E quando apri gli occhi e sai che si, quello è l’ultimo giorno, che è la penultima notte che dormirai in un letto non tuo, dopo che di letti ne hai cambiati quasi uno ogni notte per 50 giorni, che dovrai tornare a vivere la tua vita,guardare sempre la stessa parete ogni volta che stai per chiudere gli occhi…è dura. Molto dura. Il tempo ricomincia quando sei a casa, perchè il tempo del viaggio, almeno io, l’ho sempre vissuto come tempo sospeso, lontano dalla realtà, come se tutto si fermasse in attesa del
Paola Annoni
Sono stata una pendolare per anni. Il che significa che ho vissuto sulla mia pelle ore di tempo vissute con pazzi scriteriati, puzzolenti esseri con la grandiosa mania di togliersi le scarpe e impestare intere carrozze, maniaci sessuali, intere famiglie di bambini urlanti, gente che racconta tutti i suoi affari al telefono ad un volume così alto che potrebbero tranquillamente posare il cellulare e farsi sentire, ovunque l’interlocutore fosse dislocato.
Ultimo giorno nella poetica Kyoto, dobbiamo vedere tutto quello che era in programma ed il primo regalo della giornata è un bellissimo sole. E’ una maratona, ma senza l’obbligo di sudare e di farsi venire un embolo, e ovviamente, con la possibilità di farsi un matcha di tanto in tanto.
Colazione in una stazione della metro. Detta così sa di autogrill sudicio, ma la realtà è molto diversa. Bakery. Brioche di ogni genere e sorta (la mia con cannella e noci), panini, bidoni di caffè bollente, un profumo inebriante di panetteria con pasticceria annessa (che poi è quello che è!) e i miei occhi che sono sempre più grandi della pancia. Dopo questo sono in grado di superare qualsiasi ostacolo o qualsiasi scarpinata distruggi gambe.
Le tappe della giornata sono:
1- Foresta di bambù
2- Pagoda d’oro
3- Castello di Nijo (si, ma non è roba con bastioni e torrette, il
concetto di “castello” da queste parti è molto diverso)
4- Ginkaku-ji (un giardino splendido con, nel centro, una distesa di
sabbia bianca rastrellata alla perfezione, coni e disegni) con annessa passeggiata della filosofia.
Ma cominciamo dall’inizio
Amo Kyoto. E’ davvero piacevole e ricchissima di cose da visitare (più di Tokyo), ha un gusto retrò che mi piace…e molto. Però ha unapecca, ammettiamolo. I mezzi! Siamo in Giappone e tutto è sempre scritto nei due caratteri giapponesi prima di riuscire a capire in inglese “dove sei,dove devi scendere, più che altro ho preso l’autobus giusto?”. SI, perchè a Kyoto ci si sposta principalmente in autobus e questo lo sopporto davvero a fatica (anche perchè la linea JR qui copre ben poco e quindi dobbiamo sborsare cifre esorbitanti per qualsiasi corsa in tram o con i diversi mezzi). Pazienza dai, merita.
Non sono scappata. Non sono fuggita ancora e no, non ho abbandonato il blog. Sono viva. Più o meno.
SI perchè nell’ultima settimana ho passato metà del tempo a letto, sperando di non morire tra febbre e mal di tutto, tra montagne di fazzoletti che, per quanto possano essere morbidoni e balsamati, mi hanno scorticato il naso fino a farmi sembrare, sempre e comunque, mastro ciliega. Almeno ho avuto tempo per pensare, ricordare e soprattutto fantasticare su un nuovo viaggio. Ah, e fare le selezioni per Donnavventura. Ma tanto, non mi prenderanno mai (credo che il metodo di valutazione si basi quasi totalmente sul coefficiente di figaggine intrinseca). Ho ripasseggiato sulle mie amate strade milanesi e sono tornata a casa che ero del colore dello smalto che avevo scelto da abbinare alla camicia: verde.
Proseguiamo… Kyoto
Nara è patrimonio dell’UNESCO ed è seconda solo a Kyoto come patrimonio culturale.Il monumento più importante e celebre è il Daibutsu (Grande Buddha), situato nel Nara Koen, un grande parco che si appoggia sulla collina e che durante la Sakura è ancora più bello. E’ piccola e si gira tranquillamente in un giorno ed il centro è dove fare le vasche è davvero carinissimo.

Diverse prospettive, diversi punti di vista: quando giocavo a basket ero “nella media”, non altissima ma neanche bassa. In Giappone sono una specie di Polifemo. Non ne parliamo poi di chi è alto quasi 1,90. Con gli occhi azzurri. Per la cultura giapponese il mio lui è una specie di gigante malefico (capelli chiari e occhi azzurri per loro sono simboli del male). Quando ti accorgi di essere troppo grande? Quando sei più alto di una porta. Molto più alto.
La mattina seguente all’arrivo a Hiroshima, con un tempo orribile (credo punizione divina per aver cazzeggiato per una mezza giornata abbondante) ci incamminiamo per Miyajima (o ci intreniamo? Come si dice?), patrimonio dell’UNESCO ed una delle maggiori attrattive del Giappone… un posto fighissimo, insomma.







