Follow:
a beautifull Mess

Un’altalenante fiducia nell’umanità

Lo so, è una settimana che sono totalmente sparita dai radar. Niente post, niente stories, niente post su instagram. La settimana scorsa mi è successa una cosa spiacevole che come al solito mi ha chiusa a riccio: plaid, copertina e la vita chiusa fuori dalla porta di casa.

Vado a correre, ci provo, è il mio momento di libero sfogo. Mentre correvo un ragazzo mi ha sorriso. Io, come mia abitudine ho risposto al sorriso. Mi sono infilata gli auricolari e ho cominciato a correre con il volume del podcast al massimo. Dopo circa 2 chilometri, in mezzo alla campagna, sento come delle voci. Mi fermo, penso subito che a qualcuno è scappato un cane o non mi stavo accorgendo che c’era un trattore più grosso del solito che doveva passare. Invece era lui. Jeans e giacca, mi aveva rincorso per più di due chilometri, in mezzo alla campagna. Solo per chiedermi il numero di telefono, dirmi che ero bella (potete immaginare il livello di figaggine quando uno va a correre) e se volevo uscire con lui. E’ stato insistente, devo ammettere che mi sono un po’ spaventata.

Sono tornata a casa battendo ogni record di velocità e ho continuato a rimuginare su questa storia.

Tanto, troppo forse. Mi ha buttato in un malessere che mi sembrava dimenticato.

Io sono una persona sorridente, attacco bottone anche con i sassi, mi fermo praticamente sempre a chiacchierare con gli anziani che mi sorridono. Perché devo limitarmi?

Mentre eravamo in Nebraska, nella ridente cittadina di Alliance, ho chiesto ad una signora seduta accanto a me com’era il suo club sandwich: si chiamava Carmen e dopo quattro chiacchiere lei e suo marito Neil ci hanno invitato a bere qualcosa a casa loro, nella loro backyard.

Lo ammetto, all’inizio ho pensato che volessero fare uno scambio di coppia o che volessero farci a pezzetti: avevo strizza, e potete ben immaginare la mia faccia quando mi ha proposto di scendere in taverna a scegliere il vino… Mi ha portato in una camera da letto e io stavo già per scappare urlando. Invece conservavano lì in una cantinetta il vino migliore. Abbiamo passato una serata bellissima, parlando di tutto, navigando tra le vite di due simpatici pensionati che non hanno avuto paura di accoglierci in casa loro.

Così come il simpatico Jerry, in Michigan: ha cominciato a chiacchierare e alla fine ci ha offerto la cena, solo per farci sentire accolti e per ricordarci che gli americani non sono tutti uguali.

Mi piace elencare le cose belle che succedono, farle pesare sul piatto di una bilancia che la vita, dall’altra parte, ti porta a riempire di sterco.

Le persone ti feriscono – spesso molto più di quanto possano immaginare – e tu ci rimani così male che ti ripeti di continuo che no, non ti farai più colpire ancora così. Ma poi arriva un gesto gentile, anche solo di uno sconosciuto, e ti si riaziona quella sensazione di fiducia che pensavi di aver dimenticato.

Sono così di natura, ma penso sempre che il viaggio sia una scuola di vita, ti mette alla prova da infiniti punti di vista: incontri culture diverse a cui ti devi adattare se non sei un cafone che preferisce mantenere i propri standard sempre comunque e ovunque, religioni che ai tuoi occhi possono sembrare incomprensibili, stili di vita che ti fanno salire la rabbia. L’apertura mentale non la impari in un hotel 5 stelle lusso, ovattato tra morbidi e pulitissimi cuscini. Anche se chiunque preferisce viaggiare nel confort, anche io.  E questi insegnamenti, questo atteggiamento propositivo te lo porti a casa, nei gesti quotidiani, nel supermercato sotto casa.

E quindi mi ritrovo sempre in preda ad un dualismo, alla voglia di continuare con questo mio atteggiamento positivo e aperto, rischiano poi di trovarmi in situazioni di merda come l’altra settimana.

Mi focalizzo sul karma, su quell’esagerato senso di equilibrio in cui credo profondamente. Due giorni fa mi è arrivato un pacco a casa, da una persona sconosciuta. Era una coppia che doveva soggiornare nell’appartamento sopra di noi, ma hanno dovuto cancellare all’ultimo minuto, perchè si sono sbagliati ed erano convinti che l’appartamento fosse vicino a Parma, al Teatro Regio. Per scusarsi mi hanno scritto un carimnissimo biglietto e regalato dei koum-quat (quei mini arancini, in questo caso caramellati), originari di Corfù, la loro terra.

Gli ho scritto, ringraziandoli. Persone così, che fanno gesti di gentilezza a questi livelli senza chiedere nulla in cambio, salveranno il mondo.

Continuo a pensare sempre più spesso che ci stiamo perdendo la parte umana della vita, sotterrati da foto di Instagram perfette ma vuote di persone che nella vita vera non si sanno comportare. Sorrisi esagerati di chi poi in realtà fuori dall’inquadratura è tutt’altro che sorridente e affabile.

Molte persone continuano a sottolineare come non ci sia più una vita online e quella offline, perché ormai siamo diventati un tutt’uno. Non è così.

Io le persone che mi piacciono tanto online poi le voglio conoscere, le voglio abbracciare, le voglio vedere dal vivo e capire di che pasta sono fatte. Così ho conosciuto persone straordinarie, che oggi fanno parte del mio quotidiano.

Mi piace pensare che l’empatia, il perdono, la gentilezza, i sorrisi e gli abbracci non siano una cosa ormai persa ma che possano continuare ad essere un gesto spontaneo, che non includa un approccio sessuale o un favore imposto.

E da donna con le tette credo sia – amaramente – sempre un po’ più difficile che per un uomo.

Ci vuole davvero poco e noi continuiamo a dare spazio alla freddezza per colpa della paura, di una solitudine autoimposta e dilagante. Continuo a non accettarlo.

Voglio ricominciare a sorridere agli sconosciuti. Fatelo anche voi. Non si sa mai che si scateni un circolo virtuoso.

 

 

Share:
Previous Post Next Post

You may also like

8 Comments

  • Reply Giulia

    Fai bene, Paola, non perdere mai il tuo bel sorriso, che fa bene a tante persone anche quando non te ne accorgi.
    Quello che ti è capitato è un episodio spiacevole che non dovrebbe accadere ma credo ancora che la gentilezza salverà il mondo. Basta vedere la coppia di Corfù che vi ha mandato il regalo. 🙂

    2 novembre 2018 at 15:01
    • Reply Paola Annoni

      Ma poi era proprio una cancellazione tranquilla, neanche fatta troppo all’ultimo… La gente a volte ti lascia davvero senza parole.
      Grazie di cuore, sei sempre qui in giro con parole dolcissime e un abbraccio pronto. Sei un tesoro.

      2 novembre 2018 at 21:33
  • Reply Agnese - I'll B right back

    Avrei tantissime cose da dire alla fine della lettura di questo post. Ma, per riassumerle tutte, mi viene solo da dirti che sento una grandissima affinità con tutto quello che sei e che fai e che dici! Perché sono tutte cose che sento fortemente anche io e tu sei bravissima a tradurle in parole 🙂

    2 novembre 2018 at 15:08
    • Reply Paola Annoni

      Avremmo avuto bisogno di altre 76 ore per parlare, dobbiamo recuperare prestissimo con un’altra full immersion (evitando la parte in cui quasi muoio magari).
      Sei una viaggiatrice, ecco perchè siamo così affini <3

      2 novembre 2018 at 21:34
  • Reply Giovy Malfiori

    Tempo fa scrissi proprio un post su come, secondo me, l’empatia potesse salvarci da un mondo che si sta ammalando sempre di più. Immagino il tuo spavento e quello che mi viene da dire è che le cose brutte sono, purtroppo ovunque. Ma le cose belle sono di più. Facciamole vincere.

    2 novembre 2018 at 15:09
    • Reply Paola Annoni

      Me lo ricordo bene quel post, davvero carico. Le cose belle sì, devono sempre prevalere su quella bilancia che troppo spesso si carica di negatività. Succede anche nei paesini più del cavolo 😀 ti abbraccio forte Giovy

      2 novembre 2018 at 21:35
  • Reply Barbara

    Non dirmelo ….. i miei figli mi accusano di parlare troppo con gli sconosciuti…..ma io da brava emiliana, parlo anche con i muri e attacco delle pezze micidiali ovunque capita…..è troppo bello scambiare due parole, perdersi in una chiacchiera, fare un sorriso….non smettiamo mai di farlo, io sono certa che è contagioso!! IO CI CREDO!!

    2 novembre 2018 at 17:57
    • Reply Paola Annoni

      Sarà l’Emilia che ci rende così? Come si fa non fermarsi a guardare un cantiere con gli anziani? 😀 Non parli troppo di sicuro hahahah… E continuiamo a crederci in questo atteggiamento <3

      2 novembre 2018 at 21:36

    Leave a Reply