Apro gli occhi e sono giá emozionata. Oggi si torna a white sands e non riesco a capacitarmi che dopo soli 6 mesi sono ancora in uno dei posti più splendidi e stupefacenti in cui ho avuto la fortuna di mettere piede. Le ore di macchina sono tante, il tempo instabile (mettono addirittura neve!) ma oggi non è la strada che conta, è l’obbiettivo finale.
Per non farci mancare nulla, perchè i tempi non sono poi così stretti e dato che è a solo una cinquantina di km da Willcox infiliamo una deviazione ad un altro parco: il Chiricahua National Monument. Zona di strane e cilindriche formazioni rocciose dai vertiginosi equilibri (cilindri più o meno grandi “appoggiati” in maniera quasi scomposta… In pratica come una pila altissima di pancake dal diametro diverso a casaccio uno sull’altro). Nevica. Ecco quello che non mi aspettavo di trovare nel sud degli Stati Uniti: neve!
Paola Annoni
Sveglia all’alba quando la luna è ancora alta e in giro, ci siamo solo noi. Sto disperatamente cercando di disintossicarmi dal caffè e in queste situazioni è difficilissimo, riempirsi un bicchiere delle dimensioni di un vaso da notte di quella meravigliosa bevanda.. Ok, è chiaro che sono in estrema crisi d’astinenza. Cerco di calmare le mie brame di caffè con un’altra delle mie passioni perverse: gli oatmeal. Per chi non sapesse cosa sono è una specie di muesli da mangiare con il latte caldo. Il risultato è più o meno è come il pastone per il cane ma sa di mela e cannella e quindi a me piace. E poi c’è chi si butta su montagne di uova sode!
Ancora devo finire tutti i racconti dell’estate, correggere le bozze e finire i post e sono ancora qui, LA, California, welcome back in United States. Questo giro si vola Iberia: ok che mia madre è patriottica e che l’Iberia è compagnia di bandiera e che di aerei ne sono caduti pochi… Ma la Virgin Atlantic le fa una pippa. Alla grande. Almeno cambiate le copertine da marrone (che fa tanto coperta trovata in fondo all’armadio della pensione Mariuccia di Miramare) a un colore un po’ più vivace, almeno per risollevare l’umore. Stewart gayssimo e bambini rompicoglioni, per fortuna mi salva il Kindle, in questo caso le mie letture si sono alternate tra Severgnini (“La pancia degli italiani”, consigliatissimo) e, beh, Fabio Volo. Dai, ogni tanto ci sta.

Memphis e Elvis. Memphis È Elvis.
Se penso un’immagine da collegare alla città mi viene in mente un menu di un vecchio diner, dove i piatti sono quelli di una volta, che fanno rifanno e strafanno: un menu strapieno di voci, impiastricciato di ditate di unto, in un locale dove gli avventori prendono sempre solo tre o quattro cose. Eppure Memphis mi è piaciuta. Mi ha lasciato strane sensazioni addosso. Mi fa sorridere ma forse era l’odore della città e il suo colore che mi ha lasciato più il segno. Memphis è in Tennessee, anche se il Tennessee non è solo Memphis o pubblicità di vecchi che si dondolano sorseggiando whiskey (anche se conosco un paio di persone che credono che sia la marca del Jack Daniel’s), fried chicken, cornbread e imitatori di Elvis. Cioè, anche.
Visitare l’Irlanda? Perchè? Mi piace sempre trovare i validi motivi per andare in un posto, che possono variare da “cose viste in un film” a “cose che mi sono sognata”, fino a “c’è stata una mia amica e mi ha detto che è bellissimo”. Ma in Irlanda ci sono stata portata, e quindi i validi motivi per innamorarmi li ho dovuti scoprire giorno per giorno, sulle strade tortuose e riempiendomi i polmoni di aria fresca irlandese. Sveglia presto la ma tipa del Bed&Breakfast di Sligo non ha ben capito il concetto di “colazione alle 8:30” e quindi ci impieghiamo circa un ora per avere cose non richieste… forse ho barrato qualcosa di sbagliato sul foglietto della colazione, ma di un uovo alla coque non so proprio cosa farmene. Anzi, due.
Cosa ti può riservare il porta brochure di un motel 6, oltre a ristoranti in cui offrono 18 ribs di maiale per soli 7 dollari e 99 cent? Cose come “hey, ma il tabasco, è una roba che viene dalla Louisiana e non una salsetta industriale” oppure “hey ma i coccodrilli se li chiami vengono!” e informazioni utili di questo genere. Ma cominciamo dall’inizio. Grazie appunto a un’invitante brochure informativa, la gratuità del giro e la curiosità della visita decidiamo di dedicare la mattinata a scoprire da dove viene quella bottiglietta dalla forma inconfondibile, che per me, negli anni, ha significato solo una cosa: tartare di manzo.

Farò outing. Anche su questo. Io sarò anche coinvolgente nello scrivere, dettagliata nei racconti, attenta a stimolare tutti e 5 i sensi ma non chiedetemi una cosa. Non fatemi guardare le cartine. Non sono in grado,tutto il mio impegno l’ho messo nel muovermi in Cambogia da sola e dopo quello mi sono affidata al 110% al senso dell’orientamento e alle mappe mentali del santo (il mio ragazzo) che è sempre in viaggio con me (o è lui che mi porta in viaggio con sè?). Questa premessa perché? Ovviamente per introdurre informazioni dettagliate su strade e zone che, no, non sono farina del mio sacco.










