato allestito da Sir Peter Jackson. Sì, proprio quello che ha creato la versione cinematografica del Signore degli Anelli (il link vi porta al post con tutte le location!), King Kong e fantasticherie varie.

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    Pensieri qua e là

    Ascolta i pezzi della tua storia. Oggi, il 25 aprile.

    Mi capita spesso di pensare a quanto l’essere nata nel 1983 sia stato un momento di assoluta transizione tra il prima e il dopo.

    Essere nati negli anni 80 significa che l’infanzia era fatta di telefonate a casa, di “salve sono la Paola, c’è la Martina?”, di citofoni suonati e fughe velocissime, di gite fatte senza cellulare e viaggi senza le cinture. Perché sulla Diane di mia mamma, proprio non c’erano le cinture.

    Le ricerche le facevamo in biblioteca e copiando dall’infinita enciclopedia blu di mio nonno, da cui prendevo sempre informazioni e il volume di WXYZ lo guardavo sempre con il dubbio. Cosa ci sarà scritto? Ma che inutile!

    I nostri nonni avevano fatto tutti la guerra, avevano tutti qualche racconto di partigiani da raccontare: le montagne, le donne che facevano le staffette, quella polenta mangiata tutti i santi giorni (e cara grazia che c’era quella).

    Mio nonno ha fatto la guerra e non ne ha mai parlato. Poco. Pochissimo. Read more

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    Tennessee, USA

    Nashville: 5+1 cose da fare in un giorno (o due).

    Nashville

    Tornare a Nashville è strano. E’ uno di quei posti in cui non pensavo sarei mai tornata. O meglio: era nella lista di quelle città dei ricordi, con una patina mitica, uno di quei posti da “mi piacerebbe tornarci”, ma in fondo sai che non ci passerai mai più da quelle parti. E poi torni.

    Rivedi dove hai parcheggiato l’altra volta, le cose rimaste uguali, quelle diverse.

    Sa di familiare e allo stesso tempo nuovissimo. Quindi, ecco le cose nuove fatte in città, che mi hanno fatto dire ancora “quanto vorrei tornarci a Nashville…”. Perché se tanti posti quando li rivedi perdono un po’ la loro patina mitica, questa città dal sapore country ha saputo riconquistarmi ancora.

    Questo elenco è anche un “itinerario di un giorno e mezzo” se i punti li mettete tutti in fila: praticamente è un tour tipo quelli di Anthony Bourdain che resta in una città 48 ore (mangiando per 24, più o meno).

    Eccoli!

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    Texas, USA - MI

    Viva Luckenbach! E altri racconti dal Texas

    Progetto senza titolo (1)Lasciare Austin mi fa un po’ piangere il cuore, ma l’on the road deve partire. L’obbiettivo finale è arrivare nella deliziosa Fredericksburg, che se la guardi sulla mappa è davvero ridicolmente vicina a Austin. Ma come al solito la prendiamo larga.
    Prima tappa, San Antonio. Sia per me che per Gianni significa solo una cosa: Spurs. Ci fermiamo subito all’ AT&T Arena per le foto di rito, prima di arrivare in centro, dove visitare l’Alamo e tutta la parte delle antiche missioni.20170316_095101 20170316_121630_HDR

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    Prima di tutto mettetevi il cuore in pace: i parcheggi costano una follia. Vicino al garden Hilton ce n’è uno a 10 € al giorno, ma più vi avvicinate al centro (che comunque è a due passi), si va a botte di 20/30 dollari per poche ore. Un furto legalizzato.
    Il centro di San Antonio è pienissimo di gente (siamo nella folle settimana dello Spring Break, le vacanze di primavera che abbiamo visto al cinema in milioni di film come la settimana di follia in cui praticamente ogni studente va in Florida ad ammazzarsi di birra e party), e per entrare all’Alamo c’è una fila pressoché infinita che gira per l’isolato. Sembra uno scherzo.
    Entriamo nella missione, in cui viene raccontata la storia della città, delle missioni, del celebre David Crocket e della storica battaglia per l’indipendenza dal Messico. Ovviamente in versione “all’americana”.
    Meraviglioso il racconto per cui il comandante della milizia texana, James Bowie (da cui David Bowie ha preso il nome, oltretutto) a letto malato di tubercolosi, spara dal letto e poi viene ucciso da una baionetta. Dai eh.
    Riassunto: 1700 gli spagnoli insediano la zona con missioni, San Antonio diventa capitale del Tejas, uno degli stati confederati del Messico, il generale Santa Anna aveva cambiato la costituzione centralizzando il potere. I texani ovviamente si sono ribellati (celebre l’episodio in cui gli avevano chiesto un cannone, e la loro risposta è stata “venite a prendervelo” e gli han sparato contro). Al che c’è stata la vendetta di Santa Anna, che ha assediato Alamo, sterminando tutti i ribelli texani. Battaglie, battaglie battaglie, l’anno dopo al seguito del generale Houston i ribelli sconfiggono Santa Anna a cui viene risparmiata la vita in cambio dell’indipendenza, al grido di “Remember the Alamo”. Texas libero, merchandising favoloso oggi.
    San Antonio è carina, ben tenuta e con centinaia di negozietti di tutti i tipi, la Riverwalk (una passeggiata commerciale accanto al fiume) e qualche via qua e là. E’ fintissima e a me ha fatto piuttosto schifo, ammettiamolo. Sembra di essere a Gardaland, ma con molti più negozi e ristoranti italiani.
    Almeno abbiamo mangiato da Chipotle.
    Next Stop, Bandera.
    Una cittadina davvero ferma nel tempo in cui vi consiglio di fermarvi: è originale e il General store pieno zeppo di stivali bellissimi (principalmente usati ma sono stupendi e costosissimi) sono solo una piccola parte del negozio. Mente eravamo là un signore panciuto suonava cover di vecchie canzoni con il suo bel cappello in testa e la camicia a quadri.20170316_143002_HDR

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    Lo stop successivo invece è stata la classica minchiata in stile americano: una riproduzione dell’inglese Stonehenge, fatta in stile Gardaland. Lo trovate a Ingram. Praticamente qui.20170316_155756_HDR

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    Ho fretta di passare oltre perchè voglio raccontarvi di Luckenback, uno di quei posticini che ti restano nel cuore per mille motivi diversi, in cui senti che c’è amore, musica, passione. E una storia decisamente curiosa.
    Parafrasando Steinbeck, Luckenbach is a state of mind, dove – citando il motto locale – “Everybody’s Somebody”. Chiunque è “Qualcuno”. Nata come stazione della posta nel 1849, fu uno dei primi insediamenti della contea di Gillespie. Il general store/birreria/stazione della posta fu aperto dal August Engel nel 1886, un predicatore tedesco itinerante. Con lui la figlia Minna (in italiano non sarebbe un gran nome…) che ha dato al paesino il nome del fidanzato, Albert Luckenback (in cui ego era chiaramente esagerato, visto che poi ha fondato un altro paese chiamandolo Albert).
    Il posto comincia ad attirare pionieri e indiani, viene costruito un impianto per la lavorazione del cotone (creato nel 1879 in in funzione fino al 1929) e la comunità si consolida al punto che nel 1885 c’erano una scuola e un fabbro.
    C’era anche un uomo, una leggenda locale – tale Jacob Brodbeck – che volò con un “aereo” decenni prima dei fratelli Wright.
    Nel 1970, la città era decaduta e il “proprietario”, Enno Engel mise un annuncio nel giornale locale: “Town for sale:lock stock and dancehall”. Quello che succede dopo è la curiosa nuova vita di Luckenbach.20170316_171906_HDR

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    La città viene acquistata da un gruppetto di personaggi stravaganti (di quelli che possono esistere solo in Texas): Hondo Crouch e il suo gruppetto composto da Guich Koock e Kathy Morgan. Hondo si proclama sindaco e dà dei titoli a tutti. Kathy viene nominata sceriffo che a sua volta ha nominato altri come ambasciatori per i paesi stranieri. Cominciano ad usare i vecchi edifici abbandonati per ogni stravaganza gli venisse in mente, creando oltretutto eventi come “Hug – ins” (una fiera “mondiale”), Ladies State Chili Bust, il Mud Dauber Festival e tanti altri eventi per attirare gente (oltre a sessioni quotidiane di musica, bevute di birre sotto la quercia cinquecentesca e partite di domino).
    Hondo divenne il “principe pagliaccio” della città, promotore di ogni idea che rimettesse le persone in contatto con il propria parte più “fanciullesca”: Stivali da cowboy, bandana e cappello, Hondo sul suo biglietto da visita aveva come titolo “imagineer”: immaginatore. La gente cominciò a condividere e a parlare della magia di questo posto.
    Nel 1973 il cantante Jerry Jeff Walker si recò a Luckenbach per registrare un album: cercava un’atmosefera “giusta”: riempì la dancehall di balloni di fieno per attutire il riverbero, componeva di giorno e di sera suonava con la sua Lost Gonzo Band. Nacque così “viva Terlingua”. Nel 1974 sposò proprio qui la moglie Susan con Hondo come testimone.

    Quattro anni dopo Bobby Emmons e Chips Moman scrivono “Luckenbach Texas (back to the basics) che divenne una super hit per Waylon Jennings & Villie Nelson, portando così Luckenbach alla fama definitiva.20170316_172442_HDR

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    Hondo morì nel 1976, l’anno prima che la canzone diventasse una super hit, e lo sceriffo Marge nel 2004. Ma la memoria è sempre viva nel giornale mensile locale ” The Luckenbach Moon”.
    Per tantissimi anni Willie Nelson era fisso a Luckenbach per il picnic del 4 luglio, portandosi dietro centinaia di amici (ed era solo la lista dei performers). Nel 1993, nel ventennale di Viva Terlingua JJ Walker torò a Luckenbach e incise “Viva Luckenbach”, che divenne subito una hit.
    Come lui tantissimi altri artisti citano e tornano in questo paesino che ha davvero qualcosa di magico.
    Quando siamo arrivati noi la musica stava suonando (un curioso terzetto), l’odore di cibo nell’aria, il rumore delle birre aperte con gli apribottiglia alle pareti, una gentilezza unica.
    Senti che c’è qualcosa di speciale nell’aria, che sei dove dovresti essere.
    Lasciamo la collina in direzione Fredrichsburg, una cittadina dall’origine tedesca graziosa con tanto di birrifici e cibo tedesco, boutique deliziose e edifici in legno ben tenuti con un curioso stile bavarese.
    Questa cittadina ha un curioso significato per noi. Nel 2012, durante il primo coast to coast dopo un’infinita giornata di guida attraverso il Texas, siamo passati per questo posto spuntato dal nulla. Avremmo voluto fermaci ma era già tardissimo e dovevamo arrivare a Austin (che dista circa un’ora).
    Abbiamo sempre voluto tornarci, lo dicevamo da sempre, ma con un po’ di scaramanzia e un po’ per scherzo. Quante volte ti può capitare nella vita di passare due volte per una cittadina bavarese dispersa nel Texas? Mi sono un po’ commossa a Fredericksburg, non per i bradwurst e per il bicchiere di vino offerto da una signora del posto.
    Era altra roba.

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