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Nevada, USA

Il Nevada oltre Las Vegas: cosa fare nel Silver State oltre il gioco d’azzardo

Nevada = Las Vegas. Sfatiamo questo mito? Questo gigantesco e desolato stato (286 367 km²… Fate conto che è esteso quasi come l’Italia ma con circa 3 milioni di abitanti. In Italia siamo 60 milioni) è nell’immaginario comune sono deserto e qua e là dei gran casinò dove vecchietti di tutti gli States vanno a giocarsi la pensione. Vero, ok. Ma non è solo quello dai!

Quindi vi porto alla scoperta di un Nevada insolito, ma assolutamente interessante (ovviamente nella natura più estrema). L’itinerario attraverso il Silver State ovviamente parte da Las Vegas, primo avamposto dopo la California.

A proposito, sapete perché si chiama Silver state? Questo soprannome è nato negli anni della famosa corsa all’argento della metà del 1800, quando l’argento veniva letteralmente spalato dal terreno, dove grosse croste grige si erano formate sulla superficie del deserto. Pazzesco. Già che ci siamo cito anche il motto nazionale, che è a abbastanza figo: “Battle Born Nevada”. In realtà c’è un po’ di confusione a riguardo. Il motto ufficiale non era non era questo, ma bensì ““All for Our Country” (che è quello tutt’ora ufficiale). Questo motto – nato nel  1864 con l’ammissione del Nevada come stato agli Stati Uniti d’America – serviva più che altro a ricordare ” sì ok, siamo una stato ma dobbiamo combattere per il nostro paese”… Ma come potete ben immaginare, nel parlare comune (e poi sulla bandiera), quello più sostenuto è l’altro motto. Battle Born Nevada è decisamente più figo.

In questo ultimo viaggio abbiamo dormito a Downtown, la parte vecchia di Las Vegas, e vi assicuro che la mattina fa più paura che la sera, con una serie di relitti umani che girano per la città.

La parte vecchia è stata estremamente riqualificata negli ultimi anni, da Fremont Street fino ad arrivare alle zone più “periferiche”: ci sono spesso concerti gratuiti e intrattenimento, proprio per fare in modo che la zona non si svuoti.

Recentemente oltretutto hanno anche aperto un nuovo piccolo centro commerciale – il Downtown Container Park – che ha anche diversi posticini interessanti in cui mangiare.

Se partite presto potrete trovate davvero tantissime tappe interessanti in qualsiasi direzioni andiate. Appena fuori dalla città ci sono due parchi di cui parlo spesso: la Valley of Fire (potete trovare tutte le informazioni qui) e il Red Rock Canyon.

Poi siamo partiti molto presto, in direzione nord, per arrivare poi il serata ad Ely.

La prima tappa è stato il Kershaw Ryan State Park (costo 5 $ a macchina), un parco decisamente sconosciuto.

L’interno è carino e attrezzato, sia per fare trekking che per rilassarsi (ci sono anche i giochi per i bambini). Il trekking più lungo – il Canyon Overlook Trail –  è di 1,4 miglia, non è particolarmente faticoso ma diciamo che non riesco ad immaginarlo d’estate se già ad aprile si cuoceva. La vista dall’alto è davvero affascinante perchè ovviamente si affaccia sul canyon.

Il paesaggio è curioso perché è una specie di oasi nel deserto: ci sono alberi da frutto e una natura (abbastanza) rigogliosa. Cioè, lo è alla grande se si guarda il resto che lo circonda.

Il parco prende il nome da Samuel e Hannah Kershaw che si trasferirono per la prima volta nella vicina Meadow Valley Wash nel 1873 e cominciarono a coltivare piante e allestire un bel giardino, in questa zona stranamente ricca di sorgenti d’acqua.

Nel 1904 i Kershaw vendettero il canyon ai fratelli James e Patrick Ryan, che avevano anche altri possedimenti ranch disseminati lungo la Meadow Valley Wash. I fratelli Ryan non vissero nel parco come i loro predecessori, ma essendo decisamente diventati ricchi grazie al bestiame, hanno finanziato le casse della vicina città di Caliente (e quindi anche del parco).

Nei primi anni ’20, un gruppo di abitanti della contea di Lincoln convinse il Governatore a creare un sistema di parchi statali del Nevada, in modo da proteggere le bellezze naturali da assalti di tipo economico (il terreno del Nevada è arido ma ricchissimo sotto), come la Cathedral Gorge e Beaver Dam State Park. La famiglia Ryan ha quindi donato i Kershaw Gardens nel 1934.

Kershaw-Ryan divenne un parco a tutti gli effetti nel 1961, con l’aggiunta di un campeggio e divenne super popolare per almeno 20 anni. Ma nell’agosto del 1984 ci fu una piena improvvisa che allagò il parco e lo distrusse praticamente del tutto. E’ stato riaperto nel 1997.

Merita una tappa.

Per pranzo ci siamo fermati a Caliente, al Knotty Pine Restaurant, un posticino decisamente retrò e molto ruspante. Allora, io ho preso un’insalata, ma questi sono posti dove queste richieste vengono prese come una di quelle stramberie vegane da fighetti della costa. Quindi  la mia insalata è stata affondata da circa 1 quintale di formaggio e altre cose che di vegetale avevano… ehm, nulla. Buono, servizio lento, ma tanto chi ha fretta qui?

Sembra un posto davvero fermo negli anni ’70, come se qui nessuno avesse fretta di andare avanti.

Con 5000 calorie in corpo (e una cocacola in mano in stile idraulico liquido) siamo ripartiti alla volta della Cathedral Gorge, uno dei parchi più sbalorditivi visto in tutto il viaggio. Anche questo è uno State Park (costo 5$ a veicolo), si entra come sempre nel parco in macchina e ci si può avventurare dentro queste maestose spaccature nella roccia.

In realtà non è roccia, è argilla. Mi sono dovuta documentare perché non avevo idea di che cosa fosse la Bentonite, un’argilla che ha i più svariati usi (dalla cosmesi all’enologia). Quindi, se non è roccia, come c’è arrivata questa argilla?

In realtà, quasi un milione di anni fa, quasi tutta la Meadow Valley (che si trova lungo la US Route 93 dalle città di Caliente a Panaca) era coperta da un lago d’acqua dolce. Queste formazioni (chiamate Panaca Formation) sono i resti di questo antico lago che si è prosciugato gradualmente, e l’erosione (a cui si aggiungono i successivi neve + vento + ghiaccio + caldo) ha creato quella che adesso è chiamata appunto Cathedral Gorge, tra crepe, fessure e spaccature… Un capolavoro.

Cathedral Gorge vista dall’alto

 

 

Ci sono diversi trail da poter fare, quello che vi consiglio è di parcheggiare vicino  alle “aperture”, (sono segnalate, le vedete) e fare dei piccoli pezzi all’interno.

Non perdete la vista dall’alto da Miller Point: in foto non rende assolutamente ma dal vivo è davvero maestosa.

Cercando di compattare tutto abbiamo provato ad andare anche al Great Basin National Park. Anche se non fate trekking o campeggiate, la strada che porta al Great Basin è davvero incredibile da non sembrare quasi reale per quanto è maestosa.

Le montagne in lontananza e il deserto sotto che varia tantissimo in ogni sfumatura.

Per arrivare al Great Basin preparatevi perché si sale molto in quota: solo il visitor center è a quasi 2000 metri. Viene chiamato Great Basin tutta quella immensa regione che va dalla Sierra Nevada (la celebre catena montuosa che regala alti picchi e paesaggi da cartolina a Yosemite NP), fino alle Wasatch Mountains nello Utah, ma il cuore del parco è proprio qui, in Nevada.

Purtroppo causa neve (NEVE? Sì, neve) non siamo riusciti nemmeno a fare il giro in macchina che i ranger al Lehman Caves Visitor Center ci avevano consigliato.

Dal visitor center parte una strada panoramica – la Wheeler Peak Scenic Drive –  che arriva praticamente in cima al Wheeler Peak (3013m), ma purtroppo è aperto solo quando la neve si scioglie. Si può arrivare anche alla Upper Lehman Creek Rest Area e poi fare il trekking che vi porta a costeggiare il Lehman Creek.

Se avete una macchina che lo consente la seconda opzione era fare la strada non asfaltata che porta al Baker Creek.

Fermatevi comunque prima al Visitor Center e chiedete tutto ai ranger, se avete tempo fermatevi anche a guardare il documentario sul parco, che è fatto davvero benissimo.

[vi consiglio caldamente di dare un’occhiata al sito Great Basin Image    per farvi un’idea della meraviglia di questo posto. Servirebbe davvero molto più tempo di un’oretta, se avete modo di fermarvi fatelo per almeno un paio di giorni.]

Qui trovate un bellissimo timelaps

La notte abbiamo deciso di passarla a Ely, una cittadina storica di 4000 abitanti, la cui attività principale di qualsiasi abitante credo sia la caccia. E’ quasi paradossale. Nei locali, nell’hotel storico in cui abbiamo dormito, nei pub: ovunque vi troverete teste di cervo appese che vi guardano mentre mangiate un hamburger o vi fate un aperitivo.

A proposito dell’hotel. L’hotel storico in centro città – L’Hotel Nevada Gambling and Hall –  è un posticino veramente memorabile.

A parte il fatto che quando arrivi ti danno un ticket per fare colazione da Denny’s e il buono per farti un margarita al bar, il suo fascino è tutto in questo edificio dall’aria retrò (non è retrò, è vecchissimo) e dalla sua curiosa fauna.

L’Hotel Nevada è stato inaugurato nel 1929, 100 camere disposte su 6 piani, che l’ha reso l’edificio più alto del Nevada fino al 1931. Come si può ben immaginare venedevano e servivano di contrabbando moonshine, gin e Bathtub e fornivano giochi d’azzardo che al tempo, in Nevada, erano proibiti. La storia è turbolenta, ma è bellissimo vedere come tutto là dentro sia rimasto fermo immobile nel tempo.

Nella nostra stanza (dal letto morbidissimo) c’era un cartello in bagno (quello che vedete qua sotto): essendo un edificio storico l’acqua calda e fredda va e viene… Ma è il pegno da pagare per un’esperienza memorabile in un hotel del 29, no?

Alla sera abbiamo optato per una cena “leggera”: un hamburger dalle dimensioni bisontiche (con tanto di coltello piantato dentro) e ciccionissimo negli ingredienti al Racks Bar and Grill, un posticino “stranamente” tappezzato di teste di cervo e altri animali. Molto buono, molto strano.

[Uno dei post più letti sul blog resta sempre quello legato a Las Vegas… Come sposarsi a Las Vegas? Tutte le informazioni utili]

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7 Comments

  • Reply Giordana Querceto

    Grazie per l´indicazione ” ci sono anche i giochi per i bambini” vedo che cominci a farci caso..é un segnale? Scherzo. Seconda cosa a me i baretti americani vecchio stile o Retró come li chiami tu piacciono un sacco! Terzo: le foto sono da paura. Ogni volta che vedo le tue foto mi entra voglia di comprare una macchina nuova!

    30 aprile 2018 at 21:08
    • Reply Paola Annoni

      ahahah sai che non ci avevo manco fatto caso? Dici che il mio inconscio cerca di dirmi qualcosa? 😀
      Cmq anche per me la parte di parchi rocciosi, rossi e avventurosi è il top del top, i parchi verdi li trovo sempre un po’ troppo familiari!
      Utah e Nevada.. il meglio <3

      2 maggio 2018 at 15:51
  • Reply Giordana Querceto

    E comunque i parchi ” rocciosi” a me piacciono quasi quasi piú di quelli verdi. e a te?

    30 aprile 2018 at 21:09
  • Reply Patrick Stephen Colgan

    Che spettacolo la Cathedral Gorge! Che dire, uno Stato da scoprire, nonostante ci sia stato due volte, a Las Vegas e… Amargosa Valley! 😀

    2 maggio 2018 at 1:07
    • Reply Paola Annoni

      Beh, Amargosa Valley è l’highlight assoluto del nostro Nevada <3

      2 maggio 2018 at 15:50
  • Reply Francesca | Chicks and Trips

    Che spettacolo… Ammetto che ho ingrandito la seconda foto per vedere se c’era Willy il Coyote!!! XD

    2 maggio 2018 at 14:48
    • Reply Paola Annoni

      Io l’ho amato molto: così dimenticato e così affascinante. E’ proprio quella terra dimenticata oscurata dalle bellezze che ci sono intorno <3

      2 maggio 2018 at 15:48

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