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a beautifull Mess, Italia

Cambiamenti in un’Italia che non vuole cambiare

E’ difficilissimo pensare positivo se si guarda la situazione attuale riguardo razzismo, stranieri, l’altro che arriva.  E se fossimo solo al punto di “scollinamento”? Se fossimo solo nel panico prima dell’abitudine?

Ieri parlavo con mia madre della prima volta che sono andata a Napoli, in gita. Un abbozzo di scambio culturale con una classe della nostra stessa età. Una delle attività era “sparpagliarci” tutti e andare a mangiare a casa di questi ragazzi. Eravamo tutti terrorizzati.

Napoli ci sembrava l’altro mondo e a 14 anni muoverti quasi da solo e andare a casa di sconosciuti era quanto di più wild ti potesse capitare. E’ stato abbastanza curioso perché al posto che prepararci  piatti napoletani doc, quasi tutte le famiglie ci avevano preparato la cotoletta alla milanese.

Sul momento faceva un po’ ridere, un po’ ci rendeva questa cosa avventurosa un po’ meno “difficile”… Col senno di poi penso fosse un gesto carino e un modo per farci sentire un po’ a casa, un po’ meno diversi. Perché in quel frangente i diversi, i polentoni, i nordici… Eravamo noi.

Avevamo fatto questo scambio culturale grazie alla mia prof di italiano, una scout viaggiatrice con una vera passione per la sua materia che riusciva a trasmettere con un metodo di insegnamento davvero brillante, rigido ma divertente. Ecco forse perché sono qui a scrivere e non gioisco davanti alle moltiplicazioni.

Una volta ci aveva portato in classe delle diapositive dei suoi viaggi in India e in Marocco: terre lontanissime al limite del mitologico (non per Gianni che a cinque anni già studiava mappe, cartine e capitali). Il ricordo che mi è rimasto più impresso erano le foto dei mercati: grandissimi  pezzi di carne appesi, completamente ricoperti di peperoncino per tenere lontane le mosche e le altre bestie. Non le ho mai ritrovate nei miei viaggi, nei mercati asiatici, nei mercati indiani.

Uno dei libri che ci aveva fatto leggere era “Stranieri come noi”, di Zucconi prima che si bevesse il cervello. Potrei raccontare a memoria la storia della ragazza a Chicago uccisa per la giacca di Michael Jordan. Ci ho pensato mentre attraversavo in macchina le strade più malfamate del Southside.

Tutto quello che mi sembrava lontano, diverso, strano e assolutamente fuori dal mio mondo… Adesso è la mia quotidianità.

Quando trovo il lemongrass nei miei negozi etnici del cuore, lo passo tra le mani e sento l’odore della Thailandia… Quando cuocio il riso basmati l’aria profuma di Bali, anche se gli manca quel retrogusto di frangipani.

Senza fare del buonismo, una parte di me vuole pensare che siamo un popolo di terrorizzati, ma sull’orlo del cambiamento: poco alla volta stiamo imparando ad accettare l’altro, il diverso. Se quando ero alle elementari io vedere arrivare due ragazzi polacchi era stato l’evento dell’anno, adesso nessuno ci fa più caso. Siamo la generazione di mezzo.

Credo che l’esempio più simile può essere ricordare quando siamo passati dalla Lira all’Euro: mi ricordo che ero in vacanza a Ponte di Legno con i miei amici in quel gennaio 2002 (mioddio mi sento vecchissima maledizione! Però se racconto cosa facevamo mi sento meno vecchia!).

Qualcuno li aveva già cambiati, li guardavamo con curiosità e ovviamente la frase “no beh, non mi abituerò mai!”, troneggiava praticamente in ogni discorso.

E poi qualcuno si teneva in tasca quegli orrendi convertieuro di plastica, per un po’ ci sono stati i prezzi anche in lire sui pacchetti dei biscotti al supermercato e adesso, quando dici “cavolo, ma come è possibile che questo spazzolino da denti costi 9000 delle vecchie Lire!” lo dici quasi più per ridere che per fare un paragone reale.

Perchè ormai il caffè costa 2000 £, un polacco in classe non fa più notizia, i ristoranti etnici non sono più solo “quei posti dove ti friggono i topi” e una persona mezza spagnola fa solo folklore e non stimola quasi più nessuna curiosità.

Oggi la cassiera del supermercato si lamentava di un pasticcio fatto da qualche collega, e la sua frase di sdegno è stata “sembra che in questo posto ci lavorino degli extracomunitari!” come se fosse il peggior insulto che si possa dare ad una persona.

Non avevo voglia di discutere. Campionessa assoluta delle cause perse oggi non avevo voglia di stare a sindacare sulla stupidità di una persona.

Personalmente spero che siamo un popolo di terrorizzati che si stanno abituando all’altro, e non solo alla paura. Pian piano si cambia, ma forse, con amarezza, non stiamo cambiando nel verso giusto. Abituarsi ad un mondo che si sta rivoluzionando sempre di più e in modo forzato, è davvero difficile. Ma è possibile.

 

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7 Comments

  • Reply chiara carolei

    Mia madre, figlia di emigranti dal Sud (lei stessa nata al Sud, a dire il vero!) ben ricorda quando a Milano i terroni erano guardati con sospetto, e qualcuno non dava loro case in affitto. Ti ricorda qualcosa? 😉 Questa Italia mi fa molta paura, ma credo anche che questa sia una storia che si ripete, e non solo in Italia, dall’inizio del mondo. ecco, quello che trovo avvilente è proprio questo: rendermi conto che per certe cose non esiste evoluzione, tutto si ripete identico.

    7 Febbraio 2019 at 1:28
    • Reply Paola Annoni

      Si trovano online facilmente quei filmati del luce in cui intervistavano degli emigrati a Torino, costretti a vivere in cantine o in soffitte, ammassati come bestie, e i torinesi “doc” spaventati da questa migrazione di massa.
      FA molta paura anche a me questa Italia piena di teste chiuse e di razzismo estremo. Bisogna solo sperare che sia l’ultimo giro di questa ruota che si ripete. Ti abbraccio stretta amica

      7 Febbraio 2019 at 8:22
  • Reply Vale Ipa

    L’altro giorno scorrendo fb noto una foto e un commento che mi ha fatto davvero incazzare. Dei ragazzi di colore su una barca che guardano i cellulari. La persona che ha postato questa foto ha cerchiato di rosso i telefonini e ha scritto che qualcosa non gli tornava (immigrati/barcone/cellulari). Facendogli notare che quella foto potrebbe essere stata fatta ovunque e che cmq il cellulare non è piu un bene di lusso da un po di anni è riuscito a dirmi che probabilmente avevano delle connessioni satellitari se il loro cellulare prendeva in mezzo al mare e altre baggianate del genere. Come se questi poveri cristi dovrebbero arrivare nudi e senza mani. Come se non capisse che non stiamo parlando di tribù dell’amazzonia, ma di persone che avevano un lavoro, delle case, degli oggetti personali. Dice che lui morirebbe per la sua patria e non la lascerebbe mai come fanno loro. Mi ha anche scritto #differenze. Ci credi? Evito di raccontarti come è proceduto il discorso. Questa persona ci aveva ospitato in radio un paio di giorni prima e la prima cosa che abbiamo fatto è stata cancellare qualsiasi traccia che potesse risalire a un qualsiasi rapporto con lui (purtroppo non si possono cancellare i suoi post) e non so come tirarmi fuori da queste storie che raccontano persone così ignoranti e superficiali. Mi vergogno ogni tanto di loro e non credo che farli ragionare sia possibile.

    7 Febbraio 2019 at 3:30
    • Reply Paola Annoni

      Avevo letto un articolo interessante tanto tempo fa sulla questione dei cellulari. L’unico modo per informarsi, l’unico modo per tenersi in contatto con la famiglia (senza aprire un discorso più ampio sul fatto che coi cellulari fanno molte più cose di noi, proprio perchè c’è un limitato uso di mezzi come pc e tablet, quindi ogni cosa si fa sul telefono).
      La cosa che a me preoccupa (e che mi fa incazzare molto) è che anche quando fai la paladina di giustizia (discutere con questa gente o con la cassiera stupida) queste persone non cambiano mai idea. Mi chiedo cosa deve succedere per farli smuovere. Comunque vai tranquilla, la gente sa come sei, i collegamenti casuali con questa gente non valgono niente. Ti abbraccio forte.

      7 Febbraio 2019 at 8:26
  • Reply Andrea

    …io spero che l’Italia sia come dici tu giunta ad un punto di “scollinamento” ma non ne sarei tanto sicuro.

    In tanti, troppi, anche viaggiatori, quando tornano a casa si dimenticano di quello che hanno appreso e visto viaggiando. Tu invece i viaggi te li porti dietro anche a casa

    Oddio un commento senza capo né coda ma ci tenevo a dirti che se non scrivi più spesso vengo a casa tua e ti picchio!

    7 Febbraio 2019 at 4:30
    • Reply Paola Annoni

      Quanto mi manchi Andre, quanto mi mancate.
      A cosa serve viaggiare se non ti rimane addosso un pezzetto di quello che hai visto, che hai vissuto. Mi viene sempre in mente una frase di “viaggi e altri viaggi” di Tabucchi, quando parla della gente che non viaggia, ma si sposta. “quando si sposano vanno in viaggio di nozze alle Seychelles o alle Comore. Quando tornano, sul loro volto non c’è scritto niente… Sono solo abbronzati». E alla fine sarebbero potuti andare a Cattolica al mare. Giusto, no?
      Ti abbraccio fortissimo

      7 Febbraio 2019 at 8:36
  • Reply lise

    cara Paola, mi piacerebbe tanto che tu avessi ragione, ma io vedo solo in giro tanta gente cattiva… che è seriamente convita di essere superiore e che “gli altri” sono qui per rubare, portarci via il “nostro”, per imbrogliarci. vedono in loro quello che sono e non riescono nemmeno a immaginare che ci siano persone che non sono così.
    e se viaggiano… tornano indietro notando solo gli aspetti negativi (della Moschea blu sanno dirti solo che c’è puzza di piedi!), senza assorbire niente.
    spero però di essere solo una brutta pessimsita che abbia ragione tu!

    7 Febbraio 2019 at 11:50
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