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Pensieri qua e là

    Pensieri qua e là

    Ascolta i pezzi della tua storia. Oggi, il 25 aprile.

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    Mi capita spesso di pensare a quanto l’essere nata nel 1983 sia stato un momento di assoluta transizione tra il prima e il dopo.

    Essere nati negli anni ’80 significa che l’infanzia era fatta di telefonate a casa, di “salve sono la Paola, c’è la Martina?”, di citofoni suonati e fughe velocissime, di gite fatte senza cellulare e viaggi senza le cinture. Perché sulla Diane di mia mamma, proprio non c’erano le cinture.

    Le ricerche le facevamo in biblioteca e copiando dall’infinita enciclopedia blu di mio nonno, da cui prendevo sempre informazioni e il volume di WXYZ lo guardavo sempre con il dubbio. Cosa ci sarà scritto? Ma che inutile!

    I nostri nonni avevano fatto tutti la guerra, avevano tutti qualche racconto di partigiani da raccontare: le montagne, le donne che facevano le staffette, quella polenta mangiata tutti i santi giorni (e cara grazia che c’era quella).

    Mio nonno ha fatto la guerra e non ne ha mai parlato. Poco. Pochissimo. Read more

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    Se Stories fosse un post.

    Se Stories fosse un post

    Se Stories fosse un post

    Non sono mai stata una grafomane, ma sono sempre stata una che scriveva. Che è diverso. E’ come se avessi qualcosa da dire, da esprimere, da condividere. A volte per aiutare gli altri, a volte per raccontare, a volte perché penso che la condivisione sia sempre l’arma migliore per mettere in connessione il mondo.

    Ultimamente mi sono seccata. In tutti i sensi forse. Read more

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    5 esperienze di viaggio da fare nella vita. Almeno una volta.

    5 esperienze di viaggio da fare nella vita

    Prima di Gianni non facevo mail liste. Adesso mi ritrovo a fare le liste mentali di tutti. Dei viaggi, delle cose da fare, dei sogni.

    Giocando ci siamo sempre chiesti quali fossero i 5 posti più belli del mondo, le esperienze da fare, quelle che davvero, se puoi devi metterlo nella tua bucket list.

    Ecco la mia (temporanea, ovvio, cambio idea di continuo, ma di queste sono abbastanza sicura) lista delle 5 esperienze di viaggio  da sognare e fare.

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    Voglia di casa. Riflessioni sul viaggiare troppo.

    tumblr_m4qzpnGIhX1qd94umo1_500I viaggi ti arricchiscono. Ti riempiono il cuore e la testa di esperienze, di immagini, di lezioni che faticheresti ad imparare a casa, non perché stando a casa non impari ma difficilmente ti ritrovi a parlare di come si vive in Sri Lanka per le strade di Piacenza.

    Ho visitato quasi 50 paesi. Tanta Asia, tanti USA, pezzi di mondo qua e là. E adesso ho voglia di casa, dopo quasi un mese in viaggio tra Sri Lanka, Bali e Bangkok.

    E’ stato un viaggio stupendo, rilassante e piacevole, sono tornata nella mia Bangkok, finalmente ho visto Bali, ho scoperto un paese nuovo. Read more

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    Spiegare Springsteen. San Siro, 3 luglio 2016

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    Raccontare il mondo degli springsteeniani è mettere insieme un mondo vasto, folle e complesso.

    Ci provo, una volta per tutte, perchè ogni volta che lo racconto a voce la gente non ci crede, mi dice “eh? Scusa? Dai, è impossibile!”.

    Se Bruce suona di domenica, c’è gente che si mette in fila di giovedì. O meglio. Alcuni si mettono in fila il sabato prima.

    Realisticamente il grosso delle persone arriva due giorni prima e comincia a fare gli appelli. Read more

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    Immagimondo, i viaggiatori e una mappa dei sogni

    20150920_175704A Immagimondo ci andavo già, prima di avere un blog, prima di cominciare a condividere pensieri, viaggi, sogni e altre cose che trovate tra queste pagine.

    La prima volta che ci sono stata ho ascoltato i racconti di una ragazza che è andata in Giappone e in Cina in bicicletta. E intendo che è partita da qui, non è che si è caricata la bici in aereo e ha fatto un giro: è partita dall’Emilia e si è attraversata tutto quel pezzo di mondo e di -stan che tendenzialmente ignoriamo.

    Ho ascoltato le parole in anteprima di Eddy Cattaneo di quel Mondoviaterra che è diventato un fenomeno editoriale. Disegnava sulla mappa con un pennarello, uscendo dai bordi, seguendo i chilometri fatti a piedi, ricordando episodi divertenti e surreali di quei 467 giorni.

    E quest’anno c’ero io, dietro uno di quei tavoli dei viaggiatori che prima mi avevano affascinato facendomi sentire un bego nell’orto. Come si dice dalle mie parti.

    Ho voglia di raccontare come è andato questo weekend, perchè è stato un momento di crescita e di bellezza senza pari.

    A Immagimondo ho incontrato dei viaggiatori.

    Persone di tutte le età che si fermavano incuriosite dalle coloratissime foto colombiane alle mie spalle e da una mappa di sughero appoggiata sul mio tavolo.

    Uno dei creativi regali che solo mia sorella riesce a fare.

    Ho parlato e ascoltato tanto.

    C’erano persone che in Colombia erano già passate, chi invece mi faceva la solita domanda di rito: “ma non è pericoloso?”. Non più di qualsiasi altro paese del Sudamerica, non più di qualche quartiere di New York che non spaventa nessuno.

    Ho ripetuto le stesse parole un milione di volte, con lo stesso sorriso che mi porto dietro ogni volta che penso all’amore che la Colombia mi ha dato.

    E poi chiedevo alle persone di prendere un fogliettino e di segnare sulla mappa il proprio sogno.

    “Non basterebbero i fogliettini, li metterei dappertutto”

    Più o meno la risposta che mi hanno dato tutti.

    E più li guardavo più mi rendevo conto che la gente ha un disperato bisogno di sognare.

    C’è chi mi ha chiesto se poi gli pagavo il viaggio (magari avessi i soldi!), se vincevano qualcosa (un segnalibro di scusateiovado non era abbastanza!). se era un ricatto per far segnare il loro nome per la mailing list (no, decisamente, e se pensi così non voglio che mi leggi), chi mi ha detto un no urlato (con conseguente risata di tutti i presenti).

    Ma la cosa bella è che la gente era curiosa e divertita.

    Cercava di mettere la puntina con il proprio nome più lontano possibile, se nel loro posto da sogno c’ero già stata gli davo qualche consiglio, mi sono fatta raccontare il loro sogno, il motivo, il perché dietro la scelta.

    Ve lo assicuro, è stato BELLISSIMO.

    Ogni tanto mi spostavo dal tavolo e li guardavo da lontano, mettere la puntina senza dover subire la mia valanga di parole.

    Mettevano il loro sogno sulla mappa, un sorriso, la fuga.

    In due giorni ho viaggiato per ogni angolo del pianeta attraverso le parole degli altri, ho pensato di cambiare la mia bandierina almeno 1000 volte. Perchè quando senti una persona che desidera ardentemente di andare in Canada, anche tu vuoi essere subito parte di quel desiderio.

    C’è chi mi ha segnato la Kamchatka (sì, l’idea era partita da Risiko), chi Varanasi (anche se ha messo poi la bandierina sulla penisola del sudest asiatico).

    I più spassosi devo ammettere che, però, sono stati i bambini. Avete idea di quanti hanno messo il loro nome sul Madagascar? Tantissimi.

    Ma non solo. Tutti mi hanno chiesto almeno 2 volte “posso metterne un altro?”… Potevo dirgli di no? Potevo dirgli “no, un sogno solo!”? E così i figli di Letizia hanno messo qua almeno 10 destinazioni sparse qua e là, che sperano si trasformino alla svelta in desideri da realizzare.

    Ho riempito una mappa. ho finito i foglietti, le puntine, ho dovuto ritagliare un cartoncino, mi è toccato attaccare molti sogni con lo scotch.

    Ho dispensato sogni, perchè i viaggiatori che venivano a raccontarmi la loro storia, hanno fatto lo stesso con me.

    Mi dispiace blogger, i viaggiatori sono fatti di un’altra pasta.

    Ho pensato a lungo a questa differenza. Troppo spesso vedo chi si esalta e si sente un super esperto di un posto dopo aver fatto 3 giorni di blogtour in un resort 5 stelle o che parla di un paese proclamandosi indiscusso conoscitore del territorio dopo un giretto di una settimana.

    Tanto per capirci, l’anno scorso siamo stati nello Utah, e dopo 6 volte ancora Gianni scovava cose nuove, continuava a stupirsi a tirar fuori dalle guide parchi e angoli che aveva ampiamente saltato. Dopo 6 viaggi dei suoi [ndr il livello di intensità medio dei suoi viaggi è extreme!].

    Ho parlato con viaggiatori di tutte le età, e la frase che ho sentito più spesso è stata “ne ho visto solo un pezzettino, vorrei tornarci”… Perchè quando ti piace un paese non ti basta mai, e vuoi tornarci, ancora e ancora finchè quella terra non profuma di casa.

    C’è chi mi ha raccontato la Birmania di 30 anni fa, e la Colombia di 15 anni fa e chi mi ha spiegato dettagliatamente un itinerario che farà a breve e io sono stata ad ascoltarli tutti, con un maledetto desiderio di seguire le orme di quelle persone.

    E poi è arrivata una ragazza colombiana, di Bogotà, che mi ha ringraziato così tante volte da perdere il conto.

    Ho amato la sua terra, ho amato raccontarla, anche se ho visto veramente poco di quel mondo e ho raccolto più informazioni di quelle che ho dato.

    Ho capito che gli adulti sognano troppo poco e che i bambini con i genitori viaggiatori hanno una mente indescrivibilmente più aperta, ho scelto di non guardare il telefono e di assorbire tutta la bellezza delle amiche viaggiatrici che mi stavano intorno, di bere bicchieri di vino offerti dagli stand accanto, di essere orgogliosa dei successi di altri e ho capito che spesso le persone hanno un disperato bisogno di amici.

    Ho capito da che parte voglio stare, quella dei viaggiatori.collage_20150923173115264_20150923173141303

     

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