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Spiegare Springsteen. San Siro, 3 luglio 2016

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Raccontare il mondo degli springsteeniani è mettere insieme un mondo vasto, folle e complesso.

Ci provo, una volta per tutte, perchè ogni volta che lo racconto a voce la gente non ci crede, mi dice “eh? Scusa? Dai, è impossibile!”.

Se Bruce suona di domenica, c’è gente che si mette in fila di giovedì. O meglio. Alcuni si mettono in fila il sabato prima.

Realisticamente il grosso delle persone arriva due giorni prima e comincia a fare gli appelli.

In pratica: ti metti in fila, ti scrivono un numero sulla mano, lo scrivono sull’elenco.

Poi, 3 volte al giorno devi presentarti agli appelli, quando chiamano il tuo numero, dici il tuo nome, se non ti presenti ti depennano e finisci in fondo dalla lista. E così fino alla mattina del concerto.

I primi 1500 che si prodigano in questo folle e continuo pellegrinaggio 4 volte al giorno, hanno così il diritto ad entrare nel pit per primi, la zona sotto il palco più vicina a Bruce.

Il concerto era ieri, domenica. Sabato alle 18 sotto una pioggia torrenziale siamo andati a prender il numero, eravamo il 1112 e il 1113. Il giorno prima del concerto erano già quasi esauriti i posti per entrare ed avere il braccialetto dorato, arrivando la domenica avevi la stessa possibilità di trovare il biglietto dorato di Willy Wonka.

Perchè diversamente dal 2013, non c’era nessuna lottery. Dovevi solo stare in fila e fare la spola tra un posto fresco e il cemento rovente.

Cos’è la lottery?

Sempre la solita storia del ti metti in fila, prendi il numero sulla mano, poi ti mettono un braccialetto con un numero sopra, dopo un po’ estraggono un numero che diventa il numero 1 all’ingresso. In pratica, se tu hai il braccialetto numero 10 ed estraggono il 120, il 120 diventa il primo ad entrare e tu, nonostante sia arrivato tra i primi, entri tra gli ultimi. Una scelta meravigliosamente diplomatica che aveva funzionato alla grande.

Ieri siamo andati all’appello delle 9, poi siamo stati liberi fino alle 12, l’appello seguente, poi messi in un recinto per centinaia.

Dal 1000 in poi sul cemento sotto il sole, senza nebulizzatore, senza capire bene o male cosa cavolo stesse succedendo.

Danno i braccialetti alle 13, no alle 14, poi si entra, no ma gli altri sono già dentro. Poi vai. Non correre, se corri ti facciamo aspettare, ci sono 35 gradi e un sole che spacca le pietre ma il tubetto di crema te lo sequestro che non si sa mai che lo vuoi tirare in testa a Bruce.

Prima controllavano i numeri, poi dopo il mille han cominciato a dire “dal… al” che ha significato che tutti quelli che erano lì intorno si sono infilati.

Chi mi era accanto ieri ha subito il peggio di me.

Ero stanca morta, ustionata dal sole, insofferente per la disorganizzazione.

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Ho bevuto 10 litri di acqua e gatorade (citazione per quelli della security che continuavano a spruzzarci e a darci bottigliette d’acqua quasi fresca, evitandoci di comprarla per 140 € dai venditori che giravano tra la gente), ero stanca e sporca già alle 3 del pomeriggio, figuriamoci dopo.

Il che significa che mi si era attivata la modalià lamento estremo, al punto che volevo cominciare a mandare dei tweet fino alla cugina di secondo grado di Bruce, perchè non si può. Davvero, non si può, e mi chiedo se agli altri concerti la gente fa ste cose, se non arriva invece alle 6 del pomeriggio per farsi un panino con la salamella e poi mettersi comodamente ad ascoltare il concerto.

In tutto di concerti di Bruce ne ho visti sette, uno degli amici che era con me ieri ne ha visti 76, quindi sono una vera pivella. Una pivella insofferente che ieri pomeriggio, mangiando un  pezzo di quello che era più una palla informe e sciolta che un panino, si stava facendo gli appunti mentali sulle cose che avrebbe dovuto fare oggi.

Ad un certo punto una mia amica mi ha detto “vieni, siediti un attimo all’ombra”.

Credo avesse paura di me.

Poi, verso le 18, c’era già aria di preshow. Perchè gli springsteeniani conoscono i movimenti di ogni pedina sul palco, e quella telecamera che si scopre può vuol dire solo una cosa.

E lui sale sul palco, vestito con una camicia lunga e una sciarpa che sembrava essere appena sceso da un volo della Emirates, dove la temperatura non supera mai i 15 gradi.

Growin’ Up, acustica, fatta solo per dire grazie a tutta quella gente che si stava cuocendo al sole come una porchetta.

Ci sono dei momenti che ti chiedi che cazzo ci fai lì, perché non ti sei preso un biglietto tribuna, perché non ti sei risparmiato tutto questo.

E metti insieme il puzzle di una giornata, perchè il senso in qualche modo lo devi trovare.

Perchè alla fine è questo il significato di tutto, del vivere davvero. Dare un senso personale alle cose, dare un significato al perchè non spendi mai più di 5 € per una maglietta o perchè stai sotto al sole 10 ore.

Parte Morricone.

E senti il cuore perdere un battito perchè sai che sta per cominciare tutto, e son tre anni che aspetti quel momento, quella musica che adesso per te significa solo quello: non è la colonna sonora di un film, non è solo la musica di un grande artista, è il campanello per il riflesso pavloviano di un bisogno che tieni nell’ombra dei bisogni latenti, perchè di concerti ce ne sono sempre troppo pochi.

Springsteen sale sul palco.

Alza gli occhi e vede un San Siro addobbato a festa, sorride per un attimo quasi imbarazzato da così tanto amore, li riabbassa. Come una ragazza timida a cui hanno fatto un complimento un po’ imbarazzante. Dice qualcosa in italiano, non commenta, cambia argomento.P_20160703_201736

 

“Andiamo!”, e comincia a cantare.

E tu in quell’istante, quando parte la musica, capisci cosa ci fai lì.

Senti davvero il cuore che per un attimo si stringe e poi riparte al ritmo dei bassi, e hai solo voglia di sentire un’altra canzone e un’altra ancora, sperando e stringendo i pugni perchè lui faccia quella, proprio quella.

Perchè tutti abbiamo una canzone che per noi vuol dire qualcosa, che parla di un pezzo della nostra vita o ha fatto da colonna sonora ad un momento speciale.

Aspetto da sempre Fire (Bruce, la farai mai?), ho risentito The River e Because the night che aveva fatto solo al mio primo concerto. Prove it all night questo giro non si è sentita, ma non importa, resterà sempre la prima vera canzone che ho ascoltato.

Gianni mi guardava e rideva, continuando a ripetere “Lo sapevo! Lo sapevo che bastavano due minuti e avresti cambiato umore e ti saresti dimenticata tutto…”P_20160703_213613

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Forse i miei concerti sono sempre così belli perchè ho la fortuna di viverli con persone speciali, amici con cui la convivenza forzata non pesa, anzi, è gioia pura che compensa le lontananze.

E ti guardi in giro e c’è la Silvia che piange di commozione ed è un perenne fiume in piena, Ale che salta ininterrottamente e se non lo fa ci si preoccupa, Filippo che sparisce, Andrea sempre impassibile ma quando sorride durante un concerto potrebbero spegnere le luci, l’Erica ed Edo che si vivono il concerto nella loro bolla di gioia, Fabio a cui non riesci a fare mai una foto e sembra non ci sia mai, l’Ale, Francesco, i Tencas.

Perché lo fai?

“Perché è Bruce” non è la risposta giusta da dare.

Odio i fanatismi, l’idolatrare il personaggio, l’ansia di doverlo toccare mi fa venire in mente sempre i concerti dei Take That, inseguirlo mi farebbe sentire una stalker.

Anche se ci sono dei momenti che mentre canta e lo vedi che si diverte e ama quello che sta facendo, che penso davvero che il sentimento che provo si avvicini all’amore, per quanto riesce ad emozionarmi.

Una volta con Andrea e Silvia parlavamo di questa cosa e il punto del discorso era “ok, se lo incontri cosa gli dici?”

Nulla. Ogni cosa sarebbe stupida.

Mi è rimasta sulla pelle la risposta di Andrea.

“Non saprei cosa dirgli, perchè come posso riassumere cosa è stato lui per me? Quanto mi ha dato nella vita e come l’ha cambiata, in 2 minuti schiacciati da una ressa di persone che vogliono un autografo”.

Io penso lo abbraccerei forte, e sarebbe un abbraccio di un egoismo estremo ma pieno di gratitudine.

Ripenso alla domanda.

Perchè lo fai?

Per tutto quello che mi dà e mi ha dato Bruce.

Ecco la risposta.IMG-20160704-WA0024

 

 

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7 Comments

  • Reply Sandy

    Please translate!

    5 Luglio 2016 at 18:02
  • Reply clara

    io ne ho visti solo 2 di concerti e quindi sono superpivella nonostante la veneranda età!! ma Bruce è Bruce e non si discute. stavolta ho portato anche mio figlio di 13 anni, per fargli vivere il mito. non eravamo nel prato, ovviamente, ma è stato magico lo stesso. anzi più che magico.

    5 Luglio 2016 at 20:19
    • Reply Paola Annoni

      Ciao Clara, non so quanti anni tu abbia, ma l’hai visto quello sul palco? Può farti fare tutto.
      A Padova nel 2013 abbiamo caricato in macchina un oltraottantenne con girello che era andato da solo.
      Bruce può farti fare di tutto :)Un abbraccio

      15 Luglio 2016 at 20:08
  • Reply Davide

    Qualcosa di bello da leggere…aiuta a mantenere tutte le emozioni che ho provato domenica…effetto terapeutico quindi grazie

    7 Luglio 2016 at 0:15
    • Reply Paola Annoni

      Grazie a te…dovremmo tenercele dentro il più a lungo possibile..:)

      15 Luglio 2016 at 20:07
  • Reply paola

    leggo le tue parole e rido tantissimo, scusa sai, ma cercavo di spiegare tutto questo giusto un mesetto fa alla seconda data a philadelphia….a concerto iniziato la gente ancora stava arrivando, erano fuori nei parcheggi a cuocere la carne sullo spiedo (giuro!!), ed ancora durante il concerto una continua transumanza a comprare birre e hot dog…rido pensando alla faccia dei tipi accanto a me a cui raccontavo dell’attesa, della corsa per entrare o del rispetto/commozione quando a san siro risuonano certe ballads..e non è che questi non fossero appassionati, ma è proprio il modo di vivere il concerto che è tutto diverso.
    la scaletta è stata incredibile, bruce e la band ad un livello altissimo ed io mio sono divertita, commossa, esaltata come sempre e, come sempre, un po’ di più della volta precedente (!!) ma quando ho ripensato alla faccia di bruce davanti alla coreografia di quest’anno o davanti alla scritta “our love is real” del 2013, mi ritengo fortunata per avere condiviso emozioni così forti con un pubblico così speciale!

    11 Ottobre 2016 at 16:34
    • Reply Paola Annoni

      E’ difficile spiegare il mondo di Bruce vero?
      Oltretutto sì, siamo solo in Italia a fare cose assurde così… Spero prima o poi di vederlo negli USA, dev’essere figo!
      Mamma mia, che voglia di concerti mi hai fatto venire!
      un abbraccio

      26 Ottobre 2016 at 11:54

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