Facciamo due premesse.
La prima: io voglio andare alle Hawaii. Io voglio sempre andare alle Hawaii, è una mia ossessione, ci penso sempre, sono stata tre volte (alcuni post li trovate qui), vorrei tornarci altre trenta. Ma sono dall’altra parte del mondo, e soprattutto post covid sono care. Sono così care che mi si spezza il cuore a pensare a quanto “poco” avevo speso le prime volte (a parte i voli, dall’Italia meno di 500 € mi sembra un sogno). E quindi devo trovare qualcosa, un posto che me le ricordi, in cui i paesaggi sono simili, in cui ci sono dei vulcani, delle rocce che mi ricordino Kauai e dei paesaggi che mi facciano sentire a Maui. Gianni le definisce il metadone per le Hawai’i, e io non potrei trovare definizione migliore.
Seconda premessa: perché altrimenti partite con l’idea sbagliata e poi ve la prendete con me. La Réunion non è un’isola da mare. Se cercate il mare e le spiagge della vicina Mauritius, avete sbagliato biglietto: qui il bagno si fa in una manciata di lagune protette da barriera corallina e nel resto dell’isola l’oceano è vietato, punto, non si discute. La Réunion è un’isola da montagna. È un vulcano gigantesco che spunta dall’acqua e che dentro ha valli profonde chilometri, villaggi che si raggiungono solo a piedi, foreste pluviali dove piovono sei metri d’acqua all’anno e una strada con quattrocento tornanti che vi farà mettere in discussione la vostra intera esistenza.
E proprio per questo è una delle isole più incredibili che esistano. È Francia — quindi euro, autostrade, ospedali, baguette — piantata in mezzo all’Oceano Indiano a duecentoventisei chilometri da Mauritius, con una cultura creola che non somiglia a niente altro. E soprattutto è ancora poco turistica nel senso vero della parola: la maggior parte dei visitatori sono francesi metropolitani ed escursionisti, e questo cambia completamente l’atmosfera.Oltretutto qui i francesi sono gentili, gentilissimi. Forse questa è la cosa più sorprendente. E gli abitanti di Réunion questa cosa la specificano molto bene.
Ho messo insieme questa guida perché la Réunion è complicata da organizzare, molto più di quanto sembri. Il meteo cambia ogni quindici chilometri, le strade sono lente in modo che non immaginate, i rifugi si prenotano con mesi di anticipo e ci sono almeno tre o quattro cose che, se non le sapete prima, vi rovinano il viaggio. Quindi mettetevi comodi, che qui c’è tutto.

Belvédère du Nez de Boeuf – guida definitiva per un viaggio a Réunion
Che cos’è davvero la Réunion (e perché la forma dell’isola spiega tutto)
Prima di parlare di cosa vedere bisogna capire com’è fatta, perché tutto il viaggio dipende da questo.
La Réunion è la punta di un vulcano a scudo enorme che poggia sul fondale a quattromila metri di profondità. Quello che vedete emergere dall’acqua è circa il 3% della massa totale: il resto è sott’acqua. L’hotspot vulcanico su cui poggia ha iniziato a lavorare circa cinque milioni di anni fa e il magma è emerso sopra il livello del mare tre milioni di anni fa. In termini geologici, l’isola è una neonata.
Ci sono due vulcani. Il Piton des Neiges (3.069 m) è il vecchio, ormai dormiente, e occupa i due terzi settentrionali dell’isola. Circa trecentomila anni fa i suoi fianchi sono collassati, e il risultato sono i tre circhi naturali: giganteschi anfiteatri naturali profondi anche mille metri, scavati poi dalle piogge, separati da creste affilate chiamate remparts.
- Cirque de Cilaos — a sud-ovest, il più secco e il più “abitato”. Si raggiunge da una sola strada, la leggendaria RN5.
- Cirque de Salazie — a nord-est, il più verde e il più umido. Cascate ovunque, il villaggio creolo di Hell-Bourg.
- Cirque de Mafate — al centro, senza nessuna strada. Ci si arriva solo a piedi o in elicottero. Ci vivono circa ottocento persone.
Il secondo vulcano è il Piton de la Fournaise, trenta chilometri più a sud, ed è vivissimo: erutta con una frequenza quasi annuale, e quando lo fa la lava scende lungo il Grand Brûlé fino al mare, tagliando ogni tanto la strada costiera. È uno dei vulcani più monitorati del pianeta e uno dei pochi che si può avvicinare a piedi in relativa sicurezza.
Questo vuol dire che non esiste una strada che l’attraversa, perché è, in pratica, un vulcano con l’isola intorno. La strada che la circonda è l’unico anello continuo, e ogni circo è un cul-de-sac: si entra e si esce dalla stessa parte. Ecco perché gli itinerari alla Réunion sembrano tutti uguali — perché la geografia non lascia molte alternative.

Ho cercato in qualche modo di creare la mappa 😀
Storia e cultura in dieci minuti (serve, fidatevi)
La Réunion è uno dei pochissimi posti al mondo che non aveva popolazione indigena. Fino al Seicento era disabitata. Questo spiega tantissimo di come è oggi.
Probabilmente avvistata da mercanti arabi e malesi nel Medioevo, fu battezzata Santa Apollonia dal portoghese Diego Fernandez Pereira nel 1507. Il primo sbarco documentato è del 1613, da parte degli inglesi (vi state aspettando anche qui James Cook? Incredibilmente non è stato lui!). Nel 1664 Luigi XIV la concede alla Compagnia Francese delle Indie Orientali e diventa Île Bourbon: i primi coloni — sette coppie sposate, non esattamente una folla — si sistemano nella baia di Saint-Paul e piantano tabacco, cotone, arachidi.
Poi arriva il caffè, nel 1716, e con il caffè arriva la schiavitù: uomini e donne deportati da Madagascar, India e dalla costa africana. Alcuni fuggono e si rifugiano nell’unico posto dove nessuno andrà a cercarli: le montagne. Sono i marroni, e sono loro a fondare gli insediamenti dei circhi. I nomi che leggerete sulle mappe — Cilaos, Salazie, Mafate, Îlet à Cordes, Marla — vengono da lì. Mafate porterebbe il nome di un capo marrone. Îlet à Cordes si chiama così perché ci si arrivava calandosi con le corde.

Église Notre-Dame-des-Laves (Sainte-Rose): La storica chiesa di Piton Sainte-Rose resa celebre dall’eruzione del 1977, quando la colata di lava si fermò proprio sul sagrato senza distruggerla.
Nel 1793, dopo la Rivoluzione, l’isola viene ribattezzata La Réunion. Napoleone la chiama brevemente Île Bonaparte (tanto per mettere l’ennesimo puntino sulla sua megalomania), gli inglesi la occupano dal 1810 al 1814 e lanciano la canna da zucchero, che diventerà l’industria dominante. Nel 1848 la schiavitù viene abolita: circa il 60% di una popolazione di centomila persone viene liberato. Per sostituire la manodopera arrivano lavoratori indiani (molti musulmani), cinesi, malgasci, africani — ed è da questo strato su strato che nasce la cultura creola dell’isola.
Nel 1841 un ragazzo schiavo di dodici anni, Edmond Albius, scopre il metodo di impollinazione manuale della vaniglia. È una scoperta che fonda un’intera industria mondiale — e per capire l’isola vale la pena sapere che il ragazzo morì povero. Nel 1946 la Réunion diventa dipartimento francese a tutti gli effetti.
La cultura che incontrerete
- Il maloya — la musica nata dagli schiavi, riconosciuta patrimonio immateriale UNESCO. Strumenti tradizionali: il roulèr (un grande tamburo che si suona a cavalcioni), il kayamb (sonaglio piatto di canna) e il bobre (arco monocorde). Se capitate a un concerto, andateci.
- Il sincretismo religioso — chiese cattoliche, templi tamil coloratissimi, moschee e piccoli altari creoli sul ciglio della strada, spesso a pochi metri l’uno dall’altro. Non sapete cos’è il sincretismo? Manco io lo sapevo. Il sincretismo religioso è la tendenza a mescolare credenze, dei e rituali di religioni diverse per crearne una nuova o adattare quella esistente.In pratica è un “frullato spirituale”: invece di cancellare le vecchie tradizioni, le si rietichetta. È così che i Romani hanno adottato gli dei greci cambiando loro nome, le feste pagane del solstizio sono diventate il Natale, e gli schiavi africani nelle Americhe hanno nascosto le loro divinità dietro i santi cattolici (dando vita a Santeria e Voodoo)… e questo è successo anche a Réunion
- La lingua — il creolo réunionese è a base francese ma non lo capirete. Il francese lo parlano tutti, l’inglese quasi nessuno.
- Il rapporto con la montagna — qui la domenica si va a camminare o si fa il pic-nic al fiume, in famiglie enormi, con la pentola. Non è folklore per turisti: è proprio la vita dell’isola.
Quando andare
Domanda facile, risposta facile: da maggio a novembre. È la stagione secca (l’inverno australe) ed è il periodo in cui la Réunion dà il meglio. Temperature miti, pioggia rara, cieli limpidi in montagna al mattino. È l’unico periodo in cui si può ragionevolmente programmare un viaggio a base di trekking. Noi siamo stati a marzo, ma è andata bene lo stesso: qualche pioggia qui e là, ma niente di problematico.

La stagione ciclonica va indicativamente da novembre ad aprile, con il picco tra gennaio e marzo. Un ciclone non significa solo pioggia: significa a volte aeroporto chiuso, strade interrotte, sentieri chiusi per settimane e alloggi che non rimborsano. Se dovete andare in quel periodo, prendete un’assicurazione seria e non costruite il viaggio attorno a un trekking.
| Periodo | Cosa aspettarsi | Adatto a | Voto |
| Maggio | Fine delle piogge, isola verdissima, poca gente | Trekking, fotografia | Ottimo |
| Giugno–luglio | Secco e fresco. Di notte in quota si va sottozero. Iniziano le balene | Trekking d’alta quota, balene | Ottimo |
| Agosto | Il mese più secco e limpido, ma pieno di francesi in vacanza | Tutto, ma prenotate presto | Ottimo (caro) |
| Settembre–ottobre | Il grande classico: cieli tersi, temperature perfette, balene, fioriture | Praticamente tutto | Il migliore |
| Novembre | Si scalda, qualche rovescio, ancora ottimo | Trekking + mare | Molto buono |
| Dicembre–marzo | Estate australe: oltre 30 °C, umidità, piogge intense, stagione dei cicloni | Solo mare, e con riserva | Da evitare |
| Aprile | Stagione di mezzo, meteo instabile ma in miglioramento | Chi accetta il rischio pioggia | Discreto |
| Consiglio · date da evitare per il portafoglio
I prezzi di voli e alloggi impazziscono durante le vacanze scolastiche francesi — in particolare luglio-agosto e la pausa australe di ottobre. Non è solo questione di costo: sono anche i periodi in cui i rifugi di montagna si riempiono di gruppi e non trovate più posto. Se potete scegliere, puntate a metà maggio–giugno o alla seconda metà di settembre. |
Il calendario delle cose che accadono
- Balene megattere — passano da giugno a ottobre. L’osservazione è regolamentata e la finestra ufficiale delle uscite è dal 1° luglio al 30 settembre.
- Le eruzioni — non hanno calendario. Il Piton de la Fournaise erutta quando gli pare, spesso più volte l’anno. Generalmente i vulcani eruttano esattamente il giorno dopo che noi siamo andati a vederli.
- Grand Raid / Diagonale des Fous — l’ultratrail mitico dell’isola, a fine ottobre. Se non siete degli ultra atleti è importante sapere i giorni per i prezzi più alti, il caos e gli alloggi pieni.
I microclimi: perché il meteo dell’isola non esiste
Questa è la cosa che sorprende di più chi arriva. La Réunion ha oltre 150 microclimi censiti, e la conseguenza pratica è che non ha alcun senso chiedersi “che tempo fa alla Réunion”. Fa tempi diversi contemporaneamente, a venti minuti d’auto di distanza.
| Zona | Clima | Cosa significa per voi |
| Costa ovest (Saint-Gilles, Saline, Saint-Leu) | Riparata dagli alisei, secca e soleggiata | È il “sottovento”. Qui c’è il sole quando altrove diluvia. Lagune e spiagge sono tutte qui |
| Costa est (Sainte-Rose, Saint-Benoît) | Sopravento, umida, piovosa | Verde spettacolare, cascate ovunque, ma mettete in conto la pioggia quasi ogni giorno |
| Altopiani est (Takamaka, Bébour-Bélouve) | Fino a 6-7 metri di pioggia l’anno — tra i posti più piovosi della Terra | Foresta pluviale primaria stupenda. Partite prestissimo, entro le 10 è già nuvoloso |
| Le Plaines (Plaine des Cafres, Plaine des Palmistes) | Quota media, fresca. Cafres ventosa e secca, Palmistes umida | Portate un pile anche ad agosto. Di notte fa freddo davvero |
| I circhi | Salazie il più umido, Cilaos il più secco, Mafate nel mezzo | Nel dubbio, Cilaos è la scommessa più sicura per il bel tempo |
| Le vette (oltre 2.500 m) | Notti gelide, vento forte, neve occasionale sul Piton des Neiges | Sul serio: guanti, berretto, piumino. Non è una battuta |
| Sud vulcanico (Grand Brûlé) | Arido, caldo, senza ombra | Nessun riparo. Cappello, acqua, crema solare |
| Consiglio · la regola d’oro della Réunion
Sveglia all’alba, sempre. Tutti — tutti — i belvedere e i sentieri d’altura sono limpidi al mattino presto e coperti dalle nuvole entro le 11. Se volete vedere Mafate dal Maïdo dovete essere lassù alle 8, non alle 10. Se dormite fino alle 9 e partite con calma, tornate a casa con foto di nebbia bianca, che ha un po’ il suo fascino, ma non se copre tutto. È il singolo consiglio più importante di tutta questa guida. |

Belvédère del Cirque de Mafate (Cap Noir o Col de Bœufs / Maïdo): Terrazza panoramica affacciata sul celebre circo naturale di Mafate, accessibile solo a piedi o in elicottero.
Noleggio auto e guida: il capitolo che cambia il viaggio
Ve lo dico subito, senza giri di parole: l’auto è indispensabile. Dal momento in cui atterrate a quello in cui ripartite. Non c’è un’alternativa ragionevole se volete vedere l’isola. Non fate i naif, non si gira con gli autobus.
Quanto costa e cosa prendere
- Circa 50 € al giorno per una categoria media, con variazioni forti in alta stagione. Prenotate con largo anticipo: in agosto e a ottobre l’isola resta letteralmente senza auto.
- Cambio automatico: se ce l’avete nel budget, prendetelo. Passerete ore in tornanti al 12% con partenze in salita continue, e la frizione di un’utilitaria a noleggio non vi ringrazierà. E’ decisamente molto molto più comodo. Meglio su un’auto non minuscola e non utilitaria. Un’auto sottodimensionata con quattro persone e i bagagli soffre parecchio.
- Assicurazione con franchigia zero: caldamente consigliata. Le strade strette, i muretti, i rami e i parcheggi improvvisati fanno danni.
- Foto al veicolo prima di firmare, tutti i lati, ruote comprese. Vale ovunque, qui in particolare. Fate foto, video e mi raccomando inquadrare sempre la targa.
Noi avevamo una macchina media, col senno di poi, forse ne avrei presa una più grande tipo piccolo suv. Non perché ci siano grandi strade sterrate, ma più per la potenza.
Come sono fatte le strade
| Sigla | Tipo | Come si guida |
| RN (es. RN1, RN2) | Strade nazionali | Da autostrada vera (la Route des Tamarins sulla costa ovest è splendida e velocissima) a statale a due corsie |
| RN5 | L’eccezione | Nazionale solo sulla carta: è la strada di Cilaos, 400 tornanti, tunnel e ponti a una corsia |
| D (es. D48, D242) | Strade dipartimentali | Montane, lente, con curve cieche e tratti a una corsia. Le medie orarie crollano a 25-30 km/h |
| RF (es. RF5) | Strade forestali | Accessi ai sentieri. Alcune asfaltate, alcune sterrate, alcune chiuse senza preavviso |
| Attenzione · regole di sopravvivenza al volante
• Suonate il clacson prima delle curve cieche sui tratti a una corsia. Lo fanno tutti, non è maleducazione: è il protocollo. • Tenete le distanze: i locali conoscono ogni curva a memoria e vanno molto più veloci di voi. Fateli passare, non fate gli eroi. • Non guidate di notte nei circhi. Nessun guardrail in molti punti, nessuna illuminazione, e i tornanti al buio sono un’esperienza che potete evitare. • Scaricate le mappe offline (Google Maps, Maps.me): nelle gole e nei circhi il segnale sparisce. • Tempi di percorrenza: raddoppiate quello che vi dice il navigatore su strade D. Sempre. Un giorno che dovevamo stare in macchina 2 ore e mezza siamo stati SEI. E le strade son piene di buchi. • Dopo la pioggia, sulle strade dei circhi le cascate finiscono letteralmente sull’asfalto e cadono sassi. Rallentate e non fermatevi sotto le pareti. |
E senza auto?
Esiste la rete di autobus, ma non penso neanche sia da considerare.
Dove dormire: come scegliere le basi
La Réunion non si visita da un unico albergo. È troppo lenta da attraversare. La formula che funziona è due o tre basi per un viaggio di dieci giorni, tre o quattro per due settimane.
Le basi che consiglio
| Base | Perché | Da qui raggiungete | Notti consigliate |
| La Saline-les-Bains / Saint-Gilles | La base costiera perfetta: sole quasi garantito, laguna balneabile, ristoranti, servizi | Maïdo, Dos d’Âne, Saint-Leu, Saint-Paul, immersioni e balene | 3–5 |
| Cilaos | Dentro il circo, a mille metri, con l’accesso ai trekking migliori | Piton des Neiges, La Chapelle, Îlet à Cordes, Col du Taïbit | 2–3 |
| Saint-Pierre | La città più viva del sud, mercato, ristoranti, ottima posizione per il sud selvaggio | Grand Anse, Langevin, Grand Coude, Manapany | 2 |
| Bourg-Murat / Plaine des Cafres | Base del vulcano: si dorme a un’ora dal Pas de Bellecombe | Piton de la Fournaise, Cité du Volcan, Bébour-Bélouve | 1–2 |
| Hell-Bourg (Salazie) | Il villaggio creolo più bello dell’isola, umido e verde | Trou de Fer, Piton d’Anchaing, Col des Bœufs per Mafate | 2 |
| Saint-Denis | Solo se avete un volo scomodo o volete la città coloniale | Poco altro: è lontana da tutto il resto | 0–1 |
| Info · la tassa di soggiorno
Come in Francia metropolitana, si paga una taxe de séjour comunale al check-in o al check-out, anche se avete già pagato tutto online. Varia da 1 € a notte a circa il 5% a seconda del comune e della categoria. Non è una fregatura, è la norma. |
Budget e prezzi
Buona notizia: si paga in euro e non ci sono cambi da fare. Notizia meno buona: la Réunion non è economica. I prezzi sono quelli francesi, con qualche rincaro dovuto all’insularità.
| Voce | Prezzo indicativo |
| Noleggio auto | ~50 €/giorno |
| Carburante | Livelli europei |
| Chambre d’hôtes / B&B | 80 € (media) – 200 € (boutique) |
| Piatto principale al ristorante | 20–25 € |
| Panino / sandwich baguette | ~5 € |
| Birra piccola | ~4 € |
| Calice di vino | ~6 € |
| Notte in rifugio di montagna | ~19 € (in tenda ~13 €) |
| Cena al rifugio | ~21 € |
| Colazione al rifugio | ~7 € |
| Immersione singola | ~65 € |
| Uscita whale watching | ~35 € |
| Volo in elicottero | Molto caro (varia parecchio), ma è l’esperienza più memorabile dell’isola |
La costa ovest e le lagune
È il “lato asciutto” dell’isola, quello riparato dagli alisei, ed è dove si concentra tutto quello che assomiglia a una vacanza balneare. È anche la base logistica migliore per i primi giorni.
Saint-Gilles-les-Bains e dintorni
La località di mare principale: porto turistico, ristoranti, locali, punto di partenza per immersioni e uscite in barca. È viva, a tratti chiassosa, e funziona bene come campo base. E’ molto carino come paesino, fa un po’ ridere che è un posto di mare ma non sai bene dove andare al mare.
Le Maïdo — il belvedere più famoso dell’isola
A 2.205 metri, affacciato su un precipizio che sprofonda dentro il Cirque de Mafate. È la vista della Réunion, quella delle cartoline: c’è un belvedere facilmente raggiungibile, la caldera è uno di quei posti in cui vai se o sei ricco (e ci vai in elicottero) o sei molto allenato (e ci vai a piedi).
- Circa 70 minuti di guida da La Saline-les-Bains, tutta curve.
- Partite entro le 8 del mattino, non più tardi. Entro mezzogiorno è quasi sempre nella nuvola.
- Parcheggio ampio in cima, con accesso immediato al belvedere.
- Fa freddo davvero, anche in piena estate australe. Portate una giacca.
- Lungo la strada di salita ci sono le distillerie di geranio (parfumeries come L’Alambic Bègue).
- Dal Maïdo partono anche due trekking importanti: il Sentier de Roche Plate, che scende dentro Mafate, e la salita al Grand Bénare (2.896 m), terza cima dell’isola.
Saint-Leu
Cittadina piacevolissima sul mare, con la chiesa di Notre-Dame de la Salette e pare si mangi bene. È la capitale del parapendio: fare il volo sulla laguna è la cosa più richiesta. Ma a Reunion sono andata incinta, e mi piace pensare che sia questa la scusa.. A Saint-Leu ci sono anche Kelonia, l’osservatorio delle tartarughe marine.
Saint-Paul e il suo mercato
Il mercato di Saint-Paul, il venerdì e il sabato mattina lungo il fronte mare, è il più grande e il più bello dell’isola: spezie, vaniglia, frutta che non avete mai visto, artigianato, rum arrangé. Non sapete cos’è? Neanche io lo sapevo, ma è piuttosto curioso perché è un prodotto artigianale che consiste nel far macerare frutta, spezie, erbe o caramelle all’interno del rum per un periodo che va da poche settimane a diversi mesi.
Dos d’Âne e Cap Noir
Villaggio d’altura poco frequentato, a circa 50 minuti da La Saline. Da qui parte il sentiero di Cap Noir: tre chilometri ad anello, un’ora e mezza, difficoltà media, e una vista su Mafate e sul pinnacolo della Roche Verre Bouteille che vale dieci volte lo sforzo. È il trekking panoramico con il miglior rapporto fatica/spettacolo dell’isola.

Cascade Langevin (Saint-Joseph.)
Altre soste sulla costa ovest
- Conservatoire Botanique National de Mascarin — giardino botanico di livello, a Saint-Leu, per capire gli endemismi dell’isola.
- Étang-Salé-les-Bains — spiaggia di sabbia nera vulcanica, atmosfera di villaggio, tramonti bellissimi.
- Le Jardin d’Éden, a Saint-Gilles — piccolo giardino botanico tematico.
Saint-Denis e il nord
Il capoluogo è spesso liquidato in fretta, e in parte a ragione: è una città amministrativa, caotica nelle ore di punta, senza grandi attrazioni. Ma se avete mezza giornata — tipicamente all’arrivo o prima del volo di ritorno — merita una passeggiata.
- Rue de Paris — la via delle grandi cases créoles ottocentesche, con i loro lambrequins (i merletti di legno traforato sotto le grondaie) e le varangues (le verande).
- Jardin de l’État — il giardino botanico storico, con il Museo di Storia Naturale.
- Le Grand Marché — mercato coperto dell’artigianato, buono per i souvenir.
- La moschea Noor-e-Islam e il tempio tamil — nel giro di poche centinaia di metri, un’ottima sintesi visiva del sincretismo dell’isola.
Poco fuori città, sulla strada per Sainte-Marie, si trova la cascata Niagara: facile, vicina, un buon riempitivo se avete un’ora.
Cirque de Cilaos
Se dovessi sceglierne uno solo, sceglierei Cilaos. È il circo più accessibile, il più secco, quello con il paese più vivo e con la maggiore concentrazione di trekking spettacolari. E’ il più hawaiiano di tutti. Diciamocelo: quando sono stata qui, ho risentito quel brividino.

Cirque de Cilaos (strada verso Cilaos) – guida definitiva per un viaggio a Réunion
La strada: RN5, quattrocento tornanti
Da Saint-Louis a Cilaos sono 35 chilometri e circa 400 curve. Ci sono tunnel scavati a mano, ponti a una corsia, tratti in cui la strada compie quasi un giro completo su sé stessa per guadagnare quota. È stata completata nel 1932, scavata praticamente senza esplosivi. È probabilmente la strada panoramica più bella dell’isola e sicuramente la più impegnativa: mettete in conto almeno 90 minuti, molti di più se vi fermate a fotografare (e vi fermerete). Realisticamente, molto di più.
Il paese
Cilaos sta a circa 1.200 metri, circondata da pareti verticali. È nata come stazione termale — le acque termali sono ancora la sua firma — e ha una vera identità: la chiesa di Notre-Dame des Neiges, il mercato, le case creole colorate, le botteghe di ricamo (broderie) tradizionale.
Due cose da mangiare e bere qui, obbligatorie: le lenticchie di Cilaos, piccole e saporitissime, coltivate nei terrazzamenti, e il vino di Cilaos, prodotto a queste altitudini improbabili. Il rosso è più convincente del bianco, per quello che vale la mia opinione di persona che ne ha assaggiato praticamente un sorso. Quindi non fidatevi. Cilaos comunque è minuscola.
Cosa fare a Cilaos
- La Roche Merveilleuse — dieci minuti dal paese, un belvedere che abbraccia tutto il circo. Imperdibile, e si arriva quasi in auto.
- Îlet à Cordes — 11 chilometri di strada (la D242) scavata nella parete, con tornanti da capogiro, fino a un villaggio isolato tra campi di lenticchie e frutteti. Il nome viene dalle corde con cui gli schiavi fuggitivi si calavano fin qui. È uno dei posti in cui si ha davvero l’impressione di aver viaggiato indietro nel tempo. Andateci al mattino, prima che le nuvole coprano tutto.
- Sentier de la Chapelle — 8 km andata e ritorno, circa 5 ore, moderato. Si cammina dentro una gola strettissima fino a una formazione rocciosa che sembra una cappella, con pozze in cui ci si può bagnare. Portate il costume.
- Cascade de Bras-Rouge — fino a 11 km, dalle 2,5 alle 4,5 ore a seconda della variante, facile-moderato.
- Col du Taïbit e Marla — 11,5 km, circa 6 ore, impegnativo. Il valico che collega Cilaos a Mafate: si può fermarsi al colle e tornare indietro, oppure scendere fino al villaggio di Marla.
- Le terme — se avete le gambe distrutte dopo il Piton des Neiges, sapete cosa fare.
- Il canyoning — Cilaos è uno dei centri europei più importanti per questa disciplina. Fleurs Jaunes e Bras Rouge sono canyon celebri. Qui ci sono davvero tantissime opzioni di sport estremi, questo avrei voluto farlo, ma già sono finita a farmi visitare senza fare nulla…non era il caso.
Belvédère sul Cirque de Cilaos: Vista panoramica che domina la conca vulcanica di Cilaos e le sue cime circostanti.

Belvédère sul Cirque de Cilaos: Vista panoramica che domina la conca vulcanica di Cilaos e le sue cime circostanti.
| Consiglio
Cilaos di notte, se il cielo è sereno, regala una Via Lattea che non vi aspettate. Poco inquinamento luminoso, quota alta, aria secca. Uscite dal paese di qualche centinaio di metri e guardate in su. |
Cirque de Salazie e Hell-Bourg
Salazie è il circo verde. È il più umido dei tre, e la conseguenza è che è letteralmente coperto di cascate: ce ne sono decine, e ne vedrete parecchie senza nemmeno scendere dall’auto.
Route de Salazie (o Route de Cilaos): Tratto stradale circondato dalla fitta vegetazione tropicale (chouchou/piante rampicanti) lungo i tornanti verso uno dei circhi dell’isola.

Route de Salazie (o Route de Cilaos): Tratto stradale circondato dalla fitta vegetazione tropicale (chouchou/piante rampicanti) lungo i tornanti verso uno dei circhi dell’isola.
La strada: D48
Da Saint-André si risale il corso della Rivière du Mât per 37 chilometri. Curve strette, tratti a una corsia, e due cascate celebri lungo il percorso: la Cascade Blanche e soprattutto il Voile de la Mariée (“velo della sposa”), un ventaglio di salti d’acqua su più livelli proprio a bordo strada.
Hell-Bourg
Classificato tra Les Plus Beaux Villages de France, ed è meritato. Nato come stazione termale ottocentesca, oggi è un museo a cielo aperto di architettura creola: case colorate con lambrequins traforati, giardini creoli ordinatissimi, la Maison Folio visitabile con il suo giardino. Ci si passeggia in un’ora e ci si torna volentieri.

Salazie (con un mini Gio) – guida definitiva per un viaggio a Réunion
Cosa fare a Salazie
- Piton d’Anchaing — 4 km andata e ritorno, circa 3 ore, medio. Si sale sul cono che sta in mezzo al circo (1.356 m), attraversando un ponte sospeso, tra campi di chouchou (sono una specie di ortaggio-frutto della famiglia delle cucurbitacee simile a una pera rugosa, dal sapore delicato a metà tra la zucchina e la patata… e non assomiglia a nient’altro!) e frutti della passione. Se volete farlo
- Il chouchou — la chayote, ortaggio simbolo del circo: la vedrete su pergolati ovunque, e la mangerete in gratin, in stufati, in torte. Ha un suo museo/laboratorio visitabile, ma veramente anche il museo del cetriolo strano non mi sono sentita di vederlo.
- Grand Îlet — proseguendo sulla D52 dalla D48 (si svolta al Voile de la Mariée) si arriva a questo villaggio d’altura sulla cresta che separa Salazie da Mafate, con un’atmosfera da fine del mondo e paesaggi quasi alpini.
- Col des Bœufs — da qui parte il principale accesso a piedi a Mafate (ne parliamo tra poco).
Cirque de Mafate: il posto che non somiglia a nessun altro
Mafate è la ragione per cui vale la pena venire fin qui. È un circo di quasi 100 km² senza una sola strada. Ci vivono circa ottocento persone in una decina di îlets — La Nouvelle, Marla, Roche Plate, Îlet à Bourse, Grand Place, Aurère e altri — e l’unico modo per arrivarci è a piedi o in elicottero. I rifornimenti arrivano per via aerea o sulle spalle degli abitanti.
Non è un parco a tema: è un posto dove la gente vive. I villaggi hanno scuole, pannelli solari, qualche piccolo negozio, gîtes che servono da mangiare e — sorprendentemente — il wi-fi. Ma tutto quello che vedete lì dentro ci è arrivato camminando o volando.
Come entrare a Mafate (le tre porte principali)
| Accesso | Percorso | Distanza / tempo | Difficoltà |
| Col des Bœufs (da Salazie) | Fino a La Nouvelle | 11 km A/R · ~5,5 h con pausa | Media |
| Le Maïdo (dalla costa ovest) | Fino a Roche Plate | 10 km A/R · ~5,5 h | Media, ma con forte dislivello |
| Col du Taïbit (da Cilaos) | Fino a Marla | 11,5 km A/R · ~6 h | Impegnativa |
Mafate in giornata: si può?
Sì, e l’opzione migliore è Col des Bœufs → La Nouvelle. Il parcheggio al colle (2.011 m) è a pagamento e sorvegliato. Da lì si scende dentro il circo — e il cambio di clima appena si supera la cresta è brusco e bellissimo — fino al villaggio. Partenza consigliata alle 9, rientro verso le 14:30. A La Nouvelle si pranza in uno dei due o tre ristorantini: il Ti Chouchou sulla via principale è un’istituzione.
Mafate come dovrebbe essere fatto: due o tre giorni
La verità è che Mafate in giornata è un assaggio. Il vero Mafate è camminare da un îlet all’altro, dormire nei gîtes, alzarsi con la nebbia che si alza dal fondo del circo. Però qui stiamo parlando del fatto che dovreste avere 20 giorni di vacanza e non abbinarlo a nient’altro.
Un classico di tre giorni: Col des Bœufs → La Nouvelle → Marla → Trois Roches → Roche Plate → salita al Maïdo. Servono gambe, prenotazioni fatte per tempo e molta molta autonomia.
| Attenzione · portate contanti
Dentro Mafate non ci sono bancomat e molte strutture accettano solo contanti. Portateli con voi, insieme ad acqua abbondante, snack, un cambio di vestiti, bastoncini e protezione solare. E ricordatevi che ogni rifiuto che portate dentro deve uscire con voi. |
Il Piton de la Fournaise e le Plaines
Ecco l’altro grande motivo per venire alla Réunion. Il Piton de la Fournaise è uno dei vulcani più attivi del pianeta e uno dei pochissimi che si possa avvicinare a piedi camminando dentro la sua caldera.
E la strada che vi ci porta, ve lo giuro, è identica a quella che va sull’Haleakala a Maui, uguale.

Plaine des Sables: Il paesaggio vulcanico lunare e desertico che si attraversa percorrendo la strada per raggiungere il cratere del Piton de la Fournaise.
La salita in auto: la RF5
Da Bourg-Murat, sulla Plaine des Cafres, si imbocca la strada del vulcano. È un percorso che cambia paesaggio ogni dieci minuti e va fatto con calma, fermandosi:
- Nez de Bœuf — belvedere su una valle scavata da trecentomila anni di erosione. Impressionante.
- Pas des Sables — una piana di ceneri vulcaniche completamente desertica. Sembra un altro pianeta, e il contrasto con la foresta di venti minuti prima è spiazzante.
- Pas de Bellecombe — 311 m, il capolinea. Da qui si affaccia sull’Enclos Fouqué, la caldera, e si vede il cono del vulcano con il Formica Leo, il cratere piccolo e perfetto in primo piano.
Il trekking al cratere Dolomieu
| Dato | Valore |
| Partenza | Pas de Bellecombe (2.311 m) |
| Distanza | ~12 km andata e ritorno |
| Durata | 4,5 – 5,5 ore |
| Dislivello | ~650 m (con circa 600 gradini per scendere nell’Enclos) |
| Difficoltà | Impegnativa per il terreno, non tecnica |
| Segnaletica | Bolli bianchi dipinti sulla lava — seguiteli e basta |
Si scende la scalinata dentro la caldera, si attraversa un campo di lava solidificata che è un paesaggio lunare vero e proprio — corde di lava, tunnel collassati, colori dal nero al rame — e si risale sul bordo del cratere Dolomieu, largo circa 400 metri e profondo 300. È una delle escursioni più belle che si possano fare in Europa, e tecnicamente questa è Europa.
Oppure potete fare come ho fatto io, e parcheggiare, andare a vedere la caldera dall’alto e dire quanto è stata bella.
| Attenzione · l’Enclos può chiudere da un momento all’altro
Quando il vulcano dà segni di risveglio, la Prefettura chiude l’accesso all’Enclos Fouqué senza preavviso, a volte per settimane. Non partite mai senza avere verificato lo stato di apertura il giorno stesso. Le fonti da controllare sono l’Observatoire Volcanologique du Piton de la Fournaise (OVPF-IPGP) per l’attività e il sito della Préfecture de La Réunion per i divieti ufficiali. C’è anche un cancello fisico al Pas de Bellecombe con orari di apertura: informatevi il giorno prima. Ed ecco il paradosso bellissimo di quest’isola: se il vulcano sta eruttando, il sentiero è chiuso ma dal Pas de Bellecombe potete vedere le fontane di lava. Molti ci vanno di notte. È un’esperienza che vale il viaggio da sola. |
Le Plaines
- Cité du Volcan, a Bourg-Murat — museo interattivo davvero ben fatto sul vulcanismo dell’isola. Ottimo piano B con la pioggia e ottima preparazione prima della salita.
- Grand Bassin — un villaggio in fondo a una gola, raggiungibile solo a piedi, soprannominato “mini Mafate”. Dal Belvédère de Bois Court lo si guarda dall’alto insieme alla sua cascata; scendere e risalire è un’escursione di 10 km e circa 5 ore.
- Forêt de Bébour-Bélouve — foresta pluviale d’altura di tamarini coperti di muschio e felci arboree. Bellissima e umidissima.
- Trou de Fer — dal Gîte de Bélouve (si arriva su strada forestale) parte il sentiero verso il belvedere sul “buco di ferro”: una voragine di 300 metri in cui precipita una cascata di 695 metri, la più alta di Francia. Sono 9 km A/R, 3,5-4 ore, difficoltà facile, su passerelle di legno dentro una foresta primaria da film. Zona umidissima: impermeabile obbligatorio, e la vista sul Trou de Fer si libera solo se siete lì presto.
Il sud selvaggio: dove la lava incontra l’oceano
Il sud è la parte dell’isola con più carattere. Niente lagune, niente resort: scogliere nere, spiagge di sabbia scura, fiumi con pozze d’acqua dolce e colate laviche che arrivano fino al mare.
- Grande Anse — una baia a ferro di cavallo con palme e sabbia chiara, forse la più fotogenica dell’isola. Il mare è pericoloso e la balneazione non è consentita, ma c’è una piscina naturale artificiale e un’area pic-nic bellissima. Perfetta per un pranzo all’ombra.
- Manapany-les-Bains — piccola baia con bassin naturale, atmosfera locale.
- Grand Coude — un pianoro stretto a 200 metri con valli profonde su entrambi i lati. Un posto surreale, poco battuto. Anche qui: al mattino, prima delle nuvole. È anche la zona del tè e del géranium.
- Rivière Langevin — nove chilometri di strada che risale la valle del fiume. È il posto in cui i réunionnais vanno la domenica con la pentola e il telo. In fondo c’è la Cascade de Grand Galet, un ventaglio di getti che si tuffano in una pozza limpida; poco prima, la Cascade du Trou Noir, più nascosta, a dieci minuti a piedi, con una piscina naturale in cui si nuota. Portate costume e maschera.
- Cap Méchant — falesie di basalto nero verticali contro l’oceano, vegetazione di vacoas piegata dal vento. Drammatico.
- La Route des Laves — il tratto di RN2 tra Saint-Philippe e Sainte-Rose che attraversa il Grand Brûlé, la grande pista lungo cui il vulcano scarica la lava fino al mare. Si guida letteralmente sopra le colate, datate una per una dai cartelli. La strada viene chiusa e ricostruita a ogni eruzione importante: verificate prima di partire.
- Plage du Tremblet — la spiaggia di sabbia nera nata dall’eruzione del 2007. Letteralmente una delle spiagge più giovani del mondo.
- Le Puits des Anglais e Le Puits Arabe — pozze e formazioni laviche lungo la costa sud.
La costa est: la Réunion verde e umida
La costa sopravento è la più piovosa, la meno turistica e — se accettate di bagnarvi — una delle più belle. Qui la vegetazione è esagerata e le cascate cadono a bordo strada. Non sottovalutate caldo e umidità, perché qui si fanno sentire.
- Notre-Dame des Laves, a Piton Sainte-Rose — la chiesetta che nell’eruzione del 1977 fu circondata dalla colata senza essere distrutta: la lava si aprì attorno all’edificio e si fermò sulla soglia. È rimasta com’era, con la lava tutt’intorno. Che ci crediate o no alla parte miracolosa, l’immagine è impressionante.
- Anse des Cascades — un boschetto di palme secolari con cascate che finiscono quasi in mare. Bellissimo per un pic-nic.
- Belvedere di Takamaka (D53 da Bras-Panon) — si risale verso uno dei posti più piovosi della Terra, con sei-sette metri di pioggia all’anno. Il belvedere sulla valle, con le sue cascate multiple che precipitano dalle pareti, è spettacolare. Andateci presto al mattino: qui la finestra di visibilità è ancora più corta che altrove.
- Grand Étang — un lago d’alta quota circondato da pareti verdi, raggiungibile con una camminata facile. Molto bello con il sole, molto atmosferico con la nebbia.
- Domaine du Grand Hazier e le coopératives de vanille (Provanille a Bras-Panon) — le visite alle piantagioni di vaniglia Bourbon, con la spiegazione dell’impollinazione manuale inventata da Edmond Albius. Interessantissime.
- Sainte-Suzanne e la Cascade Niagara — cascata facile e accessibile, con il faro storico poco distante.
- Saint-André — il centro della comunità tamil dell’isola, con il tempio del Colosse. Se capitate durante una festa indù, è un’esperienza a sé.
I trekking, in tabella
Qui c’è il cuore del viaggio. La Réunion ha oltre mille chilometri di sentieri segnalati, inclusi i due grandi percorsi a tappe GR R1 (il “tour del Piton des Neiges”) e GR R2 (la traversata dell’isola da Saint-Denis a Saint-Philippe). Questa tabella raccoglie le escursioni in giornata più significative.
| Sentiero | Partenza | Km (A/R) | Ore | Difficoltà | Cosa si vede |
| Cap Noir | Dos d’Âne | 3 (anello) | 1,5 | Media | Uno dei belvedere più belli sull’isola, Roche Verre Bouteille |
| Piton d’Anchaing | Cirque de Salazie | 4 | 3 | Media | Cima a 1.356 m in mezzo al circo, ponte sospeso |
| La Fenêtre des Makes (PR18) | La Fenêtre (1.580 m) | 5,2 (anello) | 3,5 | Media | Vista su Cilaos, foresta di cedri, quasi nessun turista |
| Sentier de la Chapelle | Cilaos | 8 | ~5 | Moderata | Gola strettissima, formazione a “cappella”, pozze balneabili |
| Trou de Fer | Gîte de Bélouve | 9 | 3,5–4 | Facile | Voragine di 300 m, cascata di 695 m, foresta primaria |
| Sentier de Roche Plate | Le Maïdo | 10 | 5,5 | Media | Discesa dentro Mafate dal versante ovest |
| Grand Bassin | Belvédère de Bois Court | 10 | 5 | Moderata | Il villaggio isolato “mini Mafate” e la sua cascata |
| Cascade de Bras-Rouge | Cilaos | fino a 11 | 2,5–4,5 | Facile/Media | Cascata e gola dentro il circo |
| Col des Bœufs → La Nouvelle | Col des Bœufs (2.011 m) | 11 | 5,5 | Media | L’ingresso classico a Mafate |
| Col du Taïbit → Marla | Cilaos | 11,5 | ~6 | Impegnativa | Il valico tra Cilaos e Mafate |
| Cratere Dolomieu | Pas de Bellecombe | 12 | 4,5–5,5 | Impegnativa | Il cuore del vulcano attivo, Formica Leo, campi di lava |
| Piton des Neiges | Cilaos | 15 | 7,5+ | Molto impegnativa | 3.069 m, alba a 360° su tutta l’isola |
| Grand Bénare | Le Maïdo | 15,5 | 7 | Impegnativa | 2.896 m, terza cima, affaccio su Cilaos e Mafate insieme |
| Info · sui numeri di questa tabella
Lunghezze, dislivelli e tempi variano sensibilmente da fonte a fonte, soprattutto sui percorsi ad anello con varianti e su quelli che si possono accorciare. Prendeteli come ordine di grandezza, non come vangelo: un sentiero da 8 km non diventerà da 20, ma un’ora di differenza è normalissima. Verificate sempre difficoltà e stato del sentiero presso gli uffici del turismo locali e sul sito del Parco Nazionale prima di partire. |
Il Piton des Neiges: come si fa davvero
È il trekking simbolo dell’isola, e merita un paragrafo suo perché è impegnativo sul serio: 1.662 metri di dislivello dal fondo del circo alla cima. Farlo in giornata è possibile solo per gente molto allenata.
Queste informazioni sono frutto di studio e non della mia esperienza diretta, non ho le gambe per farlo, quando ero a Reunion ero incinta quindi avevo una scusa in più. In teoria, la formula corretta è su due giorni:
- Giorno 1 — partenza da Cilaos (o dal parcheggio di Le Bloc, raggiungibile anche con la navetta pubblica) nel primo pomeriggio. Si sale nella foresta pluviale, si supera il punto acqua, e poi comincia la parte cattiva: tornanti continui fino al rifugio. Arrivo attorno alle 16:30 al Gîte de la Caverne Dufour, a 478 metri. Cena verso le 18:30, e a letto presto.
- Giorno 2 — sveglia alle 3:00, partenza alle 3:30 con la frontale. Circa un’ora e un quarto-due ore di salita su terreno completamente arido, che sembra un documentario su Marte. Alba attorno alle 5:45 con vista a 360° su tutta l’isola, i tre circhi e il vulcano. Discesa al rifugio in un’ora, colazione, e poi 2-2,5 ore fino al fondovalle. Si rientra a Cilaos verso le 11.
| Attenzione · in cima fa freddo davvero
A 3.069 metri, prima dell’alba, in inverno australe, si va sotto zero con vento. Servono piumino, guanti, berretto, scaldacollo. Ogni anno c’è chi ci arriva in felpa e ci sta cinque minuti tremando invece di godersi l’alba per cui si è alzato alle tre. Non siate quella persona. |
Regole generali per camminare qui
- Attaccate il sentiero entro le 10, idealmente alle 8. Non è pignoleria: è l’unica difesa contro le nuvole che qui arrivano col timer.
- Portate più acqua di quanta pensiate — almeno 1,5-2 litri a testa per una mezza giornata, di più sul vulcano dove non c’è ombra.
- Scarponi con suola rigida. Il terreno è quasi sempre roccia vulcanica irregolare, radici, gradini. Le scarpe da ginnastica non bastano.
- Scaricate le tracce GPX offline (AllTrails, Visorando, l’app del Parco). Il segnale sparisce nei circhi.
- Meteo France è la fonte affidabile per le previsioni regionali dell’isola. Controllatelo ogni sera per il giorno dopo.
- È raro trovare un metro piano. Si sale o si scende, sempre. Calcolate i tempi con generosità.
Rifugi e gîtes di montagna: come funzionano
Per dormire a Mafate, sotto il Piton des Neiges o vicino al vulcano si usano i gîtes d’étape. Sono strutture semplici, in camerata, spesso con mezza pensione. Non sono alberghi e non fingono di esserlo.
Il Gîte de la Caverne Dufour (Piton des Neiges)
| Quota | ~2.478 m |
| Capienza | 48 posti in 4 camerate con letti a castello, più circa 32 posti in tende (indicativamente da maggio a novembre) |
| Prezzi indicativi | ~19 € a persona la notte (~13 € in tenda) · cena ~21 € · colazione ~7 € |
| Comfort | Molto spartano: niente docce, pochi lavabi (a volte senza acqua in stagione secca), servizi chimici |
| Prenotazione | Obbligatoria, e per i pasti almeno 48 ore prima. Nei weekend e nelle vacanze scolastiche si riempie con largo anticipo |
I gîtes di Mafate
Nei villaggi del circo i prezzi vanno indicativamente da 60 a 200 € a notte a seconda del comfort e della formula (mezza pensione o solo pernottamento). Alcuni organizzano anche escursioni guidate.
| Consiglio · come si prenota
• Il canale principale è la centrale di prenotazione dell’Île de la Réunion Tourisme e i portali degli uffici del turismo regionali (ovest e sud), che gestiscono gran parte dei rifugi e dei gîtes di montagna. • Molti gîtes si possono anche contattare direttamente per telefono. Un francese basico aiuta parecchio. • Prenotate con mesi di anticipo se viaggiate in alta stagione: i gruppi europei riempiono i posti presto, e a Mafate le alternative non esistono. • Confermate sempre i pasti insieme al posto letto: nei gîtes remoti non c’è nessun ripiego. • Portate: sacco lenzuolo, tappi per le orecchie, mascherina, frontale, ciabatte, carta igienica, asciugamano, batteria portatile. Sapone e shampoo spesso non ci sono. |
Le strade panoramiche
Alla Réunion la strada è metà del viaggio. Queste sono le più belle, con i dati essenziali.
| Percorso | Strada | Lunghezza | Difficoltà | Perché farla |
| Saint-Louis → Cilaos | RN5 | 35 km · ~400 curve | Molto alta | La più bella dell’isola. Tunnel scavati a mano, ponti a una corsia, opera d’ingegneria del 1932 |
| Cilaos → Îlet à Cordes | D242 | 11 km | Alta | Scavata nella parete, tornanti serrati, villaggio fuori dal tempo. Al mattino |
| Saint-André → Hell-Bourg | D48 | 37 km | Media-alta | Segue la Rivière du Mât tra cascate: Cascade Blanche e Voile de la Mariée |
| Hell-Bourg → Grand Îlet | D48 poi D52 | — | Media | Cresta tra Salazie e Mafate, Piton d’Anchaing, atmosfera alpina |
| Saint-Paul → Le Maïdo | Route du Maïdo | — | Media | Dalla costa alla vegetazione d’alta quota, distillerie di geranio lungo la strada |
| Bourg-Murat → Pas de Bellecombe | RF5 | — | Media | L’unica via al vulcano: Nez de Bœuf, Pas des Sables, paesaggio lunare |
| Bras-Panon → Takamaka | D53 | — | Bassa-media | Verso il posto più piovoso dell’isola, cascate a bordo strada |
| Rivière Langevin | — | 9 km nell’entroterra | Facile | Risale il fiume fino a Grand Galet, pozze balneabili, pic-nic |
| Saint-Philippe → Sainte-Rose | RN2 (Route des Laves) | — | Media | Si guida sopra le colate del Grand Brûlé. Cap Méchant. Chiusure frequenti dopo le eruzioni |
| Manapany → Grand Coude | — | — | Media | Sale a 1.200 m su un pianoro stretto tra due valli profonde. Surreale |
Spiagge e squali: perché non è una meta marittima
Questo è il punto in cui devo essere il più chiara possibile, perché è una questione di sicurezza vera.
La Réunion ha 207 chilometri di costa, di cui solo una ventina di chilometri sono spiagge di sabbia. E soprattutto: tra il 2011 e il 2019 l’isola ha concentrato una quota altissima degli attacchi mortali di squalo registrati nel mondo.
Quindi più che alle Hawai’i. Da allora la situazione è cambiata radicalmente — c’è un dispositivo di sorveglianza strutturato, con vigilanti in acqua, e le zone in cui si può entrare sono ben definite e segnalate.
| Attenzione · la regola, senza sfumature
Si fa il bagno solo nelle lagune protette dalla barriera corallina e nelle zone sorvegliate autorizzate (le “ZONEX”), negli orari di sorveglianza. Fuori da quelle aree la balneazione e le attività nautiche sono vietate per ordinanza prefettizia. Non è un consiglio prudenziale: è un divieto, ed esiste per un motivo molto concreto. • Rispettate sempre bandiere e segnaletica. Le fiamme arancioni/rosse indicano il rischio squalo. • Non entrate in acqua all’alba, al tramonto, dopo forti piogge o con acqua torbida. • Non lasciate mai i bambini senza sorveglianza, nemmeno in laguna. • Chiedete ai bagnini: sanno delle correnti locali cose che non troverete su nessun sito. • Informazioni aggiornate: il portale ufficiale info-requin.re e il Centre Sécurité Requin. |
Dove si può nuotare
Le lagune protette sono tutte sulla costa ovest, tra Saint-Gilles e L’Étang-Salé, più alcune zone attrezzate a Saint-Pierre.
| Spiaggia | Sabbia | Bagno | Note |
| Plage de l’Hermitage | Bianca | Sì, laguna protetta | La più popolare dell’isola. Filari di casuarine per l’ombra. Affollatissima nei weekend |
| Plage de la Saline | Sale e pepe | Sì, laguna protetta | Più tranquilla. Ottimo snorkeling (corallo in parte sbiancato, ma tanti pesci). Bar e ristoranti sul mare |
| Plage des Brisants | Chiara | Sì, meglio verso l’Hermitage | 2,5 km, molto frequentata dai locali. Il lato Saint-Gilles non è adatto al bagno |
| Boucan Canot | Chiara | Zona attrezzata e sorvegliata | Una delle più larghe, con piscina naturale. Atmosfera più chic |
| Plage des Roches Noires (Saint-Gilles) | Chiara | Zona sorvegliata | In pieno centro, comoda, snorkeling discreto |
| Saint-Leu | Chiara | Laguna / zone autorizzate | Snorkeling molto buono, base per il diving |
| Plage de l’Étang-Salé | Nera vulcanica | Solo zone autorizzate | Fuori laguna per gran parte. Spettacolare al tramonto |
| Grande Anse (sud) | Chiara con palme | No in mare aperto | Baia a ferro di cavallo bellissima, piscina naturale, area pic-nic e parcheggio |
| Plage du Tremblet (sud-est) | Nera, del 2007 | No | Da vedere, non da usare: nata da un’eruzione |
| Consiglio
La domenica le spiagge della costa ovest si riempiono di famiglie réunionesi con tavolate, barbecue e musica. È bellissimo da vedere ed è la vera vita dell’isola — ma trovare parcheggio dopo le 9 del mattino è un’impresa. Se volete la spiaggia tranquilla, andateci in settimana; se volete l’atmosfera, andateci la domenica ma prestissimo. |

L’Étang-Salé – guida definitiva per un viaggio a Réunion
Mare, balene e adrenalina
Balene megattere
Da giugno a ottobre le megattere risalgono dall’Antartide per riprodursi nelle acque calde della Réunion, e la costa ovest diventa un punto di osservazione eccezionale. Le uscite partono soprattutto da Saint-Gilles e costano attorno ai 35 €. Fuori stagione, delfini (stenelle e tursiopi) si avvistano tutto l’anno.
Se volete un operatore rispettoso, qui trovate l’opzione su Get Your Guide di Bato Pei.
| Info · le regole 2026 per l’osservazione dei cetacei
La normativa è stata inasprita e viene fatta rispettare con controlli in mare per tutta la stagione. In sintesi: • Stagione autorizzata per l’osservazione: 1° luglio – 30 settembre. • Massimo tre imbarcazioni contemporaneamente sullo stesso gruppo di cetacei. • Velocità massima 4 nodi entro 300 metri dagli animali. • Osservazione consentita dalle 9:00 alle 16:00 (fino alle 18:00 per imbarcazioni a propulsione decarbonizzata). • Messa in acqua consentita solo a condizioni precise: massimo 7 persone accompagnamento incluso, per 30 minuti, e solo tra le 9:00 e le 13:00. • Riferimento normativo: ordinanza prefettizia n. 944 del 4 giugno 2025, modificata dalla n. 1098 del 27 giugno 2025. Scegliete operatori certificati che aderiscono alla carta di buona condotta. Le regole possono cambiare di stagione in stagione: verificate prima di prenotare. |
Immersioni e snorkeling
I centri principali sono a Saint-Gilles e Saint-Leu. Si scende su coralli duri, pareti e secche con pesci leone, barracuda, tartarughe. Una nota organizzativa: qui si fa quasi sempre un’immersione per uscita, non due come in altre destinazioni. Costo indicativo 65 €. Per lo snorkeling non serve barca: la laguna della Saline e quella dell’Hermitage si fanno da riva, portandosi maschera e boccaglio da casa.
Le altre cose da fare
- Volo in elicottero — costoso, ma è l’esperienza che tutti ricordano. In circa 45 minuti si sorvolano i tre circhi, il Piton des Neiges, il Trou de Fer e il vulcano. È l’unico modo per capire davvero la forma di quest’isola, e se il budget lo consente è il singolo acquisto che consiglio di più. Si vola al mattino presto (indicativamente dalle 7:20), prima delle nuvole. Prenotate con anticipo. L’opzione col miglior rapporto qualità prezzo la trovate qui
- Parapendio — su tutti, Saint-Leu: decollo dai pendii, atterraggio in riva alla laguna.
- Canyoning — Cilaos, Salazie e Langevin. Salti, tobogan naturali, calate in corda in gole spettacolari. Sempre con guida.
- Surf — attenzione: la pratica è fortemente limitata dalle stesse ordinanze che regolano la balneazione. Non improvvisate.
- Quad, mountain bike, vie ferrate — l’offerta outdoor è larghissima. Piattaforme come i portali locali di attività o i grandi marketplace di escursioni coprono quasi tutto.
Cosa si mangia (e perché ve ne innamorerete)
La cucina creola réunionese è una delle cose migliori dell’isola e uno dei motivi per cui ci si torna. È l’incrocio di Francia, India, Africa, Madagascar e Cina, ed è speziata ma non violenta — a meno che non affondiate il cucchiaio nel rougail piccante, e a quel punto sono affari vostri.
I piatti da provare
- Rougail saucisse — il piatto nazionale: salsicce creole in umido con pomodoro, zenzero, aglio, peperoncino e curcuma. Si mangia con riso e grains.

- Cari (o carry) — la base della cucina locale: cari poulet, cari poisson, cari camarons (gamberi di fiume). Non è il curry indiano, ha una sua identità.
- Civet de cerf / civet zourite — stufato di cervo, o di polpo. Entrambi ottimi.
- I grains — legumi che accompagnano sempre: lenticchie (quelle di Cilaos sono le migliori), fagioli bianchi, piselli del Capo.
- Rougail — il condimento a parte, a base di peperoncino pestato con pomodoro, limone o mango. Piccantissimo. Assaggiate con la punta della forchetta.
- Bouchons — ravioli al vapore di eredità cinese, il classico spuntino da camion-bar.
- Samoussas — triangolini fritti ripieni, da pochi centesimi l’uno. Il cibo di strada per eccellenza.
- Gratin de chouchou — la chayote di Salazie gratinata. Semplice e buonissimo.
- Frutta — avocado enormi, litchi (in dicembre), mango, ananas Victoria piccolissimo e dolcissimo, frutti della passione.
Da bere
- Dodo — la birra locale, si chiama così per l’uccello estinto delle Mascarene. È ovunque.
- Rhum arrangé — rum macerato con vaniglia, frutta, spezie, erbe. Ogni casa ha la sua ricetta e ogni proprietario di B&B ve ne offrirà uno. È più forte di quanto sembri.
- Vino di Cilaos — curiosità enologica coltivata in quota. Il rosso regge meglio del bianco.
- Punch créole — dolce e insidioso.
- Caffè Bourbon pointu — varietà storica dell’isola, rarissima e costosa. Se lo trovate, provatelo.
| Consiglio · come si mangia davvero
• Le tables d’hôtes — cene servite dai proprietari di chambres d’hôtes, con menu unico casalingo — sono l’esperienza gastronomica migliore dell’isola. Si prenotano il giorno prima. Non saltatele. • Molti ristoranti chiudono il lunedì, perché lavorano la domenica. • La domenica i locali sono presi d’assalto dalle famiglie: prenotate o cambiate giorno. • I camion-bar lungo strada e nei parcheggi dei belvedere fanno pranzo veloce a prezzi umani. • Mancia: come in Francia, il servizio è incluso e non è necessaria. Arrotondare per un servizio eccezionale è gradito, non atteso. |
Info pratiche, tutte insieme
SIM, dati e connettività
Essendo territorio francese, la Réunion rientra nel roaming europeo: con un piano italiano navigate come a casa, entro i limiti del vostro operatore. Verificate però il vostro piano prima di partire, perché non tutte le offerte includono i DOM alle stesse condizioni. In alternativa si compra una SIM locale in città — non in aeroporto, dove generalmente non le vendono ai turisti. Scaricate comunque tutto offline: mappe, traduttore, tracce dei sentieri. Nei circhi e nelle gole il segnale sparisce.
Lingua
Francese ovunque, creolo tra i locali, inglese poco parlato anche nel turismo. Qualche frase di francese vi cambia il viaggio, soprattutto per prenotare gîtes e tables d’hôtes al telefono.
Salute
- Dengue: La trasmissione della dengue a Réunion rimane a livelli bassi e sporadici nel 2026, presente ma con casi rari (qui trovate gli aggiornamenti mondiali)
- Acqua: generalmente potabile dal rubinetto, ma chiedete al vostro alloggio, perché in alcune zone e dopo forti piogge ci sono raccomandazioni diverse. Mai bere da torrenti e bassin… Vabeh, ma non vi devo dire di non bere dalle pozzanghere dai.
- Tessera sanitaria europea (TEAM): portatela, è territorio francese e vale come in Europa
- Assicurazione di viaggio: prendetela comunque, soprattutto per il soccorso in montagna e l’annullamento. Noi facciamo sempre la Columbus e qui trovate uno sconto del 10% con il codice BTG022
- Nessuna vaccinazione obbligatoria per l’ingresso dall’Italia.
Sicurezza generale
La Réunion è un’isola tranquilla. La microcriminalità esiste ma è contenuta: non lasciate mai niente in vista nell’auto, soprattutto ai parcheggi dei sentieri e dei belvedere, che sono i punti più esposti. Se lasciate l’auto una notte per un trekking, valutate un parcheggio sorvegliato o la navetta pubblica.
Guida agli orari
- Alba e tramonto sono presto e non cambiano molto: fa buio tra le 17:30 e le 19 a seconda della stagione, e il crepuscolo tropicale è brevissimo. Non fatevi sorprendere su un sentiero.
- Molti ristoranti chiudono il lunedì e servono a orari francesi (pranzo 12-14, cena 19-21).
- Domenica: negozi chiusi, spiagge e fiumi pieni, ristoranti da prenotare.
- I musei e i siti chiudono presto, spesso alle 17.
Uffici del turismo
Gli offices de tourisme regionali (ovest, sud, est, nord) sono utilissimi: hanno le mappe dei sentieri, le condizioni aggiornate e gestiscono le prenotazioni dei gîtes. Il portale ufficiale dell’isola è reunion.fr. Passateci il primo giorno.
Gli errori da non fare:
1 – Arrivare pensando sia un’isola da mare. È una montagna con un po’ di spiaggia intorno. Se non vi va di camminare, la Réunion vi darà un decimo di quello che ha.
2- Dormire fino a tardi. Ve l’ho scritto quattro volte perché è il vero spartiacque tra un bel viaggio e un viaggio nella nebbia.
3- Sottovalutare i tempi di percorrenza. Cinquanta chilometri sulla carta possono voler dire due ore vere. Non incastrate tre zone in un giorno.
4- Prenotare i rifugi all’ultimo. Se volete il Piton des Neiges o una notte a Mafate in alta stagione e prenotate due settimane prima, non lo fate. Punto.
5- Fare il bagno fuori dalle zone autorizzate. Non è una questione di coraggio. È una regola, ed esiste per un motivo serissimo.
6- Non controllare lo stato del vulcano. L’Enclos chiude senza preavviso. Verificate il giorno stesso, non tre giorni prima.
7- Portare solo vestiti estivi. Sotto zero all’alba sul Piton des Neiges. In infradito lassù non si ride.
8- Restare solo sulla costa ovest. È comodissima e bellissima, ma il vero cuore dell’isola è a due ore di tornanti da lì.
| Info · una nota finale sui dati
Prezzi, orari, distanze e tempi riportati in questa guida provengono dalle fonti consultate e sono indicativi. Su un’isola in cui il vulcano rifà la geografia ogni due anni, le ordinanze cambiano di stagione e le strade si chiudono dopo ogni ciclone, l’unica regola sensata è verificare sempre il giorno prima: sul sito della Prefettura per divieti e chiusure, sull’osservatorio vulcanologico per il vulcano, su Météo-France per il meteo e presso gli uffici del turismo per sentieri e rifugi. Prendete tutto con le pinze giuste, insomma. |

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