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    Texas, USA - MI

    Viva Luckenbach! E altri racconti dal Texas

    Progetto senza titolo (1)

    Progetto senza titolo (1)Amo troppo il Texas, e  lasciare Austin mi fa un po’ piangere il cuore, ma l’on the road deve partire. L’obbiettivo finale è arrivare nella deliziosa Fredericksburg, che se la guardi sulla mappa è davvero ridicolmente vicina a Austin. Ma come al solito la prendiamo larga.
    Prima tappa, San Antonio. Sia per me che per Gianni significa solo una cosa: Spurs. Ci fermiamo subito all’ AT&T Arena per le foto di rito, prima di arrivare in centro, dove visitare l’Alamo e tutta la parte delle antiche missioni.20170316_095101 20170316_121630_HDR

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    Prima di tutto mettetevi il cuore in pace: i parcheggi costano una follia. Vicino al garden Hilton ce n’è uno a 10 € al giorno, ma più vi avvicinate al centro (che comunque è a due passi), si va a botte di 20/30 dollari per poche ore. Un furto legalizzato.
    Il centro di San Antonio è pienissimo di gente (siamo nella folle settimana dello Spring Break, le vacanze di primavera che abbiamo visto al cinema in milioni di film come la settimana di follia in cui praticamente ogni studente va in Florida ad ammazzarsi di birra e party), e per entrare all’Alamo c’è una fila pressoché infinita che gira per l’isolato. Sembra uno scherzo.
    Entriamo nella missione, in cui viene raccontata la storia della città, delle missioni, del celebre David Crocket e della storica battaglia per l’indipendenza dal Messico. Ovviamente in versione “all’americana”.
    Meraviglioso il racconto per cui il comandante della milizia texana, James Bowie (da cui David Bowie ha preso il nome, oltretutto) a letto malato di tubercolosi, spara dal letto e poi viene ucciso da una baionetta. Dai eh.
    Riassunto: 1700 gli spagnoli insediano la zona con missioni, San Antonio diventa capitale del Tejas, uno degli stati confederati del Messico, il generale Santa Anna aveva cambiato la costituzione centralizzando il potere. I texani ovviamente si sono ribellati (celebre l’episodio in cui gli avevano chiesto un cannone, e la loro risposta è stata “venite a prendervelo” e gli han sparato contro). Al che c’è stata la vendetta di Santa Anna, che ha assediato Alamo, sterminando tutti i ribelli texani. Battaglie, battaglie battaglie, l’anno dopo al seguito del generale Houston i ribelli sconfiggono Santa Anna a cui viene risparmiata la vita in cambio dell’indipendenza, al grido di “Remember the Alamo”. Texas libero, merchandising favoloso oggi.
    San Antonio è carina, ben tenuta e con centinaia di negozietti di tutti i tipi, la Riverwalk (una passeggiata commerciale accanto al fiume) e qualche via qua e là. E’ fintissima e a me ha fatto piuttosto schifo, ammettiamolo. Sembra di essere a Gardaland, ma con molti più negozi e ristoranti italiani.
    Almeno abbiamo mangiato da Chipotle.
    Next Stop, Bandera.
    Una cittadina davvero ferma nel tempo in cui vi consiglio di fermarvi: è originale e il General store pieno zeppo di stivali bellissimi (principalmente usati ma sono stupendi e costosissimi) sono solo una piccola parte del negozio. Mente eravamo là un signore panciuto suonava cover di vecchie canzoni con il suo bel cappello in testa e la camicia a quadri.20170316_143002_HDR

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    Lo stop successivo invece è stata la classica minchiata in stile americano: una riproduzione dell’inglese Stonehenge, fatta in stile Gardaland. Lo trovate a Ingram. Praticamente qui.20170316_155756_HDR

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    Ho fretta di passare oltre perchè voglio raccontarvi di Luckenback, uno di quei posticini che ti restano nel cuore per mille motivi diversi, in cui senti che c’è amore, musica, passione. E una storia decisamente curiosa.
    Parafrasando Steinbeck, Luckenbach is a state of mind, dove – citando il motto locale – “Everybody’s Somebody”. Chiunque è “Qualcuno”. Nata come stazione della posta nel 1849, fu uno dei primi insediamenti della contea di Gillespie. Il general store/birreria/stazione della posta fu aperto dal August Engel nel 1886, un predicatore tedesco itinerante. Con lui la figlia Minna (in italiano non sarebbe un gran nome…) che ha dato al paesino il nome del fidanzato, Albert Luckenback (in cui ego era chiaramente esagerato, visto che poi ha fondato un altro paese chiamandolo Albert).
    Il posto comincia ad attirare pionieri e indiani, viene costruito un impianto per la lavorazione del cotone (creato nel 1879 in in funzione fino al 1929) e la comunità si consolida al punto che nel 1885 c’erano una scuola e un fabbro.
    C’era anche un uomo, una leggenda locale – tale Jacob Brodbeck – che volò con un “aereo” decenni prima dei fratelli Wright.
    Nel 1970, la città era decaduta e il “proprietario”, Enno Engel mise un annuncio nel giornale locale: “Town for sale:lock stock and dancehall”. Quello che succede dopo è la curiosa nuova vita di Luckenbach.20170316_171906_HDR

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    La città viene acquistata da un gruppetto di personaggi stravaganti (di quelli che possono esistere solo in Texas): Hondo Crouch e il suo gruppetto composto da Guich Koock e Kathy Morgan. Hondo si proclama sindaco e dà dei titoli a tutti. Kathy viene nominata sceriffo che a sua volta ha nominato altri come ambasciatori per i paesi stranieri. Cominciano ad usare i vecchi edifici abbandonati per ogni stravaganza gli venisse in mente, creando oltretutto eventi come “Hug – ins” (una fiera “mondiale”), Ladies State Chili Bust, il Mud Dauber Festival e tanti altri eventi per attirare gente (oltre a sessioni quotidiane di musica, bevute di birre sotto la quercia cinquecentesca e partite di domino).
    Hondo divenne il “principe pagliaccio” della città, promotore di ogni idea che rimettesse le persone in contatto con il propria parte più “fanciullesca”: Stivali da cowboy, bandana e cappello, Hondo sul suo biglietto da visita aveva come titolo “imagineer”: immaginatore. La gente cominciò a condividere e a parlare della magia di questo posto.
    Nel 1973 il cantante Jerry Jeff Walker si recò a Luckenbach per registrare un album: cercava un’atmosefera “giusta”: riempì la dancehall di balloni di fieno per attutire il riverbero, componeva di giorno e di sera suonava con la sua Lost Gonzo Band. Nacque così “viva Terlingua”. Nel 1974 sposò proprio qui la moglie Susan con Hondo come testimone.

    Quattro anni dopo Bobby Emmons e Chips Moman scrivono “Luckenbach Texas (back to the basics) che divenne una super hit per Waylon Jennings & Villie Nelson, portando così Luckenbach alla fama definitiva.20170316_172442_HDR

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    Hondo morì nel 1976, l’anno prima che la canzone diventasse una super hit, e lo sceriffo Marge nel 2004. Ma la memoria è sempre viva nel giornale mensile locale ” The Luckenbach Moon”.
    Per tantissimi anni Willie Nelson era fisso a Luckenbach per il picnic del 4 luglio, portandosi dietro centinaia di amici (ed era solo la lista dei performers). Nel 1993, nel ventennale di Viva Terlingua JJ Walker torò a Luckenbach e incise “Viva Luckenbach”, che divenne subito una hit.
    Come lui tantissimi altri artisti citano e tornano in questo paesino che ha davvero qualcosa di magico.
    Quando siamo arrivati noi la musica stava suonando (un curioso terzetto), l’odore di cibo nell’aria, il rumore delle birre aperte con gli apribottiglia alle pareti, una gentilezza unica.
    Senti che c’è qualcosa di speciale nell’aria, che sei dove dovresti essere.
    Lasciamo la collina in direzione Fredrichsburg, una cittadina dall’origine tedesca graziosa con tanto di birrifici e cibo tedesco, boutique deliziose e edifici in legno ben tenuti con un curioso stile bavarese.
    Questa cittadina ha un curioso significato per noi. Nel 2012, durante il primo coast to coast dopo un’infinita giornata di guida attraverso il Texas, siamo passati per questo posto spuntato dal nulla. Avremmo voluto fermaci ma era già tardissimo e dovevamo arrivare a Austin (che dista circa un’ora).
    Abbiamo sempre voluto tornarci, lo dicevamo da sempre, ma con un po’ di scaramanzia e un po’ per scherzo. Quante volte ti può capitare nella vita di passare due volte per una cittadina bavarese dispersa nel Texas? Mi sono un po’ commossa a Fredericksburg, non per i bradwurst e per il bicchiere di vino offerto da una signora del posto.
    Era altra roba.

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    Texas

    Giornata di mare tra BBQ, pioggia a secchiate e situazioni ridicole: Galveston

    Sono una persona ironica? Si. Sono una persona autoironica? Si, abbastanza. Prendo tutto quello che mi capita in viaggio come un’avventura divertente? Si, decisamente.

    La giornata di oggi peró sembra una barzelletta. Di quelle pessime. Quelle che racconto io di solito. Abbiamo dormito nella catena Best Value inn, economica ma oltre al fatto che la camera era gigante e pulitissima anche nei dettagli, nel prezzo era inclusa pure la colazione. E vai, circo dei freak. Accanto a noi si siedono due orientali, dalla parlata sembrano giapponesi. Voglio chiederglielo ma vengo fermata con un “dai, no”. E per una volta mi metto lí buona buona e mangio i miei cheerios (il mio muffin, il mio waffle) e bevo i miei sei o sette caffé. Dopo due secondo esatti confermo “sono giapponesi”- “e tu come lo sai?”. Ho detto solo “guarda”: il tizio accanto a me si stava mangiando l’intero waffle in un morso, dopo averlo agganciato da un angolo lo stava ingurgitando come un piatto di ramen. Intero. Tanto per capirci: il waffle é come un tortino che ha una forma preformata divisibile in 4, quasi come un quadrifoglio. E per chi non ha ben presente era piú o meno come vedere uno che mangia una pizza intera in un sol boccone partendo da un angolo. Rido. Ma lui non era il meglio. C’era una tipa completamente strafatta che parlava da sola, che ha preso cibo per sei e la questione waffle non le era molto chiara. La pastella va dosata in un bicchierino e poi messa sulla piastra. Lei ha riempito la fondina dei cereali. Probabilmente credeva fosse panna cotta o una cosa simile. Però la roba era buona e l’hotel bello. Davvero, andateci. Questo giro era solo pieno di personaggi strambi. Read more

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    Texas, USA, Viaggi

    Keep Austin Weird

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    Non riesco a ricordarmi per cosa conoscevo Austin. Qualche cantante country? Impossibile. Qualche telefilm? Mi sa di no perché anche Grey’s anatomy era ambientato a Seattle. Non mi viene in mente ma adesso,  finita un’intera giornata su queste strade, tra questa gente stravagante (o meglio, come piace a loro “weird”) posso avere almeno 10 buoni motivi per consigliarla e soprattutto per tornarci.

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