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Consigli di viaggio, Germania

Sassonia: itinerario e informazioni utili

Untitled designCi sono altarini che vanno scoperti, guilty pleasure che vanno svelate: prima di metterci piede se uno mi diceva Sassonia la prima cosa che mi veniva in mente era qualcosa di pomposo non ben definito, la seconda, purtroppo, era il cocktail “Sassonia Selvaggia” della vecchia zia ubriacona del teen movie di stampo italiano “piccolo grande amore”, con un Raoul Bova dotato di six pack e nessuna suocera pazza.

Dai, tanto so che l’avete visto anche voi.

Invece se penso a Sassonia adesso, ho un itinerario ben preciso, dall’anima dell’est, città distrutte e ricostruite, parchi meravigliosi e, ovviamente, Bauhaus.

Ecco le tappe imperdibili di un giro nella Germania Est più estrema, che mixa con un certo equilibrio arte, storia, barocco e moderno.

DRESDAIMG_9526 (Medium)

Quella che Canaletto definì “la Firenze dell’Elba”, dove tutti i viaggiatori del Grand Tour ottocentesco facevano tappa, nei tempi recenti è stata resa celebre solo per essere stata rasa al suolo alla fine della seconda guerra mondiale, durante uno degli ultimi raid di una Germania ormai in ginocchio. Peccato che la città fosse piena di profughi e che non fosse un reale obbiettivo militare, ma il fatto che la sua bellezza fosse stata riparmiata fino ad allora probabilmente è stato un motivo in più per darle fuoco.

La città ovviamente si è rimessa in piedi, e il simbolo di  questa rinascita è senza dubbio la visitatissima Frauenkirche.

Devastata dai raid aerei, è rimasta un cumulo di macerie per anni: nel 1991 hanno votato per ricostruirla (fedelmente all’originale), con blocchi di cemento nuovi alternati a quelli anneriti dalle fiamme della storia.

E’ una chiesa con una pianta strana, ha un’anima barocca, il suo color crema esterno se non fosse alternato a pietre originali, ti dà proprio l’idea di chiesa moderna… Non saprei bene come definirla. E’ strana.

Magari evito di scrivere la sensazione che ho provato entrando lì dentro,ma di sicuro non mi ha emozionata, nonostante la sua bellezza oggettiva.

Il centro storico è vivace, pieno di locali e caffè, vie caratteristiche e piazze importanti.

Purtroppo a parte le piazze principali non abbiamo visto: disavventure in viaggio, che ti fanno pensare di tornare indiero, e molto alla svelta. Una notte in ospedale e poi siamo partiti, lontani da Dresa, con una promessa di tornarci.

Quello che avevamo in programma però era questo:

Albertinum: una galleria d’arte che, rinnovata di recente, fa da contenitore ad opere di Friderich, impressionismo francese ed espressionismo tedesco: praticamente un pozzo di tutto quello che adoro.

Semperbau Mit Zwinger. Un grandioso complesso architettonico barocco, interessante più per la struttura che per il contenuto.

Altstadt e seguire il percorso a piedi consigliato dall LP.

DESSAU ROSSLAUIMG_9545 (Medium)

Nella mente di tutti Dessau è solo una cosa: Bauhaus. Verissimo ma… Non solo.

Le guide la snobbano un po’, quando in realtà l’ho trovata davvero carina: definita “ordinaria” e costellata di grigi palazzoni di cemento della DDR: noi l’abbiamo visitata in un calmo pomeriggio d’estate, e tutta quest’aria triste devo dire di non averla sentita.

Le tappe imperdibili sono assolutamente quelle della Bauhaus (ovviamente siamo venuti apposta!), ma non solo: il centro storico è molto carino, con tanti locali, caffè e birrerie mentre fuori dal centro una pulita cittadina vive senza troppi slanci.

Ecco le tappe da non perdere.IMG_9531 (Medium)

  • Stifung Bauhaus Dessau (Bauhausgebaude o Fondazione Bauhaus), il palazzo progettato dal fondatore del movimento, Walter Gropius, è uno spettacolo di acciaio e vetro, leggero nella struttura e incredibile nella progettazione – a detta dell’ingegnere, ovviamente – , anche se ai nostri occhi può sembrare un semplice rettangolone di vetro, non tanto diverso da innumerevoli palazzi degli anni ’70 che popolano le strade di tutta Europa.

Peccato che questo palazzo è del 1926. Quando ancora in tantissime case non c’era nemmeno l’acqua corrente, lui progettava palazzi ipermoderni.

  • In pratica tutte le case degli artisti che vivevano allegramente fianco a fianco.

Sembra pazzesco ma se fossimo vissuti nella loro epoca sarebbe stato assolutamente normale trovare Paul Klee che si faceva una grigliata di arrosticini in giardino con Gropius e Kandinskij. Ecco, magari la grigliata no, ma un the delle 5 magari si.IMG_9547 (Medium)

Lungo il vialone alberato di Ebertallee si susseguono una dopo l’altra le geometriche e splendide casette: sono state recentemente ristrutturate, e sono di una bellezza unica.

La Haus Feninger, la Haus Muche/Schlemmer e la Haus Kandinskij /Klee si susseguono una dopo l’altra in questa deliziosa zona. Per me, assolutamente imperdibili.

– Kornhaus una birreria/sala da ballo in riva al fiume, sempre in stile Bauhaus. I prezzi sono buoni ma la qualità del cibo sinceramente non so com’è. Ma fate una passeggiata, un giretto o almeno passateci in macchina.

Una cosa che consiglio poi è farsi un giro in centro, perché è davvero molto molto carino.

A due passi da Dessau, oltretutto, si estende per chilometri un curioso parco, patrimonio dell’UNESCO da anni: si tratta del Garden Kingdom di Dessau-Wörlitz, un insieme di 6 parchi all’inglese e palazzi sparsi su una superficie di 142 kmq… Quindi oltre alle brutture della DDR c’è decisamente di più nei bordi della città famosa solo per il Bauhaus.IMG_3049 (Medium) IMG_9555 (Medium)

Laghetti, prati all’inglese, statue disseminate ovunque e un paesino Wörlitz,, in cui il tempo sembra essersi fermato.

La scelta è difficile, i parchi sono enormi: passeggiateci dentro, godetevi le prime ore del mattino quando ancora non c’è nessuno. E’ davvero bellissimo.

AugustusburgIMG_9519 (Medium)

Senza fare tappa nell’avamposto comunista di Chemnitz  (polo industriale chiamato la “Manchester Sassone” e città dal forte stile sovietico), siamo andati diretti al palazzo – perché è di questo che si tratta anche se è indicato come Scholss (castello) – di Augustusburg, sulle verdi colline a 15 km dalla città.

A dir la verità il nostro interesse per questa residenza era già piuttosto limitato, poi quando abbiamo scoperto che praticamente ogni cosa necessitava di una guida (in tedesco), la voglia di girarlo è collassata sotto i tacchi.

La parte visitabile “senza guida e senza pagare” è praticamente solo il cortile interno e lo shop – carino, oltretutto – e se volete potete mangiarvi una salsiccia seduti tranquillamente sui tavolini esterni.

Carino il paesaggio che si gode dall’esterno, se volete salire sulla torre però sono 2€. No dai, grazie, a posto così.

Per gli appassionati di auto d’epoca, però,  nelle vecchie cucine del castello è stato creato il  Motorradmuseum , una raccolta di motori di tutto riguardo, con anche moto del marchio DKW, marchio della Sassonia che produceva motociclette negli anni ’20 e ’30. Ovviamente, pagamento a parte.

Potsdam e SanssouciIMG_3065 (Medium)

Di solito chi va a Potsdam – anche se la città è davvero molto carina – lo fa solo per un motivo: il palazzo (sarebbe più giusto dire “i palazzi” visto che è è un parco dalle dimensioni spaventose con diversi edifici, uno più bello dell’altro) di Sanssouci: capolavoro iniziato da Federico II il Grande di Prussia.

Un breve riassunto: nel 1744 Federico II decise che il versante meridionale delle colline di Bornstedt doveva essere bonificato, e scelse così che doveva sorgere un vigneto a terrazze, ampliato poi con giardini floreali e fontane quadrilobate. Tra il 1745 e il 1747 Federico II il grande di Prussia fa erigere un palazzotto roccocò come residenza estiva perché evidentemente si era stancato di andare in vacanza a Gabicce Mare.

Alla sua morte sale al potere Federico Guglielmo II, che a quanto pare il gusto del precedente Federico non piaceva: mette il cartello “chiuso per rinnovo locali”, cambia gli arredi, trasforma il fine di alcune stanze e intanto si fa costruire un nuovo grandioso palazzo, il Marmopalais e usa Sanssouci solo come casa d’appoggio.IMG_3062-2 (Medium)

Federico Guglielmo III, salito al trono nel 1797, invece ha deciso di usarla per mandare la moglie in vacanza con la sorella quando era un po’ tra i piedi, perché le vacanze ufficiali se le faceva al castello di Paretz o in quello di Pfaueninsel.

Il Federico successivo, Federico Guglielmo IV , era invece un grande ammiratore dell’antenato e del palazzo di Sanssouci, al punto che chiese di trasferirsi proprio nel palazzo del prozio anche se gli era stato costruita un’altra residenza (il Charlottenhof) costruito nella parte sud ovest del parco.

Immagino la gioia di chi ha costruito questa nuova dimora, splendida e di un gusto delicatissimo (è di una bellezza unica), quando si è sentito dire “guarda, a me piaceva più l’altro quindi qui ci metto la gente che mi viene a trovare”…Anche se era ancora solo un principe.

Dopo la salita al trono nel 1840 decise inoltre di ampliarlo e ingrandirlo, aggiungendo meravigliosi giardini nelle terrazze che erano state destinate al vigneto.

Per fortuna tutto questo è stato risparmiato durante la seconda guerra mondiale.

La storia di questo parco con diversi palazzi è lunga, complessa e curiosa: per visitare tutto non basterebbero due giorni: solo per i giardini e i bellissimi parchi merita una visita, perché la ricchezza è inimmaginabile.IMG_3068 (Medium)

La visita dei giardini è gratuita, potete passare la giornata a rilassarvi su uno dei prati senza essere disturbati, quella dei palazzi è – ovviamente – a pagamento. I parcheggi sono sparpagliati un po’ qua e là, anche nel centro cittadino di Potsdam, ma il costo è talmente irrisorio che non vi conviene cercare parcheggi gratis (se non ricordo male erano circa 1,50 per 2 h).

Tutto il complesso è anche facilmente visitabile partendo da Berlino, e lo si può tranquillamente vedere in giornata muovendosi con i mezzi… Ecco, non il lunedì che è chiuso. Con la Sbahn e gli autobus in poco più di un’ora si arriva a Sanssouci.

Ci sono alcuni sconti con la welcome card, che nel complesso di uno che visita la città possono risultare davvero convenienti.

Sicuramente una tappa da non perdere.

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2 Comments

  • Reply claudia

    “Okay Klee, tira fuori i giornaletti sconci dallo zaino… E non fare il tirchio, l’assenzio fallo girare!”

    29 settembre 2015 at 10:57
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