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Paola Annoni

    Louisiana, USA, Viaggi

    Un panino in Louisiana

    Louisiana. Meteo e descrizione generale del clima: “Subtropicale umido. Tra Agosto Ottobre, sulla costa si abbattono dei violenti cicloni subtropicali. E` pertanto consigliabile seguire costantemente i bollettini meteorologici e le misure di sicurezza in caso di cicloni”. Traduzione: nel sud degli Stati Uniti, tra la Louisiana  e il Mississipi, d’estate, oltre ad esserci un tempo balordo peggiore di quello di Londra, fa caldo. Un caldo che sopporteresti volentieri solo dopo mesi in Siberia. Arriviamo a Lafayette dopo 4 ore di macchina e  e sei (o sette?) donuts, un taco bell e il susseguirsi di paesaggi piatti e allagati dalle continue piogge, case vuote di gente che ha capito che quando non si mette bene è meglio spostarsi in territori più sicuri lontano dagli uragani. Palafitte. Si, anche qui ci sono un’infinità di palafitte, sicuramente più fashion e più ben rifinite di quelle cambogiane ma il principio è uguale: se piove è meglio non svegliarsi con il letto galleggiante. E quindi: foto a pozzanghere che riflettono splendide nuvole, cercare di arrivare al mare (non è uno scherzo, ci siamo infilati almeno in tre viette che puntavano al mare ma che non ci arrivavano), strada, strada, nuvole… E’ incredibile per quanto tempo il paessaggio possa sembrare sempre uguale. Affascinante, ma ammettiamolo, ma un tantinello palloso.  Arriviamo a Lafayette, e il clima comincia veramente ad essere quello che che balza alla mente nell’immaginario comune, e quindi solo caldo e pioggia. Pisolino e poi ci buttiamo sulla strada, ma il clima, questo giro, è inclemente e il nostro tour programmato tra i piccoli paesini (Breaux Bridge, St Martinville e New Iberia) non è stato affascinante come previsto. Città mignon molto carine e caratteristiche con un delizioso fascino retrò fatto di piccoli negozi, casette in legno e quel clima di “fuori dal tempo” – e soprattutto fuori dagli Stati Uniti- che mi piace. Peccato per la pioggia. Ma qui, si sa, è stagione. Read more

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    Irlanda

    Day 2 – Un tuffo nel passato: isole Aran

    Sveglia all’alba, per le isole Aran c’è un solo traghetto al giorno e quindi non è proprio il caso di perderlo. In questo momento il servizio è effettuato solo da  Island ferries  e parte alle 10:30 (il sito www.aranislandasferries.com è sicuramente perennemente aggiornato) e in una quarantina di minuti si viene catapultati in un meravigliosa isola in cui di macchine ne girano ben poche e la gente ha le gambe toniche grazie alle biciclette. E anche i turisti possono godersi il panorama pedalando. Io detesto andare in bici, ma siamo in vacanza, evviva l’avventura, si va. Il noleggio della bici costa circa 10 euro per un’intera giornata: noleggiamo, puntiamo al B&B dal gaelico nome impronunciabile carichi come dei poco probabili desperados (portare dei trolley su delle bici è davvero un’impresa… Ma c’è anche chi lo è riuscito a legare dietro e a tirare come un carrettino), partiamo.
    Il B&B è grazioso e pulito, la padrona di casa dai rossi pomelli è un tantinello esagitata ma davvero gentilissima. Molliamo zaini e trolley e ci buttiamo alla scoperta dell’isola.
    Inishmore è l’isola più grande (lunga 13 km e larga 3) e sembra di essere stati lanciati dentro la valle dell’immaginario collettivo dell’Irlanda: muretti a secco, mare di un blu intenso che di infrange su fiordi e rocce a picco. E perchè no,  qualche forte di epoca antica.
    Pedaliamo pedaliamo pedaliamo e l’unica cosa che riesco a pensare è: perché non ho fatto colazione? C’è freddo, e io cerco di saziarmi con la meraviglia del paesaggio… e mangiando more. Si perché sembra incredibile ma l’isola è ricoperta di rovi ancora pieni zeppi di frutti di bosco selvatici ai lati delle stradine e di quei muretti tanto caratteristici. I miei compagni di viaggio si formalizzano sulla questione igienica, io me ne sbatto allegramente… non devo avere gli anticorpi per l’influenza, ma quelli che mi proteggono dai problemi dell’apparato digerente… beh, quelli sono grossi come patate! Read more

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    Irlanda, Viaggi

    Buon compleanno… partiamo!

    IMG_4057 (Custom)Nella mia valigia ho messo: costume, giacca antivento, un vestito elegante, un paio di tacchi vertiginosi e, letteralmente, una manciata di mutande. Sono in Irlanda e la mia valigia è completamente scazzata. Ma questa volta non è colpa mia. Per il mio compleanno la mia dolce metà ha deciso di regalarmi l’ennesimo viaggio “vedi in aeroporto dove andiamo”, ma se le altre volte il mio fiuto investigativo e la mia curiosità morbosa mi hanno rovinato la sorpresa, questa volta mi sono goduta davvero il regalo… Se non fosse che adesso devo trovare un posto in cui comprare un altro paio di pantaloni.
    Ma cominciamo dall’inizio. Ritrovo alle 8:30 a casa sua, quella che condivide con i suoi amici: c’era uno dei due coinquilini, e fin qui nulla di strano. È quando ho visto entrare dalla porta altri due suoi amici che non centravano nulla che credo mi si sia pennellata sulla faccia un’espressione perplessa che di sicuro non si è mitigata con il loro “hei, siamo qui per farti gli auguri, buon compleanno!”. Si parte, tutti e 5, direzione Orio al Serio. Non sapevo neanche quanti giorni sarei stata via, tanto per dire, e se non fosse che a uno dei 4 è scappato al telefono un “no, non ci sono, sto andando in Irlanda!” sono sicura che l’avrei scoperto sull’aereo, se non nell’aeroporto di destinazione. Read more

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    Texas

    Giornata di mare tra BBQ, pioggia a secchiate e situazioni ridicole: Galveston

    Sono una persona ironica? Si. Sono una persona autoironica? Si, abbastanza. Prendo tutto quello che mi capita in viaggio come un’avventura divertente? Si, decisamente.

    La giornata di oggi peró sembra una barzelletta. Di quelle pessime. Quelle che racconto io di solito. Abbiamo dormito nella catena Best Value inn, economica ma oltre al fatto che la camera era gigante e pulitissima anche nei dettagli, nel prezzo era inclusa pure la colazione. E vai, circo dei freak. Accanto a noi si siedono due orientali, dalla parlata sembrano giapponesi. Voglio chiederglielo ma vengo fermata con un “dai, no”. E per una volta mi metto lí buona buona e mangio i miei cheerios (il mio muffin, il mio waffle) e bevo i miei sei o sette caffé. Dopo due secondo esatti confermo “sono giapponesi”- “e tu come lo sai?”. Ho detto solo “guarda”: il tizio accanto a me si stava mangiando l’intero waffle in un morso, dopo averlo agganciato da un angolo lo stava ingurgitando come un piatto di ramen. Intero. Tanto per capirci: il waffle é come un tortino che ha una forma preformata divisibile in 4, quasi come un quadrifoglio. E per chi non ha ben presente era piú o meno come vedere uno che mangia una pizza intera in un sol boccone partendo da un angolo. Rido. Ma lui non era il meglio. C’era una tipa completamente strafatta che parlava da sola, che ha preso cibo per sei e la questione waffle non le era molto chiara. La pastella va dosata in un bicchierino e poi messa sulla piastra. Lei ha riempito la fondina dei cereali. Probabilmente credeva fosse panna cotta o una cosa simile. Però la roba era buona e l’hotel bello. Davvero, andateci. Questo giro era solo pieno di personaggi strambi. Read more

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    Texas, USA, Viaggi

    Keep Austin Weird

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    Non riesco a ricordarmi per cosa conoscevo Austin. Qualche cantante country? Impossibile. Qualche telefilm? Mi sa di no perché anche Grey’s anatomy era ambientato a Seattle. Non mi viene in mente ma adesso,  finita un’intera giornata su queste strade, tra questa gente stravagante (o meglio, come piace a loro “weird”) posso avere almeno 10 buoni motivi per consigliarla e soprattutto per tornarci.

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    New Mexico, USA, Viaggi

    Toccata e fuga a Roswell

    Gli americani sono un popolo gentile, educato, accogliente, avanzato per alcuni aspetti, contraddittorio per altri. Gli americani sono, però, anche un popolo di pazzi scatenati. Tralasciando Jackass e tutti i vari format di Real Time (tra accumulatori di cianfrusaglie e pazzi che fanno sesso con le macchine mi fanno più che altro paura), andate Roswell.

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    New Mexico, Parchi USA, USA, Viaggi

    Carlsbad Caverns

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    Partendo dal presupposto che non amo particolarmente andare sotto terra, un po’ perchè sono paranioca, un po’ perchè sono vagamente ossessionata e terrorizzata dai terremoti e  temo che la sfiga colpisca proprio quando là sotto ci sono io e “morire soffocata da montagne di terra” non è proprio nelle prime 10 morti che sceglierei – se si potesse scegliere. A parte questo le caverne sono incredibili, enormi, immense.

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    New Mexico, Parchi USA, USA, Viaggi

    Semplicemente, White Sands

    La verità è che mi sono messa a piangere. La verità è che la bellezza a volte è un’emozione tanto forte che è difficile da contenere.

    Mi sono documentata e non esiste una reazione simile alla sindrome di Stendhal per le bellezze naturali, esiste solo uno strano disordine (Nature Deficit Disorder) ma per le persone che, in mezzo alla natura, non ci riescono a stare.

    Eppure dovrebbero coniarlo un termine simile perchè negli States capita spesso di trovarsi davanti a terre sconfinate e paesaggi surreali, meraviglie dalle tinte acquerello che ti fanno sentire dentro un quadro. Cioè, più una cosa impressionista che stile Mary Poppins.

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    La verità è che a distanza di giorni ancora mi piace ricordare quella sensazione di piedi nella sabbia, quel paesaggio irreale che sembrava più montano che desertico (indistinguibile dalle strade innevate!), come riassaporare un ricordo a 5 sensi, che scatena buone vibrazioni.

    Ma partiamo dall’inizio.

    Il monumento nazionale (quindi incluso nel pass) è a pochi chilometri dall’inutile cittadina di Alamogordo, conosciuta principalmente per essere stata la cittadina in cui hanno fatto i test pre-Hiroshima e per un pistacchio gigante entrando in città,  ma la bellezza del posto merita la deviazione dai principali centri del New Mexico.

    E’ come una sinfonia: arrivare al tramonto è come mettersi nelle cuffie Mozart e ascoltare l’orchestra che si allarga, e si fa spazio.

    Entrando nel parco si vede un po’ di sabbia bianca qua e là, la strada leggermente sporca. E’ poi si fa neve. la strada sembra ghiacciata e ai lati, tra la vegetazione che cerca di sopravvivere nelle maniere più disparate si vedono queste dune, e poi prosegui e le colline sono più pulite e si scoprono queste dune intonse, completamente bianche su cui rimbalza una luce tenue. Al tramonto le colline bianche prendono una colorazione azzurro dorata, si perde il confine tra cielo e terra e tutto, davvero, sembra un quadro, un’opera d’arte di una mano esperta, una di quelle bellezze universali, un Renoir, che per un motivo o per l’altro, piace a tutti.

    La descrizione può sembrare un po’ aulica, ma l’intensità della bellezza di quel posto è realmente fuori dal comune, tende a una perfezione innaturale che va raccontata con parole di critica artistica, anche se, a riguardo, sono una contadinotta ignorante. Ma ho i sensi ipersviluppati.

    E la magia di questo posto è fuori dal comune perchè è tutta concentrata sulla vista, in una totale assenza di rumori e odori. Il vuoto sonoro ti rimbalza addosso e hai solo le mani e i piedi da immergere in questa neve asciutta.

    Ho pianto di fronte a una bellezza devastante.

    Abbiamo conosciuto dei signori 50enni, che si divertivano a bobbare su e giù per le dune, abbiamo provato e io mi sono divertita come una bambina e buttarmi dalla collinetta seduta su un enorme coperchio di plastica. Raccontavano di essersi sposati a Roma “tanti anni fa”, ma poi hanno sorriso, e si sono guardati con uno sguardo complice e felice. SI erano appena trasferiti in New Mexico, e si vedeva lontano chilometri quanto amassero sentirsi vivi.

    Sarei rimasta anche di notte, ma ovviamente, quando si tratta di deserti si parla anche di serpenti, e io sono troppo fifona per fare amicizia con loro.

    Ma White Sands è bella anche di giorno: si perchè non eravamo sazi da un primo giro e abbiamo voluto vagare per quelle dune ancora un po’…

    Curioso, all’inizio dei trail devi compilare un foglio in cui indichi nome cognome numero di telefono e l’orario di inizio: ho sorriso, ma poi sulle dune ho capito. E’ incredibilmente facile perdersi! Il cielo, il bianco violento, è tutto uguale a 360 gradi! Forse è così stare nel Salar de Uyuni che desidero tanto? Su quelle dune, dove ho corso, rotolato, saltato e giocato come se avessi sei anni ci ho pensato poco. White Sands è semisconosciuto e bellissimo…e forse sono contenta così.

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