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Germania

Germania: itinerario e avventure in Baviera… Saltando Monaco!

itinerario baviera
Il nostro itinerario è stato balordo, ammettiamolo. Abbiamo vagato tra le regioni tedesche, fatto tappa nella capitale, siamo riscesi, risaliti… E poi abbiamo puntato alla Francia.

Quindi non è un itinerario che consiglierei se aveste un tempo limitato da spendere in Germania.

Ho quindi scelto di dividere i post in zone che potrebbero diventare itinerari ripetibili, e non le stranezze di due a zonzo per l’Europa con una tenda nel baule.

Ingolstadt
Sede della celebre casa automobilistica Audi, è stata la prima tappa del tour per la definizione (come al solito sovreccitata e fuori da un giudizio oggettivo) della LP: “incantevole centro medievale”. Oddio, sulla questione centro medievale con acciottolato ci siamo, sull’incantevole aprirei una discussione. Carino dai. Proprio un carino tirato per i capelli.
Alcune chiese interessanti, sicuramente da citare quella di Maria de Victoria, che vanta il più grande affresco del mondo su una superficie piatta, con diversi trompe d’oeil. Interessante e molto bello da vedere. La guida segnala l’effetto 3D se ci si mette su una determinata piastrella: sembra effettivamente più in prospettiva ma per l’effetto 3D mi aspettavo più una roba tipo “una mano che si allunga verso di me offrendomi una salsiccia”.
Finiamo il giro per il centro cittadino: la torre dell’orologio, le mura, la piazza, la chiesa. Di solito il primo paese che vedo mi entusiasma in maniera non ragionevole. Questo mi ha fatto storcere il naso e gli angoli della bocca all’ingiù.
Ingolstadt probabilmente l’avrete sentita nominare sui banchi di scuola: proprio qui è ambientato il Frankenstein di Mary Shelley.

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Norimberga
Prima di tutto una menzione speciale va al proprietario della Rinno pension, un signore (turco? Arabo? Non ne ho idea) con una chiara propensione all’abuso di cioccolatini, tanto che ce ne ha offerti a tutte le ore. Con mia somma gioia, ovviamente. Posto pulito e curioso. Andava bene per il range di prezzi che offriva la città.
Appena arrivati abbiamo mollato tutto e siamo andati a goderci la città al tramonto, sorseggiando birra e mangiando le celebri salsicce di Norimberga, servite con gli immancabili crauti.
Il centro storico è densamente popolato di locali, chioschi dove fermarsi e scorci molto carini, soprattutto quando il sole comincia a calare.
È una città dal passato sofferente, ed è celebre per esser stata bombardata durante la guerra: buona parte della cittá è stata ricostruita, e questo ai miei occhi ha lasciato una patina di bruttura non indifferente. È come se l’avessero lasciata senza poesia, anche perché non ho sentito questa “potenza della ricostruzione”, mi è sembrato un po’ “facciamo finta di niente”, risistemando il tutto alla perfezione. Ma forse è solo perché quella storia se la vogliono dimenticare a tutti i costi.
È di primo acchito molto carina, ha scorci affascinati, ponticelli sui canali davvero belli, ma sono rimasta un po’ così, perplessa.
Lo scenario medievale è davvero poco visibile [rispetto alle aspettative alimentate dalla guida], e ha proprio qualcosa che mi ha fatto pensare a “bella senz’anima”.20150804_200741 (2)
O forse siamo stati troppo poco tempo per capire.
Assolutamente interessante e da non perdere la zona del Parco Luitpoldhain e del Dokumentationszentrum Reichsparteitagsgelande.
Tutta la storia della follia nazista (dalla genesi alla caduta) è raccontata in maniera piuttosto oggettiva da pannelli (non sempre tradotti) e dall’audio guida (gratuita e in italiano).
Nella zona in cui è allestito il museo doveva essere costruita (è stata solo iniziata), la “sala congressi” in cui dovevano essere contenute le adunate del partito nazista.
La follia di questa struttura ispirata al Colosseo, stava nella copertura e nel fatto che avrebbe dovuto contenere 50.000 persone… In pratica il San Siro del nazismo.
A due passi anche lo stadio (per le parate).
Un parco progettato per far sfilare migliaia di persone (l’idea megalomane era di creare uno spazio in cui contenerne fino a 400.000), davanti ad una tribuna che avrebbe ospitato l’occhio vigile del Fhurer.
Sulla tribuna (Zeppelintribune) siamo saliti ed è stato curioso essere lì, proprio dove Hitler guardava le sue folle adoranti. Tu fa venire i brividi, a dirla tutta.20150805_110215 (2)

 

Bamberga

Lascio il beneficio del dubbio con aggravante al fatto che avesimo dormito (poco male e senza materassino gonfiabile gonfiato) in tenda, ma la graziosa Bamberga, selezionata dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, mi sia piaciuta fin lì. Avevo una strana sensazione di artificioso e finto che non mi ha lasciato sulla pelle un buon ricordo. La tappa è comunque dovuta.

Senza dubbio una delle parti più curiose è l’Altes Rathaus, costruito praticamente su di un isolotto sul fiume, una enorme casa a graticcio d’altri tempi, decorata e ben tenuta, fa da sfondo perfetto a un ponticello che la sera si popola di ragazzi che si siedono sui muretti a gustarsi la birra.bamberg

A proposito di birra: qui si produce una famosa birra affumicata (rauchbier), che tanto va di moda tra le birre artigianali anche in Italia.

La mia opinione è: se volevo qualcosa di affumicato mi facevo un panino con lo speck e la maionese. La birra proprio non mi piace in questa versione (la weissbier invece devo dire che mi rende piuttosto gioiosa e ho decisamente onorato la tradizione tedesca).

Sicuramente una cosa da non perdere è farsi una scarpinata e andate a vedere la Dom platz al tramonto: ok, il Kaiserdom (o cattedrale imperiale) è chiusa ma non c’era in giro un’anima e risplendeva ancora di più di tutta la sua bellezza.20150805_191221 (2)

Tanto poi potete riscendere e ritemprarvi con una birra.

Noi abbiamo per mangiare qualcosa abbiamo scelto Schlenkerla: un posto che la Rough Guide definisce “turistico ma originale” e sottolinea che il servizio al tavolo “talvolta è scontroso”. Ok, torniamo al fatto che avrei dovuto dormire in una tenda senza il materasso gonfiabile gonfiato… Ma davvero per bere una birra devo essere trattata dalla cameriera come se le avessi bucato le gomme della bicicletta?

Cibo buono, il formaggio ho scoperto che per loro è una specie di palla/insalata russa con dentro il formaggio. Strano ma non male.

 

Bayreuth

Se uno non è appassionato di musica e di Wagner, Bayreuth lo salta a piè pari. Sicuro.

Invece una mattinata se la merita tutta questo paesone che è stata resa celebre dal compositore (che visse molti anni qui e creò il festival che ancora oggi ogni anno attira centinaia di visitatori), sia per l’aria che si respira, le sue panetterie, le piazzette che si nascondono dietro vie acciottolate.

Menzione speciale per l’Hofgarten, parco gratuito situato proprio dietro il Neue Schloss: un parco meraviglioso in cui passeggiare, attraversando canali e godendosi l’ombra.20150806_093136 (2)

Da questo parco si può accedere direttamente al Richard Wagner Museum (chiamata anche villa Wahnfried), un palazzotto di grandi dimensioni, progettato in parte proprio dal compositore.

Lui, la moglie e il cane sono sepolti nel giardino.

Noi abbiamo fatto un giretto per il parco, non siamo entrati nel Neue Schloss – anche se da fuori è già un capolavoro – abbiamo visitato tutta la zona dell’Alstad fino ad arrivare alla Markgrafliches Opernhaus [chiusa quando siamo passati noi], ma che dev’essere un notevole spettacolo.

Curioso ricordare che un grande fan del festival di Wagner, che si tiene tutt’oggi e viene coordinato dai discendenti del compositore, era proprio Hitler. Negli anni dell’ascesa del partito, ovviamente, troneggiavano manifesti con la faccia del Führer, e il legame con questo festival si era stretto soprattutto grazie alle simpatie di Winifred Wagner, che ha preso le redini del festival dopo la morte (1930) del marito. Nazista convinta, si dice abbia passato lei i fogli al carcerato Hitler su cui è stato poi scritto il Mein Kampf. O forse solo furba. Hitler ha salvato la città dalla bancarotta finanziaria e lei ha lasciato che lui usasse il festival come vetrina propagandistica dell’ideologia.

A parte il fatto che la famiglia Wagner era decisamente amica del Führer.

Pezzi di storia (documentati anche su youtube) decisamente curiosi.

Per quel che riguarda la mia Bayreuth, è inutlie vero citare le due colazioni che ho fatto girando a zonzo per la città, vero?

 

Quedinburg

Alt, fermi tutti. Segnatevi questo nome, googolatelo, scrivetelo su quaderni degli appunti, se non avete un quaderno degli appunti scrivetevelo anche su un braccio. Ma questa meravigliosa cittadina è assolutamente da non perdere.20150810_144855 (2)

Partiamo dall’inizio, perché il mio entusiasmo è assolutamente giustificato. O almeno, per me.

Sulla Rough Guide c’è una definizione che mi ha conquistata subito: “ Se Disney volesse riprodurre una cittadina tedesca medievale, la farebbe probabilmente assomigliare a Quedlinburg”.

Mai definizione è stata più azzeccata.

Abbiamo parcheggiato nella zona della Neue Stadt, e la prima tappa, per semplice curiosità, è stata uno stop alla Neue Kirke: unaa chiesa molto carina “comodamente” inserita in un cortile di erba curata attorniata da un quadrilatero di case pittoresche e ordinate.

Entrando ho trovato quello che decisamente non mi aspettavo: un caffè e una gentile signora ad accoglierci. Per un momento ho pensato che fosse sconsacrata.

La chiesa è carina ma è stato uno stop a base di 2 caffè e fetta di torta (una crostata con le prugne intere dentro, buonissima oltretutto), per la folle cifra di 2,50 € totali, che ci ha fatto partire con il piede giusto alla scoperta della città.

Le vie della città sono una più bella dell’altra, la piazza centrale, il Markt, è un piccolo capolavoro.20150810_145428 (2)

Sul cuore della città affacciano tantissimi edifici di diverse epoche, molteplici case a graticcio, un Rathaus rinascimentale del 1320: da qualunque parte ci si giri si trova un angolo curioso da fotografare. L’ufficio del turismo (con wifi gratuita e aperta) si trova qui, proprio di fianco ad un negozio fighissimo in cui è sempre Natale. Tanto per capirci, all’interno c’era un albero decorato acceso con tanto di babbi natali e stelle appese.

Una pacchia per i christmas fanatici come me.

Uno stop curioso è quello al Fachwerkmuseum, un puccolo museo allestito all’interno della casa più vecchia di Quedlinburg: anche senza entrare, nel piccolo cortile è allestita la spiegazione di come vengono costruite le case a graticcio, da quelle con impasto di paglia e argilla a quelle più moderne con i mattoni. Curioso e non solo per addetti ai lavori.

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Con un bradwurst in mano e la macchina fotografica nell’altra, ci siamo goduti il piccolo canale con ponticello addobbato con fiori colorati e la bellezza di questo paesino, a cui, senza dubbio, do un 10 pieno. Adesso però voglio tornarci in inverno.

Ah, ovviamente questa meraviglia è patrimonio dell’UNESCO.

Goslar

Per me è no. Allora, è bella, una città alla Brad Pitt. Bella ma non mi piace. Troppo turistica, troppo caotica, non so come potesse essere prima di salire alla ribalta tra le cittadine più fighe della Germania, ma di sicuro so come è adesso. Molto carina, bella senz’anima.

Anche se la guida lo sconsigliava siamo arrivati al Markt verso le 12, quando la piazza (molto bella eh) era  gremita (e dico davvero GREMITA) di persone tutte con il cellulare in mano e il naso rivolto all’insù. Ok, siamo nell’epoca della tecnologia e un semplice carillon antico non sappiamo più apprezzarlo noi giovani e bla bla bla. Ma l’entusiasmo dimostrato da persone che hanno registrato TUTTO lo spettacolo e gli “ooowwwhh” mi sembravano un tantinello esagerati.

Nella piazza centrale troneggia anche una fontana con appollaiato in cima il simbolo della città: un’aquila imperiale che in realtà sembra un gabbiano con problemi di peso con delle ali non sue. E purtroppo questa non è un’esagerazione.20150811_125813 (2) 20150811_125201 (2)

Tutto il centro storico è costellato da casette con rivestimento in ardesia, e devo ammettere che sono di una bellezza spettacolare: ordinate, sembrano sempre un disegno fatto su un foglio da un bambino delle medie. Semplici e perfette. Il mio consiglio è quello di uscire dal centro storico propriamente detto e perdersi tra i vicoli della città, quella abitata davvero. Quello è davvero un tesoro.

Noi abbiamo visitato Goslar solo per qualche ora, ma forse avremmo dovuto dedicarle più tempo, regalando qualche ora al Kaiserpfalz (un ex palazzo imperiale finemente ristrutturato), la Frankenbergervietrel o altri angoli della città (il mezzo campanile me lo son proprio perso, cavoli!). Però devo essere sincera: dopo Quedlinburg Goslar mi ha lasciato in bocca un non so che di insipido. Peccato.

Bergbaumuseum Rammelsberg

La miniera d’argento e minerali che è stata il cuore pulsante dell’economia della zona per un millennio, è una tappa assolutamente imperdibile. Se avete prenotato o avete una fortuna pazzesca di capitare nel momento in cui parte una visita guidata in inglese, o parlate tedesco e soprattutto non soffrite di claustrofobia… Potrete anche scendere nelle miniere dove per anni hanno scavato.unesco_02

20150811_102927 (2)Noi purtroppo ci siamo dovuti accontentare di stare in superficie e vedere tutte le fasi della lavorazione coadiuvata da filmati che raccontavano la vita in miniera.

Aprirei una parentesi a riguardo. L’interessante filmato proiettato vicino alla zona del cambio dei vestiti dei minatori e alle docce, raccontava bene o male la giornata del minatore.

Filmato un po’ vecchiotto (il complesso – oggi patrimonio UNESCO – è stato chiuso nel 1998),  che narrava la vita di questi panciuti e baffuti signori. Allora, il modo di dire “vai in miniera” per intendere una persona che si spacca la schiena dalla mattina alla sera, a quanto pare non valeva da queste parti. In questo filmino la giornata consisteva più o meno in questo.

Arrivo in miniera, cambio dei vestiti, tutti sul claustrofobico carrettino, giù in miniera a fare tutti colazione (ma non potevano farla a casa guardando il giardino fiorito di casa loro?), una sigaretta, pausa cacca in bagno (giuro, era filmato il loro ingresso e uscita dal WC), altra colazione, uno poi andava a far saltare per aria con del tritolo un po’ di sassi, altra pausa intervallo con focaccina cotto e maionese, un altro tizio che caricava dei sassi in un carretto, altra pausa merenda con pane e nutella perché non si sa mai che si sta bassi in calorie, tutti sul carretto, doccia e a casa. Praticamente la mia giornata media dell’asilo.

Non so com’era la giornata media, ma dubito fosse davvero così.

Tutto l’impianto è davvero ben tenuto, e anche stare solo davanti alla bocca di ingresso della galleria che con il treno ti avrebbe portato nella pancia della terra… Faceva rabbrividire. Io sinceramente non so se sarei riuscita a scendere o se a metà trenino – che non aveva nulla a che vedere con trenini di Prezzemolo a Gardaland – mi sarei messa a urlare senza sosta.

Interessante (anche se troppo lunga) la mostra accanto al caffè, che racconta praticamente la storia della Germania e della miniera dal neolitico ad oggi.

Hahnenklee

Una menzione speciale a questo paesino dell’Harz ci vuole. Prima di tutto cos’è l’Harz? Un posto molto bello ma in cui vanno solo anziani d’estate (e quando dico Anziani, intendo gente con la A maiuscola… Comitive e gruppi di spasso senza limiti), e sciatori d’inverno, è una zona relegata in un angolo sfigato di Germania che tutti i turisti snobbano e che invece è un delizioso angolo di paradiso. Il silenzio, i laghetti, le passeggiate. Relax.20150810_180450 (2) 20150810_180927 (2)

Abbiamo dormito in questo paesino abbarbicato (è una vita che cercavo un’occasione per usare questo termine desunto dalla terminologia di Heidi) sulle colline boscose – la definiscono una piccola Foresta Nera – solo per una questione economica, ma ci siamo poi ritrovati a godere di ogni attimo delle 15 ore passate qui.

L’hotel veramente low cost era il Blackcoms Erika, una grande casa anni 70 dal pavimento scricchiolante e dalle lenzuola profumate di bucato.

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Siamo andati subito a fare una passeggiata in centro città (4 minuti netti per attraversarla tutta), fatto una visita alla chiesa “tutta fatta a mano” di legno (era chiusa), guardato tutti i menu di tutti i ristoranti e guardato ogni vetrina che offriva di media o vestiti oltre la taglia 46 o degli anni 60 (memorabile una locandina ritagliata male e messa come “segnalatore”), meditato sulla vita e optato, infine, per una deliziosa cena ipercalorica in un locale suggerito dalla proprietaria dell’hotel.

Il Gaststätte Zum Kachelofen serve piatti come cotolette ricoperte di crema di funghi o carni e salsiccie in tutte le forme e salse. Divino. Curioso che prima di mangiare ci hanno servito una deliziosa zuppa fredda di frutti di bosco, che con una pallina di gelato me la sarei tenuta volentieri per la fine.

Dietro di noi un signore grande almeno 4 volte me, si è bevuto 6 birre e quattro chupito di liquore locale nel tempo della mia cotoletta.

Perché la verità è che quando non hai nulla da fare guardi gli altri.

Per un attimo abbiamo pensato di fare la passeggiata dell’amore che per 7 km si snoda tra panchine dell’amore e laghetti dell’amore per arrivare al punto magico dell’amore. Questo era davvero troppo anche per noi.

E’ stato un soggiorno meraviglioso. Devo ammetterlo.

Fritzlar

Un po’ Quedlinburg e un po’ Goslar, devo ammettere che mi è piaciuta. Ho avuto la netta sensazione che qui la gente ci vivesse davvero, a differenza degli altri posti in cui sembra che dietro le finestre non respiri nessuno. O forse la parte che mi è piaciuta di più sono le innumerevoli case a graticcio sbilenche.20150811_163715 fritzlar_spitzenhaus

Sì, a Fritzlar molte case sembrano ubriache. Quella più interessante è sicuramente la  Hochzeitshaus, la pù grande casa a graticcio dell’Assia settentrionale che si accompagna deliziosamente al Rathaus, tutto ricoperto di ardesia e con la particolarità di essere il più antico (è del 1109) a svolgere da sempre la stessa funzione di comune.

Per me è da non perdere, anche perché non la visita non occupa più di un paio d’ore.

Marburg

“Altre città hanno un’università, Marburgo è un’università”. Così recita il detto e ovviamente noi l’abbiamo presa per buona. La cittadina che ti rende i polpacci tonici (è più o meno tutta in salita) è davvero vivace e piena di deliziosi localini che la rendono viva anche in una sera d’agosto quando tutto il resto del mondo è in ferie al mare.20150811_204854 (2)

La sua Oberstadt (città alta) è il cuore del paese, dove si concentrano la maggior parte delle attrattive è comunque dominata – come il resto della città – dal Landgrafenschloss, così in alto che anche se sei in triatleta ti viene voglia di tornare giù.

Noi, per sentirci giovani, abbiamo dormito nel campeggio vicino al fiume, assolutamente attrezzato e carino, ma se avete le nostre stesse intenzioni di risparmio e di di avventura, piantate la tenda dal lato opposto della strada perché il viavai è incessante per tutta la notte, quindi sconsigliato per chi ha il sonno leggero.

Una delle curiosità che abbiamo scoperto leggendo qua e là è che la città è famosa per una malattia che prende il nome proprio da qui, la cosiddetta “sindrome di Marburg”. Come spiega wikipedia “Il virus prende il nome dalla città tedesca di Marburg dove fu isolato nel 1967 a seguito di un’epidemia di febbre emorragica verificatasi tra il personale di un laboratorio addetto alle colture cellulari che aveva lavorato con reni di scimmie verdi ugandesi di recente importazione. In quell’occasione si ammalarono 37 persone”. In pratica cominci a pedere sangue da tutti i buchi e poi muori. Forse però questa non è una di quelle cose che si vogliono scoprire quando si mette piede in una città per la prima volta.

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1 Comment

  • Reply Monica I Viaggi di Monique

    È’ un po’ che io, ma soprattutto il mio compagno, abbiamo in mente un itinerario in questi luoghi, io per i paesini che sembrano usciti da un libro di fiabe, lui per la birra per lo più 😉 Non so se o quando riusciremo a fare tour in Germania, ma intanto prendo nota e ti ringrazio per le utili informazioni . buoni Viaggi Monica

    8 settembre 2015 at 22:00
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